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DRAGONE ALLO SPIEDO - LA PRIMA GRANDE CRISI ECONOMICA DAI TEMPI DI DENG XIAOPING, RISCHIA DI FRANTUMARE IL PRESIDENTE XI JINPING - MILIONI DI CINESI NON DIMENTICANO CHE PROPRIO LE AUTORITÀ HANNO INCITATO LA GENTE A COMPRARE AZIONI, A VENDERE CASA E A FARE DEBITI

Giampaolo Visetti per “la Repubblica”

 

xi jinping sportxi jinping sport

L' estate nera minaccia di trasformarsi nell' autunno rosso. I cinesi travolti dal crollo delle Borse dicono che «è la vendetta del mercato contro lo Stato». La cancellerie straniere sono invece in allarme per «la rivolta dell' apparato maoista contro gli yuppies riformisti». La Cina è scossa dalla prima grande crisi economica dai tempi di Deng Xiaoping, ma ogni giorno lo scenario si aggrava perché ad un passo dall' implosione è la leadership politica del presidente Xi Jinping.

 

xi jinping gioca a calcioxi jinping gioca a calcio

Nemmeno la censura riesce più a reprimere un dissenso nuovo, che da ideologico diventa finanziario, che da studenti e intellettuali contagia operai, classe media e milionari, l' immenso popolo consegnato al capitalismo comunista. L' accusa collettiva contro i vertici del partito non ha precedenti e supera ormai i blocchi del web: «Vi abbiamo obbedito, ci avete tradito e infine venduto».

 

Milioni di cinesi non dimenticano che proprio le autorità, ancora in giugno, incitavano la gente a comprare azioni, a vendere casa e a fare debiti per gettarsi nel sogno del mercato di Stato, gonfiato del 150% in un anno. Quelle stesse autorità ora tacciono, scatenano censura e repressione, aggiustano le statistiche, rincorrono con imbarazzante ritardo gli scoppi delle bolle.

 

zi jinping arriva a ufa in russia per il vertice bricszi jinping arriva a ufa in russia per il vertice brics

E' come se la fine di un' era del suo sviluppo colpisse a morte lo stesso Dragone. A Pechino l' emergenza economica così si aggrava, ma il virus scava già nel cuore del partito- Stato. Il consenso popolare per Xi Jinping e per il premier Li Keqiang, costruito su purghe anti-corruzione, riforme promesse e boom delle Borse, in poche settimane è svanito. Una sequenza terribile: a giugno lo schiaffo elettorale di Hong Kong, a luglio il primo crollo dei mercati, in agosto la catastrofe di Tianjin, il caos delle Borse e il no dell' Occidente alla parata militare anti- Giappone del 3 settembre. Su ogni dossier, per la prima volta, il potere si rivela vecchio, colto alla sprovvista, incapace di reagire e di affrontare la situazione.

xi jinping narendra modi xi jinping narendra modi

 

Nei corridoi di ministeri e colossi di Stato montano così le voci su «una sanguinosa resa dei conti interna al partito». La pubblicazione dei dati economici di agosto viene rinviata «causa disagi per la parata militare». Cifre essenziali per l' economia globale slitteranno tra il 10 e il 13 settembre per lasciar sfilare 12 mila soldati in piazza Tiananmen. I vertici dei tre colossi delle telecomunicazioni vengono azzerati e un' inchiesta per «trading illegale» travolge le prime cinque società nazionali di brokeraggio.

 

SCOPPIATA LA BOLLA ALLA BORSA SHANGHAISCOPPIATA LA BOLLA ALLA BORSA SHANGHAI

Il governatore centrale Zhou Xiaochuan, fedelissimo dell' ex presidente Hu Jintao, è costretto a iniettare altri 21,8 miliardi di dollari di liquidità a breve e brevissimo termine per finanziare. Il Quotidiano del popolo, a cui viene ordinato di «non fomentare pessimismo e tristezza con termini emotivi», si spinge a invocare «misure più rapide e più decise per correggere gli errori del piano quinquennale ». Dentro la Città Proibita questo significa che Zhou Xiaochuan ha le settimane contate e che il premier Li Keqiang, responsabile dell' economia, «tra un anno non verrà confermato per il secondo mandato ».

 

SCOPPIATA LA BOLLA ALLA BORSA SHANGHAISCOPPIATA LA BOLLA ALLA BORSA SHANGHAI

I due pagheranno il conto dei mercati, assieme a decine di ministri e di vice «riformisti », ma lo spettro che si aggira sulla capitale minaccia direttamente il «nuovo Mao». Migliaia di alti funzionari e generali arrestati per corruzione, gli emarginati avversari della sinistra interna, i governatori sotto pressione per i debiti, non aspettavano che il primo passo falso di Xi, accusato di «aver umiliato il partito».

 

A Pechino si assicura che si sia saldato il vecchio asse tra gli ex leader Jiang Zemin e Hu Jintao, sostenuto dall' ex premier Wen Jiabao, prossime vittime delle purghe presidenziali, e che non sia un caso che l' epicentro del caos sia Shanghai, roccaforte di Jiang. La bomba dei conservatori, pronta a travolgere «il solista » Xi Jinping, sarebbero proprio i dati reali sui conti cinesi: crescita del Pil non al 7%, ma già sotto il 5%, debito pubblico esploso oltre il 300% del Pil, sopra i 30 mila miliardi di dollari, metà evaporati nei debiti immobiliari e metà generato dalle banche ombra.

 

BOLLA FINANZIARIA ALLA BORSA DI SHANGHAIBOLLA FINANZIARIA ALLA BORSA DI SHANGHAI

Il panic selling delle Borse cinesi rivela così molto più di quanto gli indici non dicano: Shanghai, Shenzhen e Hong Kong sono scosse, a tremare davvero però in queste ore è Pechino, su cui incombe lo scandalo delle «bugie del presidente». L' autoritarismo rosso non regge il primo urto del mercato, ma dopo trent' anni di crescita record il confronto decisivo è quello drammatico con la democrazia. Xi Jinping lotta per entrare nella storia, la Cina per non rientrare nel passato. L' incertezza sull' esito di tale scontro frena il rimbalzo delle sue Borse, il resto del mondo sa di dover ancora scontare il «caso-Pechino».

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