“PROMUOVITALIA” O “PROMUOVICAUSE”? - LA SOCIETA’ DELL’ENIT PER LA PROMOZIONE DEL TURISMO FINISCE IN UN GORGO DI DENUNCE PENALI E RICHIESTE DI RISARCIMENTO TRA CDA ED EX MANAGER

Dagonews

Guerra totale ai vertici di PromuovItalia Spa, la società operativa dell'Enit per la promozione del turismo squassata da licenziamenti in tronco, denunce incrociate e richieste di risarcimenti che rischiano di costare caro al ministero della Cultura.

A sparare i primi colpi sono stati il presidente Costanzo Jannotti Pecci, rappresentante di Confindustria (guida Federterme) e Massimo Ostillio, uomo forte del cda, cresciuto alla corte di Clemente Mastella ed ex assessore in Puglia con Vendola. Lo scorso autunno hanno licenziato il direttore generale Francesco Montera, un tempo vicino al forzista calabrese Pino Galati, e altri tre alti dirigenti.

Che cosa era successo di tanto grave? Pare che il motivo del contendere fossero i progetti di Jannotti Pecci e Ostilio sui programmi di formazione lavoro e sviluppo, progetti non condivisi da Montera. Che anzi, si era rivolto addirittura al collegio sindacale per provare a bloccare una bizzarra convenzione con un ente di diritto svizzero. Non solo, ma un dirigente del settore accusato di scorrettezze nella gestione di alcuni affitti, che il direttore generale voleva punire, sarebbe stato salvato dal licenziamento con una provvidenziale retrocessione a semplice quadro (non licenziabile).

In Promuovitalia, però, i più sospettano che il vero obiettivo di Pecci e Ostillio fosse semplicemente quello di sostituire Montera con l'attale dg Claudio Carpineti, ex collega e amico dell'allora ministro Massimo Bray.

I licenziamenti dei quattro manager invisi al presidente, una "pulizia etnica" di rara violenza in una società dello Stato, sono stati tutti impugnati e ora rischiano di costare due milioni e mezzo di euro a PromuovItalia. Si tratta di una somma che non è stata ancora accantonata a bilancio e che non è poca cosa per un ente che l'anno scorso ha perso 290mila euro, conta solo 60 dipendenti e si rivolge a ben 66 consulenti che nel 2012 sono costati quasi cinque milioni.

Due settimane fa, il presidente Jannotti Pecci ha scritto al ministro Dario Franceschini e ha messo le mani avanti: lo ha informato che sono state avviate azioni di responsabilità a carico di alcuni ex dirigenti e che verranno mandate segnalazioni alla Corte dei conti. In più, sono state fatte denunce penali per un presunto accesso abusivo al sistema informatico aziendale e per distruzione di documenti.

Una mossa abile, ma che rischia di essere tardiva. Perché sulla presunta violazione informatica, in realtà, è già stata presentata una segnalazione al Garante della Privacy. Ma è stata fatta dagli ex manager, sostenendo che il 15 ottobre scorso, su indicazione di Pecci e Ostillio, due consulenti esterni avevano avuto accesso ai server interni, compresa la posta elettronica dei dipendenti. In più, c'è anche la denuncia penale presentata a fine anno da un funzionario dell'ufficio Personale che sarebbe stato minacciato di pesanti ritorsioni nel caso non si fosse prestato a sostenere le tesi di parte del cda nella lotta contro il management interno.

Insomma, Promuovitalia è diventata in pochi mesi un verminaio ingestibile e ora la palla passa in mano al cda dell'Enit, guidato dall'ex direttore generale della Rai, Pierluigi Celli, che domani si deve riunire e dovrà modificare lo statuto e nominare un amministratore unico, come richiesto dal ministero in ossequio alla Spending review. Jannotti Pecci, come ha già fatto in passato, ha naturalmente fatto il bel gesto di offrire le dimissioni.

Ma il vero problema ormai è un altro: trovare un manager che abbia la capacità di ritornare a una gestione "normale" (dal cda si sono dimessi due rappresentanti del governo e la società è paralizzata) e di risolvere i contenziosi con l'ex management senza gravare sui prossimi bilanci.

 

massimo ostillio costanzo jannotti pecci Dario Franceschini e Michela De Biase DARIO FRANCESCHINI DA GIOVANE Vittorio Sgarbi e Massimo Bray promuovitalia

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