tiziano renzi

PRONTO, BABBO? - SEQUESTRATI PC E CELLULARI A TIZIANO RENZI: I PM FIORENTINI CHE LO INDAGANO PER TRAFFICO DI INFLUENZE ILLECITE HANNO DISPOSTO UN ACCERTAMENTO TECNICO NELLA SPERANZA DI TROVARE CHAT COMPROMETTENTI. LA TESI ACCUSATORIA È CHE IL PADRE DELL'EX PREMIER FACESSE IL LOBBISTA APPROFITTANDO DELLA POSIZIONE DEL FIGLIO - LE INCHIESTE DI ''VERITÀ'' E ''PANORAMA'' CHE HANNO RACCONTATO GLI AFFARI DEI ''SENIORES''

 

Giacomo Amadori per “la Verità”

 

TIZIANO RENZI

La condanna incassata lunedì scorso da Tiziano Renzi, dalla moglie Laura Bovoli (un anno e nove mesi ciascuno per emissione di fatture false) e dall' imprenditore Luigi Dagostino (due anni per utilizzo di fatture false e truffa), sembra solo l' inizio di una slavina. Il procuratore aggiunto Luca Turco e la pm Christine von Borries (la stessa che ha rappresentato l' accusa nel processo di due giorni fa) il 3 ottobre scorso hanno spedito la guardia di finanza a Rignano sull' Arno, in frazione Torri, a sequestrare il computer, i cellulari (più di uno) e diverse pen drive nella villa di Tiziano Renzi nell' ambito del procedimento 3103/19, svelato da Panorama la scorsa primavera, per traffico di influenze illecite, «delitto» che sarebbe stato commesso «in Firenze dal 2015 ad oggi» e per cui il babbo è indagato insieme con Dagostino.

 

Ieri pomeriggio la Procura ha incaricato il consulente Vincenzo D' Abbundo dell' accertamento tecnico non ripetibile (consistente nell' effettuazione della copia informatica dei beni sequestrata a casa Renzi). Presenti anche i difensori di Renzi senior, Federico Bagattini e Lorenzo Pellegrini, i quali erano stati avvisati dell' inizio delle operazioni e della facoltà di nominare propri consulenti. Nel decreto di nomina la pm von Borries aveva sottolineato «l' urgenza di provvedere attesa la possibilità di modificazione dello stato di fatto e la necessità di restituire i beni all' indagato».

 

ANALISI DELLE CHAT

lotti tiziano renzi

Sembra che sui cellulari non siano state cancellate molte chat effettuate con applicazioni che garantiscono comunicazioni al riparo da intercettazioni come Telegram, Signal, ma anche Whatsapp, e in cui, sentendosi al sicuro, gli utenti affrontano anche argomenti sensibili. Tra i difensori nei giorni scorsi serpeggiava l' agitazione, anche perché sembra che per la scarsa dimestichezza con la tecnologia il babbo abbia lasciato sui suoi apparati elettronici traccia di diverse comunicazioni riservate, di lavoro e private, comprese quelle riguardanti le sue vicissitudini giudiziarie. L' iniziativa ha preso alla sprovvista Renzi senior e i suoi legali, visto che né la Procura di Roma (inchiesta Consip), né quella di Firenze sino a oggi avevano avuto l' ardire di sottoporre il babbo dell' ex premier a un' attività tanto invasiva.

 

Neppure lo scorso 18 febbraio quando Tiziano e signora vennero arrestati con l' accusa di concorso in bancarotta.

tiziano renzi e laura bovoli

I magistrati capitolini avevano sempre giustificato la mancata perquisizione (richiesta dai carabinieri del Noe) con il fatto che sarebbe stata inutile, a causa di precedenti fughe di notizie sull' indagine. I colleghi di Firenze hanno fatto una valutazione diversa, forse considerando che le attuali tecnologie consentono il recupero di chat e file eliminati.

 

La perquisizione del 3 ottobre è arrivata alla vigilia della sentenza nel processo per false fatturazioni. Il collegamento tra i due procedimenti è stato evocato dalla pm in aula due giorni fa ed era stato anticipato da un articolo della Verità del gennaio scorso che metteva in relazione una delle fatture pagate dall' imprenditore Luigi Dagostino (quella da 24.400 euro) alla Party Srl e alla Eventi 6 con l' incontro a Palazzo Chigi tra l' allora sottosegretario Luca Lotti e il pm Antonio Savasta, arrestato a gennaio per corruzione in atti giudiziari e in attesa di giudizio (con rito abbreviato) anche per quell' episodio.

 

Savasta nel giugno del 2018, da indagato, raccontò alla Verità (l' audio dell' intervista è stato acquisito dai pm leccesi e quel botta e risposta è stato definito nell' ordinanza di custodia cautelare della toga «una formidabile conferma all' ipotesi accusatoria») perché andò a trovare Lotti: «La mia richiesta era quella di partecipare a gruppi di studio o essere applicato a delle commissioni ministeriali che si occupavano di appalti, la mia specializzazione ().

 

Era un modo, in un certo senso, per provare a levarmi da Trani, mettendomi in aspettativa, in un periodo in cui pendevano su di me procedimenti penali, da cui sono stato assolto in un doppio grado di giudizio, e disciplinari per incompatibilità ambientale. Puntavo a lasciare un ambiente che era diventato pesante, anche per riprendermi a livello psicologico, perché la pressione era tanta».

TIZIANO RENZI

 

AMMISSIONI

La pm Christine von Borries nella sua requisitoria del 7 ottobre ha annotato: «Dagostino ammette che, volendo accedere a una richiesta di aiuto che gli rivolse», Savasta «gli procurò un colloquio con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti. E riuscì ad ottenere tale appuntamento proprio grazie a Tiziano Renzi».

Quindi ha specificato che lo stesso Dagostino «avrebbe dovuto essere indagato o iscritto dal pm Savasta come utilizzatore delle false fatture (in un procedimento pugliese, ndr), cosa che non avveniva per molti mesi fino a che la stessa Finanza inviava una comunicazione di notizia di reato alla Procura di Firenze».

 

MATTEO E TIZIANO RENZI

È chiaro che nella testa del pubblico ministero i 195.200 euro pagati da Dagostino ai Renzi non erano altro che il corrispettivo non tanto per i progettini citati nelle mail inviate all' imprenditore, ma per l' attività di lobbista di babbo Tiziano. Un' ipotesi che lo stesso Dagostino aveva ammesso con chi scrive, rispondendo alla domanda sul perché portasse il padre dell' allora premier in giro come «una Madonna pellegrina»: «Faceva parte del lavoro di Tiziano Renzi, quello della lobby, di portare magari i politici, diciamo parliamoci chiaramente: era un' epoca quella dove incontravi un tale per strada e voleva stare con Renzi, è inutile che facciate finta che non fosse così (). Qualcuno magari mi chiamava e diceva: "Oh sai volevo parlare, ho questa idea, ho questa cosa" alla fine è un lobbismo, ma è un lobbismo del cazzo».

 

antonio savasta

Una delle pietre angolari della nuova inchiesta per traffico di influenze è l' agenda di Dagostino. A renderla così importante è il fatto che più che un organizer è un diario, come ha rivelato ai magistrati lo stesso imprenditore il 13 aprile 2018: «Io le annotazioni in agenda le facevo il giorno dopo, non ho mai segnato degli appuntamenti in anticipo».

 

La von Borries ha elencato in aula tutti gli abboccamenti dell' estate 2015 tra Dagostino, i Renzi e terze persone, tra cui diversi personaggi collegati alla politica e alla magistratura, a partire dall' incontro del 17 giugno a Palazzo Chigi che avvenne «dopo soli due giorni dall' emissione della fattura numero 1 della Party, poi pagata dalla Tramor, e a cui seguiva il 30 giugno 2015 la fattura 202 della Eventi 6», circostanze che «non è possibile non collegare», ha rimarcato il pubblico ministero.

antonio savasta

 

Erano i mesi in cui Dagostino, secondo l' accusa, temeva di essere indagato per false fatture da Savasta e cercava di aprire nuovi outlet del lusso in giro per l' Italia, soprattutto in comuni governati dal Pd (Sanremo e Fasano su tutti).

 

L' AGENDA

La pm ha evidenziato che i rapporti tra Dagostino e Tiziano Renzi non terminarono con l' emissione e il pagamento di quelle due fatture, ma proseguirono, come segnato sull' agenda dell' imprenditore, almeno sino al novembre 2015. Nella requisitoria si trova anche una «breve cronistoria» di questi incontri. Resoconto che questo giornale pubblicò già il 24 aprile 2018. Parliamo di diversi meeting in ufficio, ma anche di riunioni fuori Firenze, tra Roma e la Puglia, con politici come l' ex senatore pugliese Nicola Latorre, prima dalemiano e poi renziano, o l' ex assessore regionale pugliese all' Ambiente Filippo Caracciolo. Nella lista pure un incontro così indicato: «Pagliarulo + Procuratore della repubblica di Bari dottor Bottazzi + Tiziano Renzi».

 

LUIGI DAGOSTINO

Cosimo Bottazzi è un magistrato della Procura generale del capoluogo pugliese. Nel diario Dagostino ha segnato anche pranzi e cene in ristoranti prestigiosi (come l' esclusivo Da Tuccino di Polignano a mare) o soggiorni in masserie di lusso. L' imprenditore ha preso nota pure del giorno in cui ha venduto una Range Rover sport diesel a Renzi senior o in cui lo ha condotto nell' autosalone milanese di un amico per l' acquisto di un furgone. Risalgono al novembre 2015 gli ultimi promemoria ufficiali sugli spostamenti dei due indagati per traffico di influenze: a dicembre Dagostino e i coniugi Renzi finirono al centro di polemiche politiche per la costituzione della Party e, probabilmente, la frequentazione si diradò.

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