PSICO-STREAMING DEI SINISTRATI: PIU’ LI VEDI, PIU’ LI SENTI, PIU’ VIEN VOGLIA DI ELEGGERE SEGRETARIO DEL PD FANTOZZI O TAFAZZI

Filippo Ceccarelli per "La Repubblica"

Sfogatoio Pd in psicostreaming. Ovvero: come le nuove piattaforme digitali cambiano e nel caso specifico alterano, anzi stravolgono e comunque drammatizzano oltre ogni limite, anche di buona creanza, il linguaggio della politica in un passaggio cruciale.

E in compenso riacquista peso, se non la verità, almeno una certa aderenza ad essa, per quanto cruda, e così fra battibecchi e fuorionda, inquadrature impietose e brulichio in sala, per la prima volta di colpo sugli schermi della rete si è potuto vedere il Partito democratico come mai finora si era visto.

Incidenti e/o fraintendimenti a loro rivelatori. «Ma questo - si è sentito da parte di Rosy Bindi nel mentre il compagno Ranieri proponeva Renzi - ma questo lo dobbiamo far parlare per forza?». Vero è che la presidentessa (dimissionaria) non ha peli sulla lingua, come noto, e infatti giù per la strada, duramente contestata da un militante parecchio animoso, la si è sentita borbottare: «Ma io gli do un pugno!».

E tuttavia la scenetta non c'entra con la diretta web. Quest'ultima semmai ha offerto ai navigatori visioni meno movimentate, ma assai più spettrali. Bersani ad esempio non ha perso una certa attitudine pedagogica, ma in nemmeno due mesi sembra invecchiato di dieci anni. Ciò nondimeno si è comportato come se fosse ancora il leader, cioè sedeva al tavolo della presidenza, ha aperto la riunione, e poi ha commentato, ha risposto, ogni tanto si alzava passeggiando avanti e indietro senza curarsi della telecamera.

In tutti, per una volta, il nervosismo era palpabile e a tal punto manifesto da tener fuori dalla sala il grande, sottile, furbo e reticente Narciso che di solito governa questo tipo di incontri. Un contributo particolare, nel senso della tensione, è venuto sin dalle prime battute dall'esponente campano Francesco Vittoria, il quale ha ritenuto di accennare, in modo invero non troppo cavalleresco, al caso di Alessandra Moretti, già portavoce bersaniana in fase di pentimento, e al criterio di selezione dei dirigenti in base a criteri estetici e di casting. Dal fondo si sono sentiti rumori e preteste.

A quel punto Bindi ha fatto un tenue appello alla necessità di raffreddare clima. L'onorevole giovane turco Orfini, negli ultimi giorni non esattamente rimarchevole per coerenza, ha pronunciato quindi un discorso forse un po' troppo obliquo per non suscitare la sua quota di reazioni e brontolii.

Si consentirà di non entrare nel merito politico del dibattito e delle singole posizioni, anche perché era il tratto umano, per una volta, erano i volti, gli sguardi, le smorfie, le rughe, gli applausi stentati del consesso che secondo inedite modalità si guadagnavano l'attenzione del pubblico.

L'estetica streaming d'altra parte era quella che era; e anche la regia, a parte un pregevole primo piano di Letta che maltrattato dalla solita Bindi ha preso a massaggiarsi stizzosamente una guancia con il pollicione. La fissità delle immagini, la sala piena di ombre, i dirigenti ripresi da dietro, qualcuno che sempre passa come un'ombra fuggevole sullo sfondo; l'impressione generale, insomma, confermava quella espressa da Michele Serra dopo l'incontro tra Bersani e il M5S: «porno fatti in casa» e «consolle da guardiole di sorveglianza».

Si sa: il mezzo è il messaggio. Franco Marini, redivivo, è apparso sul video piuttosto lucido e a suo agio, perfino ringiovanito. Come se nulla fosse, o quasi. Bersani si è infelicemente complimentato ribadendo che sarebbe stato un ottimo presidente della Repubblica. Abbastanza dialettico Franceschini, ma preoccupato. Con comprensibile partecipazione ha rammentato la brutta avventura del ristorante. Molto risentita, per quanto indomita, Anna Finocchiaro per la storia delle padelle Ikea rinfacciatale da Renzi, e ha rimproverato al partito - leggi Bersani e nomenklatura - di aver tutelato lei e altri dirigenti.

Traumi, rancori, dimissioni, resa dei conti, colite spasmica e commozione cerebrale, tutto ormai è sottosopra nel Pd. E il tempo stringe, Napolitano aspetta una qualche delegazione del Pd. «Alle 18,30 - avverte Ranieri, tanto per distendere gli animi - si chiude il portone del Quirinale». L'elenco degli iscritti a parlare è ancora lungo. Debora Serracchiani vorrebbe tanto «portare luce e speranza», ma chiede conto degli errori.

Bersani le risponde, classico dialogo tra sordi. Tutti cominciano col dire che questo o quello ci sarà tempo di affrontare, ma ora occorre prendere una decisione, presto, presto, presto. Viene da chiedersi come mai si sono riuniti solo alle 16 e non prima. Cosa avranno fatto la mattina? Lo sanno o no che molte federazioni sono occupate?

Ma soprattutto viene da pensare: ecco che cosa succede quando un partito, estenuato da un numero inverosimile di caminetti e paralizzato da finti unanimismi, perde completamente non solo l'abitudine di confrontarsi e votare, ma anche quella di dire ciò che si pensa veramente.

Bersani di nuovo si sgranchisce le gambe. Letta ha la faccia del gatto mammone e legge l'ordine del giorno. Bindi sbuffa e stringe. Tre minuti per Fassina: non memorabili. Per Gentiloni, moscio anziché no. Per Laura Puppato, resta in testa solo un suo accenno alla «malattia». Renzi, beato chi l'ha visto, il suo alias elettronico è in sala, ma fuori dagli schemi. E come pure si può dire: chi s'è visto, s'è visto.

 

PIERLUIGI BERSANI ROSI BINDIEnrico Letta FRANCO MARINI FOTO LA PRESSE Dario Franceschini Marco Miccoli MATTEO ORFINI

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…