renzi minniti

LO PSICODRAMMA PIDDINO E’ COMPIUTO: MINNITI RITIRA LA SUA CANDIDATURA A SEGRETARIO - L’EX MINISTRO GIUSTIFICA LA SUA SCELTA DIETRO L’ABBONDANZA DI CANDIDATI: “C’E’ IL RISCHIO CHE NESSUNO RAGGIUNGA IL 51 PER CENTO. E ALLORA ARRIVARE COSÌ AL CONGRESSO DOPO UNO ANNO DALLA SCONFITTA DEL 4 MARZO, SAREBBE DAVVERO UN DISASTRO...” - MA BELPIETRO LO SMASCHERA: “SI E’ SENTITO PRESO PER I FONDELLI DA MATTEO RENZI, IL QUALE DOPO AVERLO SPINTO AL GRAN PASSO DELLA CANDIDATURA SI PREPARA A USCIRE DAL PD PER FONDARE UN SUO MOVIMENTO..."

1 - MINNITI "RITIRO LA CANDIDATURA PER SALVARE IL PARTITO, CHI SE NE VA FA UN REGALO AI POPULISTI"

Estratto dell’articolo di Claudio Tito per “la Repubblica”

 

[…]«Resto convinto in modo irrinunciabile che il congresso ci debba consegnare una leadership forte e legittimata dalle primarie. Ho però constatato che tutto questo con così tanti candidati potrebbe non accadere. Il mio è un gesto d' amore verso il partito».

 

minniti renzi

Mi scusi, non può essere solo questo. Non può essere che in una ventina di giorni sia cambiato così radicalmente lo scenario. Cosa è successo?

«Si è semplicemente appalesato il rischio che nessuno dei candidati raggiunga il 51 per cento. E allora arrivare così al congresso dopo uno anno dalla sconfitta del 4 marzo, dopo alcune probabili elezioni regionali e poco prima delle europee, sarebbe un disastro».

 

[…] Ma forse il dato determinante è che Renzi non ha mai speso una parola in questi giorni per smentire la scissione?

«[…] Spero che non ci sia alcuna scissione, sarebbe un regalo ai nazionalpopulisti».

 

[…] Si aspettava una maggiore collaborazione dai renziani?

MATTEO RENZI E MARCO MINNITI

«La mia decisione è indipendente dall' affetto politico che si è manifestato. Io ero in campo per difendere il nucleo riformista del Pd e arrivare ad un esito legittimante. Il resto non esiste».

 

Ne ha parlato con Renzi?

«Non ci siamo sentiti».

 

Insisto: ha avuto un peso il fatto che Renzi non abbia trovato il tempo di smentire la scissione?

«Spero davvero che nessuno pensi a una scelta del genere. Si assumerebbe una responsabilità storica nei confronti della democrazia italiana. Questo passaggio va oltre la cronaca. Indebolire il Pd significa indebolire la democrazia italiana. Mai come adesso rischiamo uno slittamento. Mai come adesso le differenze tra i partiti sono tanto nette». […]

 

2 - IL PD È MORTO I FUNERALI AL CONGRESSO

Maurizio Belpietro per “la Verità”

 

È ufficiale: il Pd è morto. Da anni in agonia, attorno al capezzale del principale partito della sinistra nel tempo si sono alternati in tanti. Tuttavia il consulto non è servito a evitare la prematura dipartita. La cara salma sarà traslata nei prossimi mesi in un congresso, ove con tutti gli onori del caso saranno celebrate le esequie. In genere a dare annuncio del triste evento sono i più stretti parenti del defunto e, come da consuetudine, ieri i nomi più familiari del Partito democratico non si sono sottratti al triste rito.

 

MARCO MINNITI E MATTEO RENZI

Marco Minniti, ex ministro dell' Interno e tra i più autorevoli candidati alla successione di Maurizio Martina, ha fatto circolare su mezza stampa italiana la notizia che intende ritirarsi dalla corsa per l'elezione del segretario. Pur senza aver rilasciato una sola dichiarazione, l'ex capo del Viminale ha consentito che si scrivesse della sua irritazione per il comportamento di Matteo Renzi, il quale dopo averlo spinto al gran passo della candidatura si prepara a uscire dal Pd per fondare un suo movimento in concorrenza con la casa madre.

 

L'ex componente della banda dei Lothar (attorno a Massimo D' Alema, all' epoca presidente del Consiglio, c' erano, oltre a Minniti, Fabrizio Rondolino, Nicola Latorre e Claudio Velardi) si sarebbe sentito preso per i fondelli. Convinto non si sa da chi, forse dall' ambizione, a scendere in campo, l'ex ministro rischia di partecipare a una corsa fratricida per poi ritrovarsi alla guida di un partito striminzito, che privato della presenza dei renziani ha buone probabilità di finire sotto il 10%.

MATTEO RENZI E MARCO MINNITI

 

Minniti a questo punto medita il passo indietro, lasciando che a scannarsi sia il duplex Martina-Richetti contro il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Una corsa tra perdenti, perché se da un lato pur mettendosi in due Martina e Richetti non fanno un segretario, dall' altra il fratello del commissario Montalbano non va molto lontano dal 20% della sinistra interna che, se raffrontato ai voti dell' intero Pd, significa un 4% scarso. Insomma, gli aspiranti leader del grande partito della sinistra sono dei lillipuziani in fatto di consensi ed è difficile immaginarli alla guida di una futura coalizione di centrosinistra.

 

Tuttavia se il Pd lo si può dare per perso, altrettanto si può dire del resto, in particolare del futuro partito di Renzi. Che l'ex presidente del Consiglio ed ex segretario lavorasse a una Cosa sua, senza più doversi confrontare con le minoranze e con le direzioni centrali è cosa nota. Fummo proprio noi, sulla Verità, a parlarne per primi e addirittura a segnalare la nascita dei comitati civici.

MARCO MINNITI E MATTEO RENZI

 

Il disegno è chiaro: se non può più essere segretario del Pd, neanche per interposta persona, Renzi vuol fare il segretario di un altro partito. La poltrona di lìder maximo il Rottamatore l'ha dovuta lasciare a causa delle troppe sconfitte, ma fosse stato per lui non se ne sarebbe andato. Nei mesi seguiti all'addio, Renzi ha provato a cercare di fare il segretario per interposta persona, imbullonando i suoi uomini alle poltrone chiave, ma poi deve aver capito che l'operazione non gli sarebbe riuscita.

 

zingaretti ascolta l intervento di gentiloni (2)

Minniti, che doveva essere il prescelto per fare il burattino del senatore semplice di Scandicci, ha dimostrato una propensione a fare di testa propria che l'ex segretario non ha gradito. Dunque ha tirato fuori il vecchio progetto di un partito suo, alla Macron. Che lo faccia quando il presidente francese con il suo En marche si avvia sul viale del tramonto dovrebbe essergli di monito, ma come si sa Renzi non ha il dono di farsi dare lezioni da altri, fossero pure gli sconfitti. Risultato, anche lui vuole mettersi in marcia.

 

Nessuno sa dire in quale direzione: forse a destra, per conquistare un po' di voti berlusconiani (per lo meno quelli rimasti), forse al centro, per recuperare gli elettori moderati che non votano più. A sinistra no, perché lì sono rimasti quattro gatti e il fallimento di Liberi e uguali lo dimostra.

 

paolo gentiloni ascolta nicola zingaretti

Renzi ci prova. Nei suoi piani lui vorrebbe prendere di più del Pd, per dimostrare di avere ancora la maggioranza e di essere l' unico che può guidare ciò che resta della sinistra. I sondaggi gli attribuiscono una percentuale attorno al 10-12%, probabilmente superiore al 10% che potrebbe prendere il Pd senza di lui. In realtà, finora le scissioni non hanno mai portato fortuna a chi le ha volute.

 

maurizio martina

Senza andare con la memoria ai tempi passati, quando a dividersi erano i comunisti o i socialisti, basta ripensare alla storia recente. Cossutta e Diliberto una volta lasciata Rifondazione comunista sono spariti dalla scena politica. La stessa cosa si è ripetuta con D' Alema e Bersani di recente. Non meglio è andata a Gianfranco Fini che capitanò Futuro e libertà.

 

Casini, pur senza fondare un partito, è affondato da solo e ha dovuto chiedere asilo politico a Renzi dopo essere stato presidente della commissione sulle banche. Insomma, separarsi non porta bene e il rischio di partire con i sondaggi che ti danno al 12% per finire al 6 non è da sottovalutare. Comunque vada, una cosa è certa: se il Pd è morto, chi lo ha ucciso non sta meglio del partito. I titoli di coda si avvicinano.

 

GENTILONI BOSCHI RENZImaurizio martina e graziano delrio

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....

matteo renzi silvia salis

DAGOREPORT: PRIMARIE SI’ O NO? - SE DECIDERA' DI RICORRERE AI GAZEBO, IL CAMPOLARGO CHIAMERÀ L’ADUNATA POPOLARE TRA GENNAIO E FEBBRAIO 2027. AL MOMENTO IN CAMPO CI SONO ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE (AMBEDUE CONTRARISSIMI AL "PAPA STRANIERO") - MATTEO RENZI, TUTOR DI SILVIA SALIS, SPINGE PERCHÉ LA SINDACA DI GENOVA SIA DELLA PARTITA, ACCETTANDO DI CONTARSI ALLE PRIMARIE, FONDAMENTALE PER AVERE L'INVESTITURA DI LEADER DELLA “CASA RIFORMISTA”, LA FORMAZIONE LIBERAL-CENTRISTA IN COSTRUZIONE CHE DEVE AFFIANCARE IL SINISTRISMO DEL PD-ELLY E IL "PROGRESSISMO" A 5STELLE DI CONTE - MA L'EX MARTELLISTA TENTENNA, NICCHIA, PRENDE TEMPO IN ATTESA DI SONDAGGI A LEI PIU' FAVOREVOLI...