greta thunberg

PURE I ''BUONI'' DEL ''POST'' INFILZANO LA POVERA GRETA - ''LEI SE LA PRENDE CON LE ÉLITE OCCIDENTALI, MA SE ESISTONO NORME IN DIFESA DELL'AMBIENTE È PROPRIO GRAZIE A LORO. DALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA AI SACCHETTI BIODEGRADABILI, DALLA CHIUSURA DELLE MINIERE ALLE NORME CHE DISINCENTIVANO L'USO DELL'AUTO (BASTA VEDERE I GILET GIALLI) SONO STATE PORTATE AVANTI NON A CAUSA DELLA SPINTA POPOLARE MA NONOSTANTE LA SPINTA POPOLARE…''

 

 

VIDEO: IL DISCORSO DI GRETA THUNBERG A DAVOS 2019

 

 

 

GRETA THUNBERG HA RAGIONE, MA SBAGLIA BERSAGLIO

Francesco Costa per www.ilpost.it

 

 

A una ragazza di 16 anni si può certamente perdonare l’ingenua pretesa di spiegare il cambiamento climatico con «molti soffrono per garantire a pochi di vivere nel lusso», specialmente quando le sue intenzioni sono così evidentemente buone e preziose, ma Greta Thunberg giustamente chiede e merita di essere presa sul serio, e quindi facciamolo.

 

 

greta thunberg in treno col suo pranzo per niente eco-friendly

L’idea che i mancati progressi sul riscaldamento globale si debbano addebitare innanzitutto ai grandi paesi più sviluppati e industrializzati, o alle più ricche multinazionali, è purtroppo molto lontana dalla realtà. Basta guardare una qualsiasi mappa sull’inquinamento dell’aria per rendersene conto, ma non solo: lo sa bene chiunque abbia seguito con un po’ di attenzione le grandi conferenze sul clima di questi anni, da Kyoto a Parigi.

 

Questo non assolve né i governi dei paesi più ricchi né le multinazionali, che ne hanno approfittato fin dove hanno potuto e hanno trovato anzi un alibi perfetto, ma è noto che negli ultimi vent’anni siano stati i paesi in via di sviluppo a fare resistenza davanti alla possibilità di introdurre norme comuni più severe e stringenti a salvaguardia del pianeta. La Cina, l’India, i paesi dell’Africa.

 

greta thunberg we don t have time

Il loro argomento, peraltro, per quanto miope non si può liquidare con un’alzata di spalle, e non solo perché il loro sviluppo di questi vent’anni ha generato la colossale uscita dalla povertà di centinaia di milioni di persone. Sintesi mia: voi del mondo sviluppato vi siete arricchiti per secoli sfruttando le risorse del pianeta, saccheggiandoci, schiavizzandoci e inquinando a più non posso, e proprio ora che noi abbiamo cominciato a crescere e uscire dalla povertà dovremmo rallentare e spendere fior di quattrini per inquinare meno?

 

I più forti tra i paesi emergenti ci stanno arrivando da soli, come la Cina, intuendo anche che alla lunga possa essere un affare pure dal punto di vista economico: ma gli altri hanno bisogno di risposte migliori di «datevi una mossa».

 

Il discorso politico di Greta Thunberg peraltro non prende di mira loro, ma attacca soprattutto i governi occidentali, i «ricchi» e le cosiddette élites con toni bellicosi che sono ormai familiari a tutte le democrazie occidentali – «Ci avete sempre ignorato», «avete esaurito le giustificazioni», «il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no», «il potere non appartiene a voi ma al popolo» – e che mi sembra che fin qui non abbiano portato all’elezione di politici più avveduti e sensibili davanti ai cambiamenti del clima, anzi. Ma c’è di più.

greta thunberg 5

 

La storia dei progressi fatti fin qui nella lotta all’inquinamento e al riscaldamento globale, dai più piccoli e timidi ai più coraggiosi, è una storia di azioni intraprese dai governi nel disinteresse generale della grandissima parte delle persone, se non addirittura spesso contro la loro opinione.

 

Dalla raccolta differenziata ai sacchetti biodegradabili, dalla chiusura delle miniere di carbone alle detestatissime direttive europee fino a qualsiasi cosa provi a disincentivare l’uso dell’auto – basta buttare un occhio in Francia – le misure ambientaliste sono state portate avanti non a causa della spinta popolare ma nonostante la spinta popolare; non contro i governi delle élites ma grazie ai governi delle élites, che hanno fatto queste cose sapendo che, salvo una ristretta minoranza di persone, nel migliore dei casi al popolo non sarebbe importato granché.

 

bagnai tweet

Nel peggiore, gli avrebbero dichiarato guerra. È un fatto, che ci piaccia o no. D’altra parte basta guardare qualsiasi sondaggio su quali siano le priorità degli elettori per notare quanto in basso si trovano la protezione del pianeta e la lotta ai cambiamenti climatici (quando ottengono abbastanza risposte da essere menzionati, cosa che non accade sempre).

 

Anticipo la domanda: davanti a un’iniziativa dai fini così benvenuti e nobili, come è certamente quella di Greta Thunberg, ha senso fare questo genere di osservazioni? Posso sbagliarmi ma la mia risposta è sì, proprio alla luce dell’obiettivo finale. Innanzitutto, la sempre più diffusa descrizione delle classi dirigenti globali come complessivamente e inguaribilmente corrotte e lontane dal «popolo», oltre a non essere fondatissima, ha portato proprio ai successi elettorali delle forze politiche più menefreghiste nei confronti dell’ambiente: andrebbe disinnescata invece che foraggiata.

 

greta thunberg

Inoltre, nell’elenco delle «idee sbagliate che ci hanno messo in questo casino», per usare le parole di Greta Thunberg, c’è anche l’atteggiamento autoassolutorio di chi pensa che la colpa sia solo e soltanto «dei governi», e che se fosse per noi avremmo già risolto il problema. È falso. Ma falso che più falso non si può. Da un certo punto di vista è persino sorprendente che si sia fatto qualcosa (poco) in questi anni sul clima nonostante il vasto disinteresse delle grandi masse popolari. Greta Thunberg ha ragione, ma dovrebbe prendersela con noi: col popolo.

greta thunberggreta thunberg greta thunberggreta thunberg

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