giorgetti di maio

"QUALCUNO SPIEGHI IL DIRITTO AL M5S" - GIANCARLO GIORGETTI FA TRAPELARE LA SUA PREOCCUPAZIONE PER L'ESCALATION DEL M5S CONTRO IL TESORO E PER I PASTICCI SULLA VICENDA DEL PONTE: “È UNA VICENDA CHE HANNO GESTITO LORO, SPERO ABBIANO FINITO LA RIFINITURA TECNICA PERCHÉ STA PASSANDO TROPPO TEMPO. MI PARE CHE I CINQUESTELLE SIANO DETERMINATI A NON DARE AD AUTOSTRADE ALCUN RUOLO SULLA RICOSTRUZIONE MA…”

Giuseppe Salvaggiulo per “la Stampa”

 

CONTE GIORGETTI

Da un lato soddisfazione per il decreto sicurezza e l' ottimismo sulla manovra. Dall' altro stupore per l' escalation grillina contro il ministero dell' Economia e l' irritazione per il pasticcio sul decreto Genova. Lo stato dell' arte a Palazzo Chigi tratteggiato da Giancarlo Giorgetti, a colloquio con grand commis, magistrati e dirigenti leghisti a margine del convegno annuale dei giudici amministrativi e contabili sul lago di Como.

 

Sulla manovra il metodo prevede «prima l' intesa politica sugli strumenti, poi le cifre.

Il problema non è un decimale in più o in meno». Il vertice di venerdì ha segnato una svolta. «Le proposte si stanno affinando. Non esiste ancora un accordo finale, ma un percorso serio che sta maturando e porterà al risultato».

 

giancarlo giorgetti

La Lega e i tecnici del ministero dell' Economia avevano in tasca due piani sulle pensioni. Uno più costoso, l'altro minimalista. Con il consenso del M5S («Quando si tratta di spendere sono tutti d' accordo», scherza) è passato il primo, che nei prossimi giorni diventerà un testo articolato (possibili correttivi per ridurre i costi della «quota 100»).

In parallelo procede il tavolo sul reddito di cittadinanza caro ai grillini, purché sia chiaro, dice Giorgetti, che «l' approccio non può essere: si fa quello che dice il contratto di governo. Si deve arrivare in 5 anni a mantenere le promesse», nel segno di un equilibrio tra «responsabilità e legittimazione democratica».

toninelli vespa

 

Un profilo moderato che il numero due di quello che è ormai il primo partito italiano rivendica anche nel rapporto con il ministero dell' Economia, «con cui c' è un confronto tecnico fisiologico». La Lega non segue il M5S nella minaccia di purghe per i tecnici ministeriali traditori del popolo.

 

«Sono 22 anni che li vedo comportarsi ugualmente con tutti i governi - sospira Giorgetti -. Dicono sempre che non ci sono soldi. Non mi scandalizzo come Casalino & C., il ministero fa la sua parte».

 

Il metodo Lega, almeno in questa fase, è di tutt' altro tenore. Collaborazione e rispetto con le istituzioni, Quirinale in primis. Niente frontali. L'esempio era il temuto decreto sicurezza. «Abbiamo messo un punto, domani il Consiglio dei ministri lo varerà col voto compatto dei ministri M5S, nonostante le loro dinamiche interne. I contrasti con il Quirinale mi sembrano enfatizzati: avendo fatto un confronto preliminare sui punti più delicati, abbiamo buone ragioni per confidare in un percorso regolare. Siamo tranquilli».

toninelli

 

Sentimento opposto quando la chiacchierata si sposta sul decreto Genova e i verbi di Giorgetti passano dalla prima alla terza persona plurale, dal «noi» al «loro». «È una vicenda che hanno gestito loro, spero abbiano finito la rifinitura tecnica perché sta passando troppo tempo e dobbiamo dare una risposta a Genova».

 

Giorgetti avrebbe voluto un decreto asciutto e immediato: aiuti urgenti, commissario e avvio della ricostruzione. Più in là, sempre con decreto, tutto il resto. «Purtroppo - spiega a chi gli chiede conto dei rinvii - hanno voluto appiccicarci troppe cose. Risultato: più aumenti il numero dei vagoni più il treno rallenta».

Ora il problema è duplice.

 

«Immaginavo un percorso superveloce. Invece mettendo dentro 30 o 40 articoli anche l' iter parlamentare diventerà complicatissimo». E prima ci sarà il vaglio del Quirinale.

IL PROGETTO DI RICOSTRUZIONE DI PONTE MORANDI DI STEFANO GIAVAZZI

Che, a differenza del decreto sicurezza, non è stato preventivamente e informalmente consultato. Nel pomeriggio di ieri fonti grilline esultavano: decreto pronto, Mattarella firma prima di domani, quando sarà a Genova al Salone nautico. Ai leghisti non risulta la prima parte del desiderio, al Colle la seconda.

 

Il testo ancora bolle nel calderone degli uffici legislativi di ministero delle Infrastrutture e Palazzo Chigi. Impensabile che il capo dello Stato possa firmare ad horas un decreto così articolato e suscettibile di osservazioni a livello costituzionale e di diritto comunitario.

Nodi che non sfuggono allo stesso Giorgetti. «Non mi chiedete di Autostrade: è materia di avvocati, io faccio il commercialista». Glissa, sbuffa. E poi chiosa: «Mi pare che i Cinquestelle siano determinati a non dare ad Autostrade alcun ruolo sulla ricostruzione, sebbene la convenzione non sia ancora stata revocata. Qualcuno dovrebbe spiegare loro come funziona il diritto».

PONTE MORANDI GENOVA

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