QUANTE CAZZATE CI HANNO RACCONTATO I BRIGATISTI SUL CASO MORO - “DOPO QUARANT’ANNI NON SI CONOSCE ANCORA L’IDENTITÀ DI TUTTI COLORO CHE HANNO SPARATO IN VIA FANI” - DAL RAPPORTO DEL GIUDICE SALVINI EMERGONO MENZOGNE SU 3 PASSAGGI ECLATANTI (LA DINAMICA DELL’ECCIDIO DI VIA FANI, LA FUGA DEI BRIGATISTI CON MORO PRIGIONIERO, E INFINE L’ESECUZIONE DELLO STATISTA) - IL LAVORO DI SALVINI È ALLA BASE DI UNA RELAZIONE APPROVATA DAL PARLAMENTO, MA IGNORATA…

Estratto dell'articolo di Francesco Grignetti per la Stampa

 

aldo moro via fani

I brigatisti ci hanno raccontato per 45 anni il falso. La loro versione non regge alla rilettura delle testimonianze e alle prove scientifiche. Il memoriale di Valerio Morucci insomma è quantomeno incompleto, ma a quella sua «verità» si sono appoggiati tutti gli altri a cominciare dal capo Mario Moretti. Sono almeno tre i passaggi eclatanti su cui sappiamo solo di non sapere: la dinamica dell’eccidio di via Fani, la fuga dei brigatisti con Moro prigioniero, e infine l’esecuzione dello statista.

 

aldo moro

«Dopo quarant’anni non si conosce ancora l’identità di tutti coloro che hanno sparato in via Fani», è l’amara conclusione del giudice Guido Salvini, che ha operato come consulente della Commissione Moro II nella legislatura 2013-18 e poi nella sottocommissione dedicata al caso Moro dell’Antimafia nella legislatura 2018-22, presieduta da Stefania Ascari, M5S.

 

Il lavoro di Salvini è alla base di una Relazione approvata dal Parlamento, ma ignorata. A leggerla c’è da fare un salto sulla sedia. Di certo non hanno sparato soltanto i quattro avieri di cui è pacifica la presenza. I brigatisti, per dire, hanno affibbiato a Franco Bonisoli quasi tutto il lavoro sporco nell’eccidio, ma è evidente che i conti non tornano. 

agguato di via fani foto di mario proto

 

(...) A lui solo sarebbero riferibili i 49 colpi repertati nella parte alta di via Fani, più 4 colpi sparati con la Beretta. In tutto ben 53 colpi, più della metà di quelli accertati complessivamente in via Fani.

 

 

Un mitra sicuramente sparò più di tutti, ma non era quello di Bonisoli. 

 

(...)

«Viene da chiedersi - ragiona il consulente - perché i due capi brigatisti “falsifichino”, in sintonia tra loro, il comportamento di Bonisoli, e perché vogliano far credere che Bonisoli abbia ucciso Iozzino con la sua pistola calibro 7.65».

 

via fani agguato

Per non dire dei due brigatisti sconosciuti a bordo della famosa moto Honda (anche se uno di essi potrebbe essere stato l’assassino di Zizzi). Sul mistero della moto Honda sono decenni che ci si accapiglia. Ci sono almeno cinque testimoni che hanno parlato della moto e di due persone a bordo.

 

Uno di essi, Luca Moschini, era giovanissimo, passò per via Fani e si fermò alle strisce per far passare due brigatisti travestiti. L’hanno risentito di nuovo nel 2022 e ha precisato: «Dato che i primi due avieri (i due che attraversavano sulle strisce) stavano andando verso gli altri sul marciapiede, ho avuto come l’impressione di un gruppo che si stava riunendo, come se dovessero andare all’aeroporto o qualcosa di simile. Inoltre sempre mentre transitavo, ho notato nella parte davanti al bar Olivetti che dà su via Stresa una motocicletta ferma sul suo cavalletto con al posto di guida un altro giovane vestito da aviere come gli altri».

 

22 rapimento di aldo moro 16 marzo 1978 ph barillari

La testimone Eufemia Evadini raccontò subito che lei aveva visto sette o forse otto soggetti sparare sul lato sinistro. Antonio Buttazzo, un ex poliziotto della Squadra Mobile che passava di lì e si gettò coraggiosamente all’inseguimento dell’auto con Moro dentro, ha raccontato che lui vide salire sulla Fiat 132 quattro brigatisti con Moro al centro e li descrisse uno per uno. I brigatisti dicono invece di essere stati in tre in quell’auto.

 

AGGUATO DI VIA FANI - UNO DEGLI AGENTI DI SCORTA DI ALDO MORO

I brigatisti, insomma, hanno cercato di nascondere la verità. Si prenda Lauro Azzolini, il milanese. Di lui si è parlato recentemente perché la procura di Torino lo ha appena indagato per l’uccisione dell’appuntato dei carabinieri Giovanni D’Alfonso, alla cascina Spiotta, durante la liberazione dell’imprenditore Vittorio Vallarino Gancia. Ebbene, tutti ne negavano la presenza a via Fani finché arrivò il pentito Patrizio Peci. Un altro pentito, Alfredo Bonavita, raccontò che Azzolini, prima dell’azione era così agitato che si fermò «a bere un cognacchino». E Mario Moretti nel suo libro-intervista lo elencò tra gli «avieri».

 

(...)

aldo moro

Ce n’è abbastanza per rendersi conto che la verità ancora latita. Non torna nemmeno l’epilogo di questa tragedia. I brigatisti sostengono di avere assassinato Aldo Moro nel garage di via Montalcini, dopo averlo fatto entrare nel portabagagli della R4 rossa. Le ultime relazioni, quella balistica e quella medico-legale, basate sull’esame dei reperti dei colpi che hanno raggiunto Moro, sull’esame autoptico e dei vestiti e sulle tracce che provengono dalla Renault, conducono a risultati diversi e agghiaccianti: l’onorevole sarebbe stato colpito prima da un maggior numero di colpi, mentre si trovava in piedi o a cavalcioni del pianale posteriore della vettura e soltanto in seguito da altri colpi, quand’era nel bagagliaio, in tempi e forse in luoghi diversi. E non in quel garage così angusto. Probabilmente accadde in un locale nel centro storico da dove poi i brigatisti raggiunsero facilmente via Caetani per far ritrovare il corpo del prigioniero.

Francesco Cossiga in via Caetani, davanti alla R4 con il cadavere di Aldo Morovia fani archivio alberto coppoguido salvini 1VIA FANIstrage di via fani rapimento moroaldo moro via caetani

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