caduta saddam

QUEL CHE È STATO, È STATUE - LEADER E DITTATORI HANNO SOLO UNA COSA IN MENTE: ESSERE RICORDATI DALLA STORIA. MA DOPO LA CADUTA, ANCHE I LORO MONUMENTI FANNO UNA BRUTTA FINE

Maurizio Schoepflin per "Libero Quotidiano"

 

saddam ap saddam caduta statuasaddam ap saddam caduta statua

Exegi monumentum aere perennius, scriveva Orazio in una celebre Ode, esprimendo la certezza che il suo nome e i suoi scritti avrebbero conquistato l’immortalità, cosa a cui non possono aspirare neppure le statue bronzee. La certezza oraziana è figlia di un desiderio assai diffuso, quello cioè di costruire qualcosa che sfidi il tempo, che rimanga come un ricordo imperituro di persone ed eventi.

 

Tale desiderio è molto presente anche nel campo della politica, ove i detentori del potere hanno spesso bramato di lasciare una traccia incancellabile. Questa volontà ha raggiunto l’apice con i regimi dittatoriali, che si sono distinti per aver attribuito uno straordinario valore simbolico alla costruzione di opere monumentali che perpetuassero i loro fasti.

costantino indexcostantino index

 

Di tutto questo si discute nel bel libro, curato da Gian Piero Piretto, eloquentemente intitolato Memorie di pietra. I monumenti delle dittature (Raffaello Cortina, pp. 272, euro 25), in cui vari studiosi prendono in esame alcuni casi emblematici. I totalitarismi novecenteschi sono stati maestri nella costruzione di opere che, nelle intenzioni del potere, avrebbero dovuto assolvere due compiti: mostrare ai contemporanei la loro potenza e testimoniarla ai posteri, sfidando il tempo.

 

Alcuni saggi sono dedicati alle dittature comuniste che hanno tragicamente caratterizzato il XX secolo in vari Paesi, dalla Germania Est alla Jugoslavia, dall’Albania alla Corea del Nord e a Cuba. Particolarmente significativo è il caso della Jugoslavia, ove, all’indomani della Seconda guerra mondiale, il maresciallo Tito comprese che la sua autorità e la possibilità di tenere in piedi un Paese profondamente diviso dal punto di vista politico, religioso, etnico e culturale si sarebbero retti soltanto sull’esaltazione dell’epopea partigiana.

 

A questo servirono, tra gli altri, i monumenti di Sutjeska e di Kozara, «località in cui tutti i bambini jugoslavi si recano in gita scolastica, per toccare con mano il cemento e l’acciaio con cui simbolicamente gli eroici partigiani hanno resistito a una delle sette offensive nemiche.

 

corea nord   statuecorea nord statue

Si tratta, nella maggior parte dei casi, di opere molto evocative, non didascaliche. La loro forza simbolica è data dall’equilibrio fra l’originale arditezza delle forme e la possanza dei materiali utilizzati. Incarnano fisicamente ciò che vogliono raccontare: un’audace lotta partigiana sotto la guida di un poderoso pensiero politico. E anche una rivoluzione che si fa regime».

 

Non sarà un caso che, quando la Jugoslavia andrà a pezzi dilaniata da una feroce guerra civile, verranno fatte a pezzi anche le opere realizzate per inneggiare all’unità e alla fratellanza dei popoli che componevano la federazione: «In Croazia, negli anni Novanta, circa tremila memoriali, cippi, lapidi e monumenti vengono distrutti o rimossi, mentre un po’ dappertutto sorgono siti commemorativi in ricordo delle vittime del regime comunista o degli appartenenti all’esercito collaborazionista croato».

 

2013 03 statua padre hassad2013 03 statua padre hassad

Dalla parte opposta, i regimi totalitari di destra percorsero strade simili: «Ancora prima di prendere il potere Adolf Hitler sapeva quale ne sarebbe stata la rappresentazione formale: immensi edifici e ingenti trasformazioni umane avrebbero mostrato l’essenza del Terzo Reich. La sua precoce fascinazione per l’architettura viene raccontata già nel secondo capitolo di Mein Kampf, dedicato agli anni della formazione e della “sofferenza” a Vienna».

 

Hitler individuò in Albert Speer l’uomo giusto per realizzare i suoi sogni malati di grandezza. Fu Speer a definire lo stile architettonico che avrebbe dovuto caratterizzare le maggiori città della Germania nazista: Berlino sarebbe stata dotata di «un nuovo asse viario nord-sud, dalla sede stradale larga 120 metri, compreso fra la Grosse Halle, detta anche Kuppelberg - un immenso edificio a cupola, dalle proporzioni di una montagna, ricorda Canetti: 290 metri di altezza e 250 di diametro - e un arco di trionfo alto 120 metri, con incisi tutti i nomi - 1.800.000 - dei caduti nella Grande guerra».

2003 04 09 caduta saddam husayn2003 04 09 caduta saddam husayn

 

Dunque se, da una parte, le dittature non possono fare a meno delle opere monumentali che ne confermino e ne tramandino la grandezza, dall’altra sembra possibile stabilire un’affinità elettiva fra antitotalitarismo e antimonumentalità, come scrive Andrea Pinotti, docente di Estetica a Milano. Così, per onorare la memoria di chi dalle dittature è stato oppresso, sarà opportuno fare ricorso a realizzazioni che potremo definire contro-monumenti, privi della pesantezza, della superbia e della magniloquenza tipiche della cultura del totalitarismo.

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?