CON QUESTA MINORANZA PD, RENZI PUÒ “FORZARE” QUANTO VUOLE - DUE EX SEGRETARI COME BERSANI E EPIFANI, PIU' UN EX PREMIER COME LETTA HANNO RACCATTATO SOLO VENTI DISSIDENTI - PER LA BATTAGLIA SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE AL SENATO, A RENZI SERVIRÀ VERDINI

renzi madia delrio boschi piciernorenzi madia delrio boschi picierno

Francesco Bei per “la Repubblica”

 

Certo, ho fatto una forzatura e ho perso qualcosa sulla sinistra. Ma esercitare la leadership non è avere tutti a bordo: la leadership è muovere la nave. Per avere tutti a bordo bastava Letta». A sera, consumato il primo strappo in Parlamento, mentre i renziani festeggiano i numeri della fiducia e lo sfarinamento della minoranza, con i fedelissimi il premier ammette «la forzatura» sulla questione di fiducia. I voti per ora gli hanno dato ragione e due ex segretari come Bersani e Epifani non sono riusciti a convincere che una ventina di Area riformista a non votare la fiducia. «Sul Jobs Act erano stati in 33 a non votare, stavolta sono saliti a 38: tanto rumore per nulla».

 

RENZI E BERSANI RENZI E BERSANI

Ma lo strappo in realtà impensierisce anche a palazzo Chigi, soprattutto in vista della prossima battaglia, quella al Senato sulla riforma costituzionale. Dove anche una ventina di senatori dissidenti potrebbero bastare a rendere necessario il ricorso a Denis Verdini e ai suoi amici sparsi dentro Forza Italia e Gal. Un soccorso imbarazzante per Renzi. Eppure il capo del governo continua a ritenere di non aver avuto altra scelta.

 

Gianni Cuperloe bersani article Gianni Cuperloe bersani article

«Conosco questo Parlamento. Avrei perso. Non faccio forzature inutili. Senza la fiducia - ripete ai suoi - saremmo andati sotto su soglie e apparentamento. Al Senato sarebbe ricominciato tutto da capo, come accade ormai da anni. Senza la fiducia avremmo fatto un’operazione nobile, ma ci saremmo tenuti il Consultellum, la più pericolosa legge elettorale perché costringe alle larghe intese permanenti».

 

Ecco dunque il cuore del renzismo, la filosofia che lo spinge sempre alla sfida frontale rispetto alla mediazione: «Preferisco forzare ma non morire democristiano e avere una legge elettorale col ballottaggio per la prima volta nella storia italiana».

ENRICO LETTA IMPEGNO FOTO LAPRESSE ENRICO LETTA IMPEGNO FOTO LAPRESSE

 

Davide Ermini, responsabile giustizia del Pd, uno che lo segue da quando aveva vent’anni, la spiega in questo modo: «Solo chi non lo conosce si può stupire di questa decisione. Lui è fatto così. Anche quando era presidente della provincia di Firenze e pensava di candidarsi alle primarie da sindaco, io glielo sconsigliai in tutti i modi. “Ci faranno un c...così”. Per fortuna non mi diede retta e vinse».

 

Il suo “metodo” il premier lo rivendica oggi alla luce dei risultati già raggiunti. «Ho portato Berlusconi al tavolo e la minoranza se ne è andata: però le riforme sono ripartite. Abbiamo fatto la riforma del lavoro, gli 80 euro, la giustizia dall’autoriciclaggio alla responsabilità civile. Abbiamo eletto Mattarella con lo stesso Parlamento che aveva fatto schifo la volta scorsa e questo nonostante la contrarietà iniziale di Alfano e l’opposizione Berlusconi». Insomma, il “metodo” funziona.

l bersani bindi medium l bersani bindi medium

 

E la scelta intransigente di Bersani, Cuperlo, Letta e Bindi ha visto più defezioni che consensi nella stessa minoranza. «Del resto era una scelta incomprensibile - confida Matteo Orfini - anche perché in un partito ci si sta seguendo le regole. Io me lo ricordo ancora Enrico Letta premier quando, in un’assemblea di gruppo, ci obbligò nel 2013 a votare la fiducia al ministro Cancellieri dicendo che “sfiduciare lei equivale a sfiduciare il mio governo”. E noi tutti obbedimmo, turandoci il naso, compreso Civati».

 

MAURIZIO MARTINA MAURIZIO MARTINA

I rapporti insomma sono lacerati, in tanti ieri in Transatlantico non si salutavano più e si guardavano in cagnesco. Ma la battaglia del Senato incombe e lì si misurerà la capacità di Renzi di ricompattare il partito. Intanto, da subito, partirà un’offensiva sul fronte sinistro. Con l’uso del “tesoretto” per gli incapienti, con il comizio domenica alla Festa dell’Unità, con le unioni civili, lo ius soli. E il riconoscimento di una nuova leadership della minoranza dopo che cinquanta deputati di Area riformista hanno voltato le spalle a Roberto Speranza. Il premier già si rivolge al ministro Maurizio Martina come nuovo interlocutore per l’opposizione interna.

 

Dunque, a palazzo Madama, Renzi punta a gettare sul tavolo alcune aperture per bilanciare lo strappo sull’Italicum. Ma il nodo centrale resta quello del Senato elettivo, la minoranza non intende accontentarsi di alcune operazioni di semplice ritocco su parti marginali della riforma costituzionale. Sono già stati chiesti dei pareri di autorevoli costituzionalisti per sostenere l’ipotesi di una riapertura dell’articolo due, quello che riguarda appunto la composizione del Senato con i consiglieri regionali.

MATTEO ORFINI AL KARAOKE DI RADIO ROCKMATTEO ORFINI AL KARAOKE DI RADIO ROCK

 

La minoranza punta all’elezione diretta, in un listino a parte, dei futuri senatori. Secondo l’idea a suo tempo sostenuta da Gaetano Quagliariello. Ma c’è chi va oltre. Il bersaniano Miguel Gotor sostiene infatti, alla luce dell’approvazione dell’Italicum, che palazzo Madama dovrebbe diventare «un Senato delle garanzie e non più della autonomie, passando dal modello tedesco del Bundesrat a quello spagnolo».

 

Miguel Gotor Miguel Gotor

Significherebbe allargare le competenze di palazzo Madama ai diritti civili. Inoltre, sull’elezione del capo dello Stato, per la minoranza dem si dovrebbe prevedere una norma di chiusura, con il ballottaggio finale tra i primi due candidati più votati. Insomma, i bersaniani si aspettano una discussione vera, su punti qualificanti della riforma.

 

Solo in questo caso potrebbero dare voto favorevole alla legge costituzionale, sottraendosi alle sirene dei forzisti che puntano ad arruolarli per far fallire il progetto del governo. «Ora - tuonava ieri bellicoso a Montecitorio Augusto Minzolini - state certi che a Renzi faremo saltare la riforma a palazzo Madama. Così si andrà a votare con l’Italicum alla Camera e con il Consultellum al Senato».

 

 

Ultimi Dagoreport

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - IL RISIKO S'INGROSSA! L’APERTURA DI ASSICURAZIONI GENERALI A VALUTARE L'OFFERTA” DI MPS PER L’ACQUISIZIONE DI BANCA GENERALI, È UN GRAN PASSO AVANTI PER IL PIANO DI LOVAGLIO PER DISINNESCARE L’OPAS SUL “MONTE” DI BANCA INTESA - SECONDO PIAZZA AFFARI, L’OPERAZIONE TRIESTE-SIENA POTREBBE AVERE DALLA SUA L’APPOGGIO DEI POTENTISSIMI FONDI DI INVESTIMENTO INTERNAZIONALI, TRA CUI BLACKROCK, CHE HA PERALTRO IMPORTANTI INTERESSI NELLE BANCHE ITALIANE, TRA CUI INTESA - ORA INIZIA UNA PARTITA APERTISSIMA DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO, MA ANCHE DA QUELLO POLITICO: IL 26 OTTOBRE  L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DI MPS SARA' CHIAMATA AD APPROVARE L'ACQUISIZIONE E TUTTO PUO' SUCCEDERE...

mark zuckerberg proteste

HAI VOLUTO TRUMP? E ORA T’ATTACCHI ALLA SCORTA! – I LEADER DELLA SILICON VALLEY SONO OSSESSIONATI DALLA LORO SICUREZZA, E SPENDONO VAGONATE DI DOLLARI IN PROTEZIONE, GUARDIE DEL CORPO, BUNKER. COLPA DELLA SVOLTA TRUMPIANA E DELLA RIVOLUZIONE DELL’ACCELERAZIONE INCONTROLLABILE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHE RISCHIA DI PRODURRE FOLLE DI DISOCCUPATI INCAZZATI PRONTI AD ASSALTARE, OLTRE AI DATA CENTER, I VILLONI DEI PAPERONI – IL PIÙ PARANOICO DI TUTTI? MARK ZUCKERBERG! META SPENDE OLTRE 25 MILIONI DI DOLLARI ALL’ANNO ESCLUSIVAMENTE PER LA PROTEZIONE DEL SUO FONDATORE – L’OSSESSIONE DEI MILIARDARI PER BUNKER DI LUSSO, FORTEZZE SOTTERRANEE, RIFUGI IN NUOVA ZELANDA E HAWAII, CON INVESTIMENTI CHE OSCILLAVANO TRA I DIECI E I CINQUANTA MILIONI DI DOLLARI CIASCUNO...

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....