giorgia meloni alla camera - 1

LA PRESA DI POTERE DI GIORGIA MELONI - LUCIA ANNUNZIATA: “LE PRIME CINQUE AZIENDE PARTECIPATE DI CUI SI DISCUTE, DA SOLE POSSONO DIVENTARE IL CORE DELLA MESSA A TERRA DEL PNRR - MELONI POTREBBE IMMAGINARE QUESTO PATTO CON LE AZIENDE PUBBLICHE COME UN SUO BEL CDM PRIVATO, RISTRETTO E COMPETENTE. UN ACCENTRAMENTO DECISIONALE CHE NON È PREVISTO NELLA DESCRIZIONE DEL LAVORO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO. ALMENO FINCHÉ NON RIUSCIRÀ A FORMULARE ANCHE UNA RIFORMA A FAVORE DEL PRESIDENZIALISMO O DEL PREMIERATO. E A FARSELA VOTARE”

lucia annunziata foto di bacco

Estratto dell’articolo di Lucia Annunziata per “la Stampa”

 

Giorgia Meloni ha avviato il primo vero consolidamento del suo governo. O, a voler essere un po' spregiudicati, ha avviato un rafforzamento (al momento senza precedenti) dei suoi poteri. Entro giovedì 13, dopodomani, dovrebbero essere messi nero su bianco in un'unica tornata i nomi dei nuovi vertici di Enel, Eni, Leonardo, Poste e Terna. E il progetto della premier è di nominare uomini da lei indicati nelle posizioni apicali […] Curiosa pretesa, quasi una prevaricazione […]

 

MATTEO RENZI - ENRICO LETTA

Ma è proprio questa "pretesa" a costituire la novità: è la presa di distanza del solito accordone. Proprio per questo […] non è facile che la mossa della premier riesca. […] negli ultimi dieci anni, […] le nomine sono diventate sempre più uno straordinario strumento di "consolidamento" delle deboli fondamenta di questi esecutivi. […] in almeno tre casi le nomine sono state il cuore del passaggio politico.

 

Di Renzi abbiamo detto […] Il secondo caso […] è quello […] di Giuseppe Conte, la cui abilità di passare senza nessun danno, da un governo con Salvini, a uno con il Pd, è spiegata proprio con il desiderio dei due partiti del Conte 2 di arrivare alle nomine. E […] lo stesso governo Draghi, che seguì al Conte 2, sia stato azzoppato da una crisi di governo prima del marzo in cui sarebbe partita la tornata delle nomine che avrebbe dovuto fare lo stesso Conte.

CONTE DRAGHI

 

Potente tentazione, dunque, le nomine. E lo sono […] anche per il premier Giorgia Meloni che vi è arrivata alla partita con il piglio e la lista della battaglia decisiva del suo mandato. […] perché la premier ha deciso di giocare duro questa partita invece di usarla per premiare e aumentare il consenso dentro la sua maggioranza? Insomma, che cosa rimugina Giorgia Meloni in questo momento?

 

giorgia meloni

La risposta è in parte semplice, come si diceva: nelle nomine c'è l'idea di poter accumulare un potere dirimente. Desiderio in sé nei fatti in linea con l'altra tentazione dei tempi attuali – l'idea che in politica è dirimente un leader forte. Rimane tuttavia singolare che l'attuale governo […] abbia bisogno di "dimostrare" di avere questo forte mandato. In effetti […] non è un mistero che il governo giri a vuoto, che la cassa langue e che le misure stratosferiche promesse alla propria base elettorale (e ai propri alleati) sono, appunto, soltanto promesse.

 

descalzi meloni

[…] il Pnrr non gira, è come una cassaforte di cui non si hanno le chiavi. […] il governo è inchiodato su questo problema, che ci inchioda anche nei nostri rapporti con l'Europa. Ed è probabilmente la soluzione della questione Pnrr su cui dobbiamo tenere gli occhi fissi per capire a che punto siamo. La partita delle nomine può dare al premier più poteri, ma anche (e forse soprattutto) più strumenti: le prime cinque aziende partecipate di cui si discute valgono in borsa 141 miliardi (valore di giovedì scorso), hanno uomini e competenze in abbondanza per coprire missioni specifiche di cui si occupano, ma anche per esercitare la loro influenza su un ampio spettro di questioni nazionali e internazionali.

 

alfredo mantovano giorgia meloni

In sintesi: da sole queste aziende possono diventare il core della messa a terra del Pnrr, in cui per altro hanno già assegnato un ruolo da parte dell'Europa. Unirle, farne un unico corpo di progetto ed esecuzione, è la soluzione semplice che è davanti a tutti e che nessuno vuol vedere. Lo diceva alcuni giorni fa in una intervista il sindaco di Milano Giuseppe Sala: «Alla fine il Pnrr si farà con Eni, Enel e Leonardo». […] Il punto è che in politica, se questa fosse la soluzione, avverrebbe qualcosa; un cambio, che avrebbe profondi impatti sugli equilibri interni del governo.

 

meloni salvini

La presidente del Consiglio potrebbe infatti immaginare questo patto con le aziende pubbliche come un suo bel Cdm privato molto ristretto e molto competente, ben fornito di liquidità e molto operativo. Un salto nell'efficacia di governo […] ma […] anche un accentramento decisionale che al momento non è previsto nella descrizione del lavoro del presidente del Consiglio. Almeno finché Giorgia Meloni non riuscirà a formulare anche una riforma istituzionale a favore del presidenzialismo o del premierato. E a farsela votare.

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