UN QUIRINALE COI BAFFI: NEL CAOS PRENDE QUOTA LA SOLUZIONE D’ALEMA

Claudio Cerasa per "Il Foglio"

Fino a ieri pomeriggio - ovvero fino a poche ore prima che Bersani consegnasse a Berlusconi la rosa dei candidati per il Quirinale, con Franco Marini in testa - sul percorso seguìto dal Pd per arrivare all'elezione del successore di Napolitano molte delle impronte lasciate sul terreno continuavano ad avere l'inconfondibile forma di Massimo D'Alema.

Formalmente, il nome dell'ex premier non è mai stato in cima alla lista dei quirinabili, e nell'ottica di Bersani ha rappresentato solo una soluzione d'emergenza da utilizzare in caso di fallimento delle trattative sui due veri candidati del segretario: prima Giuliano Amato e ora, come confermato ieri sera da Pier Luigi Bersani, Franco Marini.

Nonostante questo, però, nel corso della giornata di ieri, la partita di D'Alema era ancora chiara e aperta e si giocava su due piani che potrebbero riproporsi qualora dovesse andare in fumo la trattativa su Marini. Strategia semplice: fare il king maker puntando su Amato e poi entrare in un secondo momento personalmente in campo. Fino a ieri il piano A di D'Alema era considerato dal Pd come l'unica soluzione per trovare un accordo col Pdl.

Nel corso della giornata però è successo che improvvisamente il pallottoliere dei grandi elettori - che si riuniranno da questa mattina alle 10 a Montecitorio per eleggere il successore di Napolitano - ha cominciato a segnalare che la candidatura di Amato rischiava di presentare ostacoli insormontabili legati a un problema non secondario: i numeri.

E i numeri su Amato dicono che un accordo tra centrodestra, centrosinistra e lista Monti (che insieme hanno, delegati regionali a parte, 803 elettori) rischia di non essere sufficiente per far passare il prof. al primo turno. Per due ragioni: da un lato il "no" ufficializzato ieri da Sel (44 parlamentari) e dalla Lega (35 parlamentari) e dall'altro un calcolo confermato ieri da D'Alema ad Amato: i circa 80 franchi tiratori che, secondo i dalemiani, sarebbero pronti a votare contro Amato nel segreto dell'urna. Risultato? I voti certi per il professore sarebbero circa trenta in meno del quorum necessario per essere eletti al primo turno (672). Insomma, il caos totale.

E nel caos il nome di D'Alema potrebbe essere la soluzione per mettere le cose in ordine. "Massimo - dice al Foglio un suo stretto collaboratore - sarebbe l'unico che avrebbe insieme i voti della Lega, del Pdl, di Sel, Scelta civica e di una parte del Pd, compresi i renziani, e sarebbe l'unico tra tutti ad avere i numeri certi per essere eletto presidente, anche al primo turno. Non è un mistero, nel Pd lo sanno tutti. E se Bersani non punta su D'Alema la ragione è evidente, diciamo".

La ragione per cui l'alternativa scelta da Bersani per sostituire Amato non si chiama D'Alema ma si chiama Marini è legata a una questione che riguarda anche il destino personale del segretario. Con un ex diessino al Quirinale, Bersani è consapevole del fatto che per lui si complicherebbe la strada per un suo esecutivo mentre un altro scenario si verrebbe naturalmente a creare con lo schema Marini.

Problema: reggerà lo schema stamattina? Le incognite sul pallottoliere dicono che anche il nome di Marini corre il rischio di non avere i numeri per difendersi dai proiettili dei franchi tiratori e questa volta la partita per l'ex presidente del Senato si gioca all'interno del centrosinistra.

Qui i problemi per Bersani sono tre. Da una parte c'è Renzi, che anche ieri ha ricordato che votare Marini "vuol dire fare un dispetto al paese" e che per questo potrebbe decidere di far pesare nell'urna i suoi 51 parlamentari. Dall'altra parte ci sono i voti dei vendoliani (44) e dei giovani turchi (66). I primi (o almeno molti di loro) hanno annunciato di essere intenzionati a non votare Marini e a puntare sul candidato grillino, ovvero Stefano Rodotà; i secondi, conferma al Foglio Matteo Orfini, non voteranno un candidato "che spacca il Pd e la coalizione".

E il pallottoliere dice dunque che sugli 803 elettori di cui dispongono centrodestra, centrosinistra e Monti ci sarebbero circa 150 voti traballanti: mancano 20 voti per la maggioranza assoluta. Il caos. E nel caos, si sa, l'unico che potrebbe rimettere le cose in ordine prima della quarta votazione prodiana è sempre lui, e si chiama D'Alema.

 

DALEMA E AMATO FRANCO MARINI FOTO LA PRESSE FRANCO MARINI E PIERLUIGI BERSANI BERSANI PRODI A MILANO abbraccio ALFANO E BERSANIDALEMA E BERLUSCONI

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