RAI, TUTTI A CASA - MONTI STAREBBE PENSANDO A DUE CANDIDATI MANAGER: FRANCO BERNABÈ, PRESIDENTE DI TELECOM, E CLAUDIO CAPPON, GIÀ DUE VOLTE DIRETTORE GENERALE - MAURIZIO GASPARRI E PAOLO ROMANI FORMALMENTE SCHIERATI CONTRO OGNI REVISIONE DELLA GOVERNANCE. EPPURE NEL PDL INVITANO A NON DARE PER SCONTATO IL NO DEL CAVALIERE - “LA RAI È SOLTANTO UN PEZZO DELL´ACCORDO GENERALE CHE BERLUSCONI STA TRATTANDO CON MONTI. SE GLI ALTRI PEZZI ANDRANNO A POSTO ANCHE SULLA RAI L´INTESA SI TROVERÀ”...

Francesco Bei per "la Repubblica"

Abbiamo cullato per un po´ l´illusione d´essere diventati di colpo un paese normale, ma la solita polemica scema sul festival di Sanremo ci riporta all´umile realtà. Scema, più scema. Tanto che già la prossima settimana verranno convocati i leader dei tre partiti di maggioranza - Alfano, Bersani e Casini - per discutere i dettagli della riforma di viale Mazzini. Il Professore, che oltretutto questa sera incontrerà i vertici del Vaticano per l´anniversario dei Patti Lateranensi, è rimasto sconcertato dal racconto del monologo di Celentano con l´invito alla chiusura di Avvenire e Famiglia Cristiana.

Un´irritazione accresciuta dalla notizia che la Sipra ha chiesto conto alla Rai per quei 6-700 mila euro di spot non andati in onda a causa dello sforamento dello showman. Per non parlare delle reazioni di quei ministri più vicini al mondo cattolico come Riccardi, Passera o Ornaghi. Sotto accusa sono finiti il dg Lorenza Lei e il direttore di Raiuno Mauro Mazza.

Non che Monti abbia aspettato il Molleggiato per capire di dover intervenire su un´azienda che, fin dall´inizio del suo mandato, ha individuato come la grande malata. Che il premier avesse deciso comunque di accelerare l´aveva compreso infatti il presidente Paolo Garimberti quando due giorni fa - prima dunque della grana Sanremo - era stato ricevuto a palazzo Chigi da Monti, Passera e Grilli.

Una riunione molto operativa e "didattica", durante la quale Garimberti era stato sottoposto a una raffica di domande molto specifiche da parte del premier, tutte centrate sulla "governance" dell´azienda: «Ogni quanto si riunisce il Cda?». «Quali obblighi impone il contratto di servizio?». «Come agisce il direttore generale?». Del resto, durante l´ultimo vertice con i segretari di maggioranza, Monti aveva chiarito che la Rai sarebbe stata il prossimo bersaglio del governo. «Quando ci rivedremo - aveva detto sibillino il Professore ai tre segretari - dovremo parlare della Rai e lo faremo sicuramente». Il momento è arrivato.

Il piano Monti-Passera, tenuto ancora segreto e circolato soltanto per grandi linee ai vertici dei partiti, prevede un intervento di cesello sulla legge Gasparri, senza grandi stravolgimenti. Il muro eretto dal Pdl a difesa dell´attuale sistema e i tempi stretti imposti dalla scadenza dell´attuale Cda non consentono infatti di rivoltare l´azienda. Ma qualcosa per allentare la morsa dei partiti Monti intende comunque farla. L´idea è quella di ridurre intanto da 9 a 5 i membri del Consiglio d´amministrazione.

Una modifica semplice, ma che avrebbe effetti importanti, dando al governo una forte leva per prendere in mano il timone dell´azienda. Monti infatti potrebbe disporre del voto del suo uomo in Consiglio (il rappresentante del Tesoro), del presidente e del direttore generale. Ai partiti resterebbero solo tre consiglieri: uno per il Pdl-Lega, uno per il centrosinistra e uno per il Terzo polo.

Una semplificazione drastica, che priverebbe la politica di maggioranze certe nel Cda. Al posto di Lorenza Lei (Dagospia scrive che per scusarsi di Celentano e coprirsi le spalle ieri il Dg avrebbe chiamato direttamente il cardinal Bertone) Monti starebbe pensando a due candidati manager: Franco Bernabè, presidente di Telecom, conosciuto dal premier anche per la comune partecipazione agli incontri del gruppo Bilderberg; e Claudio Cappon, grande conoscitore dell´azienda per averla già guidata due volte da direttore generale.

Resta il fatto che il Pdl è ancora formalmente schierato contro ogni revisione della governance. I due mastini a guardia dell´azienda contro le "invasioni di campo" del governo sono Maurizio Gasparri e Paolo Romani. Che continuano da giorni, di fronte alle voci di un intervento montiano, a rivendicare le prerogative esclusive del Parlamento. Eppure nel Pdl, nel cerchio magico di Berlusconi, invitano a non dare per scontato il no del Cavaliere.

«La Rai - spiega un uomo vicino all´ex presidente del Consiglio - è soltanto un pezzo dell´accordo generale che Berlusconi sta trattando con Monti. Se gli altri pezzi andranno a posto anche sulla Rai l´intesa si troverà». Le lancette intanto corrono. Tra sei settimane scadrà il Cda e Monti non intende rassegnarsi a una proroga dell´attuale vertice. Per cui la mini-riforma alla Gasparri potrebbe anche trovare posto in un emendamento al decreto semplificazioni appena arrivato alla Camera.

 

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