1. RAI3 È FATTA: ANTONIO DI BELLA CEDE LA POLTRONA AD ANDREA VIANELLO E VA A PARIGI 2. iL PROSSIMO CDA DI GIOVEDÌ 22 NOVEMBRE DOVREBBE SANCIRE ANCHE L’ADDIO DI MAURO MAZZA DA RAIUNO PER ANDARE AD OCCUPARE LA POLTRONA DI PRESIDENTE DI RAI CINEMA. AL POSTO DI MAZZA, ARRIVA IL CASINIANO GIANCARLO LEONE. INVECE L’OTTIMO ANGELO TEODOLI SI CARICA SUL GROPPONE L’ARDUO COMPITO DI FAR RISORGERE RAI2 3. CHI ANDRÀ AD OCCUPARE LA STRATEGICA POLTRONA DEL TG1 CON LE ELEZIONI PIÙ TURBOLENTE E “INGRILLITE” DELLA STORIA ALLE PORTE? DEI TRE NOMI IN PISTA, SORGI, ORFEO E MAGGIONI, È QUEST’ULTIMA, APPOGGIATISSIMA ANCHE DAL VATICANO, LA FAVORITA 4. DOPO AVER MESSO IL VETO SU RAI3 PER IL CONFRONTO PD, FINITO SU SKY, CHE VUOLE FARE BERSANI DELLA RAI? PRIVATIZZARLA? COMMISSARIARLA? IL PD HA 2 CONSIGLIERI E INNUMEREVOLI DIRIGENTI, EPPURE DA MESI NON ESPRIME NESSUNA STRATEGIA

1. DAGOREPORT
Rai3 è fatta: Antonio Di Bella, dopo il rifiuto a prendersi in carico la direzione di Rai News24 spodestando Corradino Mineo, cede la poltrona della terza rete ad Andrea Vianello e ottiene il posto di corrispondente da Parigi. Esuberante e napoletano come Gubitosi, Vianello fu bocciato da La Russa e Gasparri quando venne proposto per il post-Santoro su Rai2.

Il cambio di guardia dovrebbe avvenire, salvo orrori politici, nel prossimo CdA di giovedì 22 novembre. Che dovrebbe sancire anche l'addio di Mauro Mazza da Raiuno per andare ad occupare la poltrona di presidente di Rai Cinema, occupata da Franco Scaglia. Al posto di Mazza, arriva l'atteso Giancarlo Leone. Invece l'ottimo Angelo Teodoli si carica sul groppone l'arduo compito di far risorgere Rai2.

Lo sbarco leonino è stato contrastato e poi bocciato dal Pdl di Cicchitto che considera Leone in quota Casini e Gubitosi ha compreso sulla propria pelle che certi spostamenti vanno "concertati", in primis chi andrà ad occupare la strategica poltrona del Tg1 con le elezioni più turbolente e "ingrillite" della storia alle porte. Dei tre nomi in pista, Sorgi, Orfeo e Maggioni, è quest'ultima, appoggiatissima sia dai palazzi della politica sia dai palazzi vaticani, per ora in testa.


2. SEVIZIO PUBBLICO - C'È UNA DOMANDA A CUI BERSANI NON VUOLE RISPONDERE: CHE VUOLE FARE DELLA RAI?
Marco Travaglio per "il Fatto quotidiano"

Dicono i retroscenisti che Bersani non ne volesse sapere del confronto in tv con gli altri candidati. E, vista la sua performance dell'altra sera, aveva ragione: ingessato, impettito, un po' scazzato, legnoso come chi ha inghiottito un manico di scopa, è stato forse il peggiore dei "Fantastici Cinque" (come li avevano definiti quei gran geni dell'ufficio stampa del Pd, che al segretario avevano riservato il ruolo, credibilissimo, di uomo-roccia).

Alla fine si è rassegnato, ma ha imposto che il confronto andasse in onda non sulla Rai, ma su Sky per due motivi. Primo: l'ambiente gelido, asettico, quasi obitoriale della pay-tv. Secondo: la platea ristretta degli abbonati Sky, che avrebbe prevedibilmente fatto registrare un ascolto basso (infatti lo share del confronto è stato del 6%, che è un record per Sky, ma equivale alla metà o a un terzo di quello che si sarebbe totalizzato su Rai o La7).

Bersani dev'essersi detto: se proprio devo mettermi al livello di concorrenti più dinamici di me, come Vendola e Renzi, che non devono ogni giorno tenere insieme un'Armata Brancaleone che va da Fioroni a Fassina, da Letta (Enrico, quello di destra) alla Camusso, strizzando l'occhio a Monti, Casini e Vaticano senza perdere per strada Fiom e Sel, e soprattutto cercando di evitare la solita telefonata mattutina di Napolitano con monito incorporato, beh, che almeno tutto avvenga lontano da troppi occhi indiscreti e da domande ancor più indiscrete.

Dunque niente Fazio, niente Floris, niente Lerner, niente Mentana, niente (ci mancherebbe) Santoro. E perfino, per non scivolare sulla bava, niente Porta a Porta, dove pure Vespa rivendica ai politici il sacrosanto diritto di scegliersi i giornalisti. C'è però un piccolo problema: la Rai, anche se fa sorridere la sola idea, sarebbe il "servizio pubblico radiotelevisivo". Nel Cda siedono due rappresentanti in quota Pd, sia pur indicati dalla "società civile" (Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi).

Il presidente e il direttore generale, due automi ectoplasmatici usciti dai caveau delle banche, li ha imposti il governo Monti, sostenuto anche dal Pd. Fra direttori di rete e di tg, fra i capi-struttura e i papaveri vari gli uomini del Pd sono un battaglione. Così come nella commissione parlamentare di Vigilanza e nelle presunte Authority indipendenti di garanzia (per i partiti, naturalmente).

Tant'è che nessuno si permette mai di infastidire il Pd con notizie o inchieste scomode (ve l'immaginate che sarebbe accaduto se Rai3 avesse riservato un trattamento Di Pietro a Bersani o all'Udc alleata di Crocetta proprio la domenica in cui la Sicilia stava votando?). Siccome tutti questi signori li stipendiamo noi con il canone, vorremmo sapere che cosa pensa Bersani della Rai pubblica e che cosa intende farne in futuro, visto che non la ritiene neppure in grado di organizzare un confronto fra i cinque candidati alle primarie e le preferisce la pur ottima tv a pagamento di Rupert Murdoch.

La vuole privatizzare? La vuole commissariare, più ancora di quanto già non lo sia oggi? O la vuole mantenere così com'è, salvo poi delegittimarla alla prima occasione e lasciarla sul piano inclinato di una crisi sempre più irreversibile di contenuti, idee e bilanci? Ci piacerebbe tanto chiederglielo de visu - a nome dei nostri lettori che sono anche in parte elettori delle primarie - nel forum redazionale che gli avevamo proposto: purtroppo, diversamente da Renzi, Vendola, Puppato e Tabacci, Bersani non ha ancora risposto e forse non lo farà più. Naturalmente sarebbe pure interessante sapere che ne pensano, del mortificante ceffone subìto a opera del Pd, i vertici "tecnici" della Rai. Ma non risulta che siano programmati a rispondere alle domande. Ci vuole un nuovo microchip che non è stato ancora inventato.

 

LUIGI GUBITOSI Andrea Vianello eag17 antonio dibellaCORRADINO MINEO Mauro Mazza con moglie Giancarlo Leone ANGELO TEODOLIPIER FERDINANDO CASINI

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