berlusconi calabresi sallusti

RANDELLATE FRA DIRETTORI SULLA TOMBA DI D’AVANZO - CALABRESI (REPUBBLICA) S’INGINOCCHIA ALLA MEMORIA E SE LA PRENDE CON SALLUSTI (IL GIORNALE) CHE LO DEFINISCE “SPREGIUDICATO” : COME SE PER UN GIORNALISTA FOSSE UN’OFFESA - L’ESPRESSO SOFFRE DELL’ASSENZA DI SILVIO

 

1. IL RIGORE E LA CALUNNIA

 

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Mario Calabresi per “la Repubblica”

 

Giuseppe D’Avanzo leggeva i quotidiani, i libri, gli atti giudiziari e ogni documento che avesse un interesse giornalistico da cima a fondo, sottolineandoli con una matita rossa e blu. Non alla ricerca di errori, ma per evidenziare cosa era importante e cosa era fondamentale. Giuseppe D’Avanzo curava meticolosamente le sue fonti, non lasciava mai che il tempo diradasse i legami.

 

Aveva un metodo caparbio, ricordo di averlo visto chiamare ogni sera alla stessa ora un numero di Bagdad per parlare con Nicola Calipari che lavorava alla liberazione degli italiani rapiti in Iraq. Chiamava senza sosta anche se suonava a vuoto. Aveva un metodo ossessivo per puntualità e precisione, un metodo dettato dalla passione.

 

Un metodo che aveva applicato anche agli scandali di Berlusconi e che portò alle famose dieci domande su Noemi Letizia pubblicate da Repubblica. Rileggerle oggi, insieme ai suoi pezzi, provoca sgomento: quanto discredito e quante occasioni perse in una presidenza del Consiglio che non aveva più nessuna energia per il governo del Paese, distolta com’era dai casi privati.

 

mario calabresi  massimo giannini ballaromario calabresi massimo giannini ballaro

Perché parlo oggi di D’Avanzo? Perché purtroppo manca da più di cinque anni e non può difendersi dalle calunnie. Un professionista del dileggio come Alessandro Sallusti ieri, ricordando la campagna giornalistica contro Berlusconi, lo ha definito «parlandone da vivo, un collega morboso, rancoroso, spregiudicato e asservito ai peggiori magistrati…».

 

Ma Peppe non è vivo e se ce ne occupiamo è perché ci troviamo di fronte a chi ha elevato a professione il gesto di sporcare storie e memorie. In Italia siamo stati costretti a convivere con colleghi che hanno prosperato costruendo falsi dossier e campagne di discredito; per questo ricordare D’Avanzo e il suo rigore è sempre una bella boccata d’aria pulita.

 

 

2. ALL’UNDICESIMA DOMANDA RISPONDIAMO SI’

 

Alessandro Sallusti per “il Giornale”

 

alessandro sallustialessandro sallusti

L' Espresso, settimanale storico della sinistra italiana, dedica larga parte del numero in edicola a Silvio Berlusconi, aprendo le celebrazioni dell' ottantesimo compleanno del Cavaliere che cade a giorni, il 29 settembre. «Carissimo nemico», è il titolo di copertina, la centesima, come viene ricordato, che la rivista dedica a Berlusconi in oltre vent' anni.

 

Il pezzo forte è un' articolessa di Ezio Mauro, ex direttore di La Repubblica, l' uomo che orchestrò e guidò la più grande, meticolosa e incessante campagna giornalistica, spesso gratuitamente diffamatoria, che si ricordi contro un singolo uomo, Berlusconi appunto. Il titolo è: «L' undicesima domanda», facendo seguito a quel tormentone infamante delle «dieci domande» che La Repubblica lanciò, come attacco finale a Berlusconi, al nascere dell' inchiesta su Ruby, a firma di Giuseppe D' Avanzo, braccio armato di Ezio Mauro e, parlandone da vivo, collega morboso, rancoroso, spregiudicato e asservito ai peggiori magistrati dai quali riceveva quotidianamente veleni nei quali intingere la penna.

 

ezio mauro   ezio mauro

Questa «undicesima domanda» è: «Cavaliere, ma ne valeva la pena?» (di scendere in campo e provare a cambiare il Paese nel modo in cui è accaduto).

 

La risposta è già in quel punto interrogativo con il quale L' Espresso, per la prima volta nella sua storia, sostituisce le granitiche certezze su quello che fino a poco tempo fa consideravano «il male assoluto». A prima vista potrebbe sembrare un onore delle armi a un nemico che considerano vinto e la cui distruzione ha rappresentato il loro scopo di vita. Quasi un rimpianto, da reduci di un' epopea eroica che non c' è più.

 

valentino valentini e berlusconi all uscita del san raffaele 5valentino valentini e berlusconi all uscita del san raffaele 5

Ma la verità è in alcuni indizi disseminati negli articoli dell' Espresso. È vero che Silvio Berlusconi ha perso alcune battaglie politiche e giudiziarie, ma la guerra, e per la prima volta lo ammettono, l' hanno persa i D' Avanzo, gli Ezio Mauro (uno che peraltro è stato al servizio di un evasore fiscale come Agnelli e di uno che ha ammesso di pagare tangenti, come De Benedetti), quelli de L' Espresso e il mondo che rappresentano: Berlusconi è ferito ma vivo; la loro sinistra ideologica e post comunista per la quale hanno combattuto con i metodi più sporchi del giornalismo, della politica e della giustizia è definitivamente morta e le sue spoglie se le stanno spartendo Renzi e Grillo.

 

Per cui la nostra risposta alla «undicesima domanda», al netto delle sofferenze fisiche e psicologiche che ha dovuto subire Silvio Berlusconi, è: sì, ne valeva la pena. E il vostro rimpianto di oggi per il «carissimo nemico» alla vostra altezza lo conferma.

 

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