attacchi dubai iran

LA RAPPRESAGLIA IRANIANA È STATA PIÙ AMPIA DEL PREVISTO - CON GLI ATTACCHI CONTRO I PAESI DEL GOLFO, TEHERAN VUOLE DESTABILIZZARE LE MONARCHIE SUNNITE, METTERE IN CRISI IL LORO SISTEMA ECONOMICO BLOCCANDO AFFARI, TURISMO E TRASPORTI - I GRATTACIELI DI DUBAI, IL LUNGOMARE DI ABU DHABI E I PALAZZI DI RIAD HANNO BISOGNO DI "QUIETE E ARMONIA": I PRINCIPI, A COMINCIARE DAL SAUDITA BIN SALMAN, HANNO IN MENTE GRANDI PROGETTI DI SVILUPPO, SPERANO DI ATTIRARE INVESTIMENTI. MA SE SCOPPIANO LE BOMBE È DIFFICILE CHE ARRIVINO - PROPRIO BIN SALMAN, SABATO, HA OFFERTO ASSISTENZA AGLI EMIRATI, GESTO RILEVANTE VISTI I PESSIMI RAPPORTI DEGLI ULTIMI TEMPI...

 

 

Estratto dell’articolo di Guido Olimpio per il "Corriere della Sera"

mohammed bin salman intervistato dalla cbs nel 2018

 

Un conteggio provvisorio, in evoluzione perché gli iraniani continuano a «sparare» contro tutti. Dal 28 febbraio hanno lanciato quasi 1.500 tra missili terra-terra e droni kamikaze. Una risposta massiccia agli strike di Israele e Stati Uniti, un tiro intenso riservato soprattutto ai Paesi arabi che ospitano basi americane.

 

Una categoria non proprio rigorosa perché hanno anche colpito l’Oman, il grande mediatore della regione. Forse un errore di mira oppure una conseguenza dell’autonomia concessa agli «artiglieri» dal potere centrale: in caso di guerra sapete cosa fare, anche senza ordini precisi.

 

donald trump e mohammed bin salman alla casa bianca foto lapresse 8

Una spiegazione sostenuta in tv dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, conferma indiretta di un gap nella catena di comando sconvolta dai bombardamenti quotidiani da parte di Stati Uniti e Israele.

 

Alla vigilia del conflitto Teheran aveva minacciato ritorsioni nei confronti dei vicini e il rischio era stato messo nel conto. Solo che la rappresaglia è stata più ampia del previsto e indiscriminata. I «vettori» sono arrivati sia sulle installazioni militari che sui siti civili nonostante Ali Larijani, figura chiave del regime, abbia sostenuto il contrario.

 

La mappa è ampia. Gli alberghi e l’aeroporto di Dubai, i moli usati dalla Marina francese ad Abu Dhabi, una postazione americana a Erbil (Iraq), una petroliera nel Golfo, il porto omanita di Duqm, uffici della US Navy in Bahrein, target in Arabia Saudita, Kuwait, Qatar. Violati gli spazi aerei di Siria e Giordania, inviati droni verso il Mediterraneo orientale. E, ovviamente, il territorio dello Stato ebraico.

abbas araghchi a roma con antonio tajani

 

La strategia risponde a un disegno preciso ma non è detto che il piano riesca. Teheran vuole destabilizzare le monarchie sunnite, mettere in crisi il loro sistema economico, far pagare loro un prezzo alto bloccando affari, turismo, visite, trasporti.

 

I grattacieli di Dubai, i musei e il lungomare di Abu Dhabi, i palazzi di Riad hanno bisogno di «quiete e armonia». I principi, a cominciare dal saudita Mohammed bin Salman, hanno in mente grandi progetti di sviluppo, sperano di attirare investimenti. Ma se scoppiano le bombe è difficile che arrivino.

 

GLI OBIETTIVI DELLA RITORSIONE IRANIANA DOPO GLI ATTACCHI DI USA E ISRAELE

Sabato sera migliaia di stranieri si sono ritrovati prigionieri nel Golfo senza sapere come partire a causa della sospensione dei voli. Altrettanto serie le ripercussioni sui transiti marittimi. Ecco che allora gli ayatollah (o i pasdaran) sperano di indurre i governi a fare pressione sulla Casa Bianca affinché si arrivi prima o poi a una tregua. Magari contando sul ruolo dei principali negoziatori, ossia il Qatar e l’Oman, nonostante le abbiano colpiti.

 

Il gioco — scoperto — però può trovare ostacoli, perfino innescare una contro-risposta dolorosa. Proprio bin Salman, sabato, ha offerto assistenza agli Emirati, gesto rilevante visti i pessimi rapporti degli ultimi tempi. Ieri non ha nemmeno escluso il ricorso alla forza a difesa dei propri confini. E a questo proposito c’è l’indiscrezione del Washington Post secondo cui l’Arabia Saudita avrebbe assunto una posizione ambigua:

influencer a dubai durante gli attacchi iraniani 3

 

in pubblico si è detta contraria all’assalto, in privato ha esortato The Donald a colpire prima che l’Iran diventi troppo forte. Un timore legato al futuro ma reso più vicino dalle raffiche di missili e Shahed arrivati in queste ore sulle città, una dimostrazione di cosa possono fare i Guardiani. Intanto la ritorsione iraniana si fa sentire nello stretto di Hormuz: almeno tre navi mercantili sono state colpite, e gli analisti temono un’impennata del petrolio.

 

Esiste anche un’altra preoccupazione nelle capitali arabe e riguarda il destino dell’Iran. Nessuno sa cosa potrebbe accadere in caso di un crollo della Repubblica islamica. Caos, secessione delle regioni separatiste — baluchi, curdi —, oppositori divisi e frazionati, pericolo di scontri. Una seconda rivoluzione priva però di una struttura in grado di guidarla.

influencer a dubai durante gli attacchi iraniani 10MEME SUL MINISTRO CROSETTO BLOCCATO A DUBAI PER L ATTACCO DELL IRAN AGLI EMIRATI ARABIinfluencer a dubai durante gli attacchi iraniani 8MEME SUL MINISTRO CROSETTO BLOCCATO A DUBAI PER L ATTACCO DELL IRAN AGLI EMIRATI ARABIAbbas Araghchi

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