1. MENTRE VA IN ONDA LA GRANDE TRUFFA POLITICA E MEDIATICA DELLA RIPRESA ECONOMICA, CHE PURTROPPO IN ITALIA NON C'È E NON CI SARA’, RE GIORGIO II E LETTA NIPOTE DECIDONO CHE BISOGNA FARE DI TUTTO PER ARRIVARE AL 2015 MA NON A TUTTI I COSTI 2. ED ECCO COME IL NIPOTE PREMIER VA ALL'ATTACCO: HA CHIESTO AL SUO PORTABORSE SUDARIO FRANCESCHINI DI PREPARARE I PASSI NECESSARI PER PRESENTARE UN AGGIORNAMENTO DEL PROGRAMMA ALLE CAMERE E AVERE UN NUOVO VOTO DI FIDUCIA 3. I CATA-FALCHI DI FORZA ITALIA CHIEDONO A BERLUSCONI DI LASCIARE ALFANO AL PDL 4. LA VERA PAURA DEL FIDANZATO DELLA PASCALE: L'ATTACCO FINALE DELLA MAGISTRATURA CON LA "GRANDE RETATA" DI CHI, IN POLITICA E NON, E' A LUI RICONDUCIBILE, SECONDO QUANTO AFFIORATO CON INDIZI CONSISTENTI IN MOLTEPLICI INCHIESTE

DAGOREPORT

Conti pubblici a parte, Re Giorgio II Napolitano e Letta Enrico si sono trovati ieri sera perfettamente d'accordo: bisogna fare di tutto per arrivare al 2015, ma non a tutti i costi. E non puo' continuare, si sono detti, lo stillicidio quotidiano di dichiarazioni e di repliche che tengono costantemente in fibrillazione il quadro politico e attizzano i mercati dando un senso di provvisorieta' in cui non si capisce ormai più dove inizia e finisce la propaganda e da dove invece si fa sul serio.

Una situazione insostenibile per qualunque Paese e in primo luogo per il nostro: debole, fragile e con uno dei più grandi debiti pubblici del mondo nel bel mezzo di una "crisi epocale" che ha messo in ginocchio famiglie, imprese, commercio e consumi. E che sta subendo insieme al danno anche la beffa: per isolare e costringere a miti consigli il condannato Berlusconi Silvio un quasi impercettibile rallentamento della caduta rispetto all'anno scorso si sta trasformando nel governo, in chi lo difende e nei media compiacenti nella "ripresa economica che non va messa a rischio". Una grande truffa politica e mediatica, peraltro abbastanza inutile visto che il Cav non Cav e' il primo a preoccuparsi dei reali interessi delle sue aziende.

Chi ha assistito all'incontro tra i due presidenti, il valido anziano al secondo mandato e il giovane che non vuole restare schiacciato dal successo di essere arrivato a palazzo Chigi, racconta che i due non si sono fermati all'analisi, hanno delineato anche le prossime mosse per dire basta sul serio alla palude attuale: o le larghe intese sono vera condivisione di un percorso comune per affrontare e risolvere nodi strutturali che da sola nessuna parte politica e' in grado di fare, oppure ognuno per la propria strada.

E Letta nipote e' stato incaricato di dirlo chiaro e tondo a Letta zio oggi. Anche perché il primo non ha nessuna intenzione di bollire a fuoco lento a causa delle intemperanze berlusconiane e delle tensioni interne al Pd e dunque sta pensando davvero di giocare d'anticipo o, come lui ha detto testualmente, d'attacco.

In cosa consiste l'attacco di Letta nipote, concordato con Re Giorgio II? Se dopo la benedizione di Obama e la rappresentazione di lunedi prossimo a New York sull'attrazione di investimenti esteri in Italia davanti a capi azienda italiani che stanno volando in queste ore sull'Atlantico per quello, il quadro politico non avrà una inversione di tendenza, il premier ha già detto a Franceschini Dario, ministro per i Rapporti con il Parlamento, di apprestare una modalità per presentarsi davanti alle Camere con un programma di governo aggiornato alla luce delle rilevanti novità delle ultime settimane. Al termine del dibattito, Camera e Senato sarebbero chiamati ad esprimere il proprio voto, di sostegno o di dissenso.

Cosa succederebbe in tal caso, e come reagirebbero le forze politiche? Certo, sarebbe una occasione ghiotta per i falchi del Pdl che spererebbero, soprattutto al Senato, di cogliere un risultato che inseguono ormai da mesi.

Ma i cata-falchi non tengono conto del fatto che la provvisorietà non riguarda solo il governo e la sua maggioranza ma soprattutto le pseudo forze politiche in campo, nessuna esclusa. I fronti aperti sono tanti: nell'ordine, gli assetti di potere e organizzativi che dovranno confluire negli organigrammi del Pdl/Forza Italia con equilibri difficilissimi se non impossibili da comporre; le incognite di un insidioso percorso congressuale del Pd;

la fine pluriannunciata di Scelta Civica che deve scegliere solo il giorno in sui si scioglie in tre tronconi, un pezzo verso Renzi Matteo, un pezzo verso l'Udc/Ppe, un pezzo fedele a Monti che in Europa ora guarda ai liberali; la probabile scissione nel Movimento 5 Stelle che, in particolare nel decisivo Senato, ribolle di colpi e contraccolpi anche sotto la cintura con l'assoluta consapevolezza da parte di tutti i non allineati al verbo di Grillo Beppe e di Casaleggio Roberto che o fanno rapidamente qualcosa o la loro sorte e' inesorabilmente segnata per essere già stati cancellati con un tratto di penna dagli organigrammi del M5S dove trovano posto solo i super fedelissimi dei due paraguru.

Unica certezza a favore della stabilità gli inviti ai "terzisti" rivolti dal vecchio dc De Rita Giuseppe ad appoggiare il governo e il sempre piu' esteso radicamento della "maggioranza silenziosa" di Naccarato Paolo.

Letta Enrico si prepara dunque ad andare in Parlamento per cercare di confermare il suo governo mettendo, almeno per sei mesi, un freno ad una situazione di conflittualita' verso la sua azione che tanto danno sta producendo anche all'economia, ma sa che non ci saranno bluff perche' i numeri saranno la sola verità: o ottiene una fiducia convinta oppure soccombe.

Intanto, Berlusconi Silvio nonostante l'umore depresso e le paure che lo accompagnano, non sta con le mani in mano nelle ultime settimane di movimenti liberi che ha prima dei domiciliari e dei servizi sociali. Giovedì sera ha incontrato gli inquieti senatori siciliani del Pdl, i quali hanno ribadito chiaro e tondo al leader in pre-cattivita' due cose semplici e nette: leali e fedeli fino in fondo a sua difesa ma leali a questo governo che deve proseguire il suo lavoro: no alla decadenza del collega senatore Berlusconi ma anche no alla sfiducia al governo.

Lo stesso Berlusconi ha dovuto alla fine abbozzare e Alfano, che era presente, cercare di attutire, ma la strada delle colombe (di cui i siciliani sono la truppa piu' consistente e compatta) e' tracciata in modo chiaro e non ci saranno variabili tanto che la banda dei quattro che capeggia i cata-falchi e' ritornata alla carica su Silvio per escludere Alfano dall'organigramma di vertice di Forza Italia, ovvero di lasciarlo segretario del Pdl insieme a tutti coloro i quali volessero avere uno strumento di alleanza e aggregazione di tutte le forze che si riconoscono nel centro destra, distinte dalla rediviva Forza Italia.

Ma i siciliani hanno detto qualcosa in più a Berlusconi: gli hanno detto per esempio che non è piaciuto affatto il discorso in cassetta diffuso l'altro giorno, non a caso scritto parola per parola dal duo Bondi e Capezzone, mentre è piaciuto molto di più il discorso più spontaneo fatto all'inaugurazione della nuova sede di San Lorenzo in Lucina, sempre più mausoleo di ricordi e di una realtà che non c'e' più e non sede operativa di un partito d'attacco non al governo ma ai problemi del Paese che esclude i più e premia solo pochi super fedelissimi al Capo.

Infatti tanti parlamentari erano preoccupati e pensierosi la sera della inaugurazione della nuova sede di piazza San Lorenzo in Lucina perché è venuto meno il collante di appartenenza, non essendoci più un quadro di garanzie politiche, e sottolineavano politiche, per il futuro di ciascuno di loro dentro un quadro d insieme che ha in Berlusconi Silvio ancora il punto più alto di riferimento ma che è fatto di tante esigenze e di tanti equilibri che praticamente sono saltati tutti e ognuno pensa a se' e a cosa gli conviene nel breve periodo.

Si, nel breve periodo perché la banda dei quattro e' ben salda in una alleanza strategica con gli odiati comunisti di Bersani Pierlugi e con l' impazienza di Renzi Matteo e che apertamente puntano a portare il Paese alle elezioni la prima domenica di marzo 2014 e faranno di tutto per alimentare tensioni e mettere a ferro e fuoco il quadro politico per rendere ineluttabile questo percorso.

A chi lo ha visto nel suo ritorno a Roma dei giorni scorso e' apparso incerto, molto incerto sul futuro a breve. Non è affatto convinto che le elezioni siano il toccasana, anzi diversi suoi fidatissimi amici non italiani gli hanno detto con chiarezza che una crisi di governo nel pieno della "crisi epocale" sarebbe una vera catastrofe finanziaria per l'Italia ma anche per Mediaset, Fininvest e Mondadori che già vivono una pesante situazione di indebitamento, che devono dare circa mezzo miliardo all'odiato De Benedetti Carlo e che soffrono come e più degli altri editori nella raccolta pubblicitaria.

Tale situazione, unità alle diverse vicende giudiziarie, impaurisce sempre di più il Faraone in cattività, lo rende incerto e appannato. Da qui anche la poca convinzione nel rilanciare un disegno politico nel quale in fondo non crede più nemmeno lui. Sa che è la banale riproposizione di temi triti e ritriti dell'ultimo ventennio, quelli che semmai possono essere identificati proprio come il fallimento di quel liberalismo che il grande commerciante aveva venduto agli italiani negli anni novanta ma che oggi trova sempre meno compratori perché trattasi di un prodotto usurato proprio da anni di vane promesse.

Sempre chi lo ha visto nella ventiquattrore romana spiega anche l'eccesso di aggressività del video messaggio nei confronti della magistratura con la preoccupazione e la paura che nelle prossime settimane l'offensiva giudiziaria sferri l'attacco finale: non tanto e non solo direttamente verso di lui quanto rispetto a tutti coloro i quali a lui possono essere riconducibili, sul piano politico e non, sulla base di elementi che sarebbero confortati da indizi consistenti, se non prove evidenti, affiorati in molteplici inchieste.

L'epitaffio di un eventuale bis di Moretti Nanni, dopo il Caimano, in tal caso non potrebbe essere altro che "La grande Retata", un epilogo comunque triste per il Paese e per chi in buona fede nell'ultimo ventennio ha dato retta al grande commerciante e ai suoi mediocri venditori.

 

Giorgio Napolitano e Enrico Letta Napolitano Maurizio Lupi ed Enrico Letta Alfano, Franceschini,Patroni Griffi e Letta nella foto postata da Zanonato sul suo profilo TwitterFranceschini, Quagliariello e LettaBERSANI LETTA DALEMA FRANCESCHINI berlusconi inaugura la sede di forza italia con verdini brunetta santanche crimi alfano bondi lupi berlusconi alfano brunetta verdini santanch nella nuova sede di forza italia berlusconi alfano santanche verdini lupi big MANIFESTAZIONE PDL A VIA DEL PLEBISCITO AGOSTO DANIELA SANTANCHE DENIS VERDINI SANDRO BONDI E SILVIO BERLUSCONI jpegBONDI E BERLUSCONI7k07 daniele capezzone fausto bertinottiIl caimano w caimano corriere it 01

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