NESSUNO TOCCHI LE LARGHE INTESE - RE GIORGIO STRIGLIA IL BISCHERO RENZI IN UN FACCIA A FACCIA: NIENTE VETI SU LEGGE ELETTORALE E PROVVEDIMENTI DI CLEMENZA

Goffredo De Marchis per "La Repubblica"

Niente veti sulla legge elettorale. Altrimenti rimane il Porcellum e potrebbe essere la Consulta a correggerlo facendo perdere la faccia alla politica, per l'ennesima volta. Alla Prefettura di Firenze va in scena il braccio di ferro tra Quirinale e Matteo Renzi, sempre più identificato come il segretario in pectore del Partito democratico.

Punto per punto, il presidente della Repubblica smonta la linea politica d'attacco del sindaco di Firenze. Sulla clemenza per i detenuti, ridotti in condizioni vicine alla tortura, e sulla legge Calderoli. L'eco dei 40 minuti di colloquio a tu per tu con il rottamatore si avverte anche nel discorso del capo dello Stato all'assemblea dell'Anci.

Ma quello che viene detto in pubblico è solo un assaggio delle precisazioni che Napolitano svolge in privato. A cominciare dalla riforma del Porcellum. Che per il Quirinale è già incardinata al Senato. Spostarla alla Camera, come chiede Renzi, vorrebbe dire solo perdere tempo e non arrivare prima della decisione della Consulta il 3 dicembre. Una sola strada è possibile, sembra di capire: modifiche della legge Calderoli contenute, garantite dall'asse Pd-Pdl. Una messa in sicurezza del sistema di voto, lasciando aperti gli spazi per una nuova modifica se la riforma costituzionale andasse a buon fine.

Quello di Napolitano è perciò uno stop a Renzi ispirato al punto di fondo del dissenso tra Quirinale e Palazzo Vecchio: la difesa delle larghe intese. I bipolaristi del Partito democratico, almeno finchè al Colle c'è lui, se ne facciano una ragione e anche sulla legge elettorale accettino la logica di un'intesa tra le principali forze del governo. Perché, spiega il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello a una colomba del centrodestra, «l'unica cosa che realisticamente si può fare prima di dicembre, volendo recepire l'appello del presidente, sono le correzioni al Porcellum da approvare solo al Senato».

E se il Pd non dovesse reggere questa posizione? Il Pdl, soprattutto la versione scissionista, garantirebbe un successivo ritocco in senso bipolare con un ordine del giorno parlamentare impegnativo. Vincolante. «Come quello Perassi», ricorda Quagliariello, in versione costituzionalista, riferendosi alla mozione presentata da Tomaso Perassi all'assemblea Costituente che doveva costringere i partiti a scegliere, in secondo momento, una forma di governo meno parlamentarista e più stabile.

L'ordine del giorno è la chiave che il governo individua per arrivare a un testo condiviso almeno a Palazzo Madama. Anche se il precedente Perassi non è proprio di buon auspicio. Quell'impegno fu disatteso e l'Italia visse 50 anni di stabilità politica segnata dalla Guerra fredda ma con un governo diverso ogni anno.

Però questa è il sentiero su cui ricomincerà a muoversi da stamattina Anna Finocchiaro, la presidente della commissione Affari costituzionali del Senato. Sconfessata platealmente da Renzi, la Finocchiaro può tornare in pista dopo le parole di Napolitano di ieri. «Il mio obiettivo è sempre stato quello di arrivare a un risultato concreto. Il resto non mi interessa». Dall'altra parte ribatte Roberto Giachetti impegnato nello sciopero della fame e con la sua manifestazione NoPorcellum del 31 in avvicinamento.

«Sto con il capo dello Stato. Al Senato non hanno combinato nulla, la legge può tranquillamente passare alla Camera. E qui c'è una maggioranza chiara per il maggioritario».

In effetti, il Pd, stimolato da Renzi, ha fatto passi irreversibili contro il proporzionale. I «furbetti» denunciati dal sindaco, quelli che vorrebbero perpetuare le larghe intese, se ci sono mai stati, sono un po' nell'angolo. Lo stesso Guglielmo Epifani è stato chiarissimo: «Non al proporzionale, sì al maggioritario. Questa è la posizione del Pd». E dalla Leopolda, che comincia domani, Renzi tornerà ad affondare contro i tifosi di un Super-porcellum.

Ma alle larghe intese, il Colle si affida anche per un provvedimento di clemenza. Anna Maria Cancellieri ci sta lavorando e non ha alcuna intenzione di tornare indietro. Il presidente della Repubblica ha spiegato a Renzi che non «siamo davanti a un'iniziativa personale. C'è un problemone che altri non vedono ma che io devo sottolineare».

L'Europa ha dato tempo fino al 28 maggio 2014 per ridurre il sovraffollamento carcerario. La condizione dei carcerati non porta voti, ma l'Italia non può far finta di niente. Se non trova una soluzione, dalla prossima estate potrebbe essere sommersa da ricorsi alla corte europea dei diritti dell'uomo. Significa multe pesanti, significa soldi che escono dalla casse dello Stato. Per essere molto pragmatici e non solo un Paese civile.

 

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