zaia maroni salvini

IL REFERENDUM IN VENETO È UN SUCCESSO (60%), E ZAIA VUOLE TENERSI ‘I 9/10 DELLE TASSE’ - IN LOMBARDIA L’AFFLUENZA SI FERMA AL 40%, MA NON C’ERA IL QUORUM E MARONI PUNTAVA ALMENO AL 35%: ‘NON FACCIO LA COMPETIZIONE CON ZAIA, È LA BATTAGLIA DEL SECOLO’ - SALLUSTI: ‘IL CENTRODESTRA UNITO RAGGIUNGE I SUOI OBIETTIVI. SE PARLI DI COSE CONCRETE, LA GENTE PARTECIPA. RENZI HA TACIUTO, SALA È SPARITO, GORI MINIMIZZA’ - IL GOVERNO ‘PRONTO A TRATTARE’ E ORA TEME UNA PIOGGIA DI ALTRI REFERENDUM. UNA PESSIMA NOTIZIA PER SALVINI, CHE PUNTAVA A FARE IL LEADER NAZIONALE -  LA MELONI GIÀ SI SMARCA

1. REFERENDUM AUTONOMIA, TRIONFA IL SÌ - ZAIA: «VOGLIAMO I 9/10 DELLE TASSE»

Alessandro Sala e Cesare Zapperi per www.corriere.it

 

 

ZAIA MARONI

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, la sua battaglia l'ha vinta con quattro ore di anticipo: la rilevazione dell'affluenza alle 19 confermava già il superamento del quorum del 50% necessario per considerare valido il referendum sull'autonomia (alla fine il dato si attesterà sul 57,3%).

 

Il suo omologo lombardo, Roberto Maroni, ha festeggiato un po' al traino, stimando attorno al 40% la partecipazione dei propri elettori ( in Lombardia non era comunque previsto il quorum e lo stesso leader leghista aveva detto di considerare soddisfacente una quota superiore al 34%), pur non potendo mostrare fino a notte fonda alcun dato ufficiale: la raccolta dei dati attraverso le voting machine, alla prima prova, non ha dato i risultati sperati e gli stessi scrutatori hanno lamentato le inefficienze del sistema. Alle 3 del mattino di lunedì un tweet della Regione Lombardia spiegava che: «Si sono registrate alcune criticità tecniche nella fase di riversamento dei dati», e che quindi: «I risultati completi saranno resi noti ad operazioni concluse, lunedì 23 ottobre».

MARONI ZAIA REFERENDUM

 

Il governo pronto a trattare

In entrambi i casi, il risultato è stato come da previsione, con i sì attestati ovunque tra il 95 e il 98%. Il segnale politico, da qualunque parte la si guardi, c'è stato: l'affluenza è stata superiore rispetto a quanto i detrattori della consultazione si immaginavano fino alla vigilia. E lo stesso governo ne ha preso atto: il sottosegretario per gli Affari regionali, Gianclaudio Bressa, a meno di un'ora dalla chiusura dei seggi ha fatto sapere che l'esecutivo è pronto ad una trattativa. Il modello sarà probabilmente quello sperimentato nel rapporto con l'Emilia Romagna, che ha già avviato un confronto con Roma senza passare dalla tappa referendaria.

 

 

Il «big bang» delle riforme

maroni zaia martina

Zaia ha già fatto sapere di non voler perdere tempo e di essere pronto ad andare all'incasso con il governo: «Vogliamo che i nove decimi delle tasse restino nella nostra regione - ha detto il presidente della giunta regionale del Veneto - Questo è il big bang delle riforme, è una vittoria dei veneti e dei nuovi veneti». Sulla stessa linea Roberto Maroni, che conta di presentare una proposta al governo entro due settimane e annuncia di voler coinvolgere una squadra aperta anche a esponenti di altre forze politiche, facendo espressamente il nome del sindaco pd di Bergamo, Giorgio Gori.

 

 

Chi ha votato di più

SALVINI MARONI

Se davvero sarà stata una «giornata storica» lo si capirà solo alla fine dell’iter, quando, dopo la trattativa con il governo, sarà chiaro quante e quali materie di competenza statale passeranno di mano. Ma la prima prova, quella referendaria, è stata superata. In Veneto, dove l’iniziativa referendaria era stata varata dal Consiglio regionale all’unanimità, la provincia che ha fatto registrare il maggior numero di votanti è stata quella di Vicenza (con punte vicino al 70 per cento), seguita da Padova e Treviso. In Lombardia, invece, la palma dei più sensibili al richiamo referendario è toccata ai bergamaschi (il sindaco del capoluogo, il pd Giorgio Gori, aveva invitato a votare Sì), seguiti da lecchesi e bresciani. In fondo alle rispettive classifiche, si trovano Venezia e Milano, come se il tema dell’autonomia faticasse a sfondare nelle città metropolitane.

 

L'altolà di Meloni

SALVINI E MARONI

Al di là della Lega, che si intesta il successo avendo la primogenitura della battaglia, nel coro di politici che si dicono soddisfatti per l’affluenza ci sono Debora Serracchiani (Pd), Renato Brunetta (Forza Italia), Gaetano Quagliariello (Idea), Stefano Parisi (Energie per l’Italia), Giovanni Endrizzi (M5S). L’unica stecca nel coro è quella di Giorgia Meloni. Per la presidente di Fratelli d’Italia «i referendum non sono stati un plebiscito, le riforme si fanno tutti insieme e non a pezzi».

 

La partita ora si sposta sul piano istituzionale. I referendum erano consultivi, servivano a Maroni e Zaia per avere maggiore forza nella trattativa che la Costituzione prevede con il governo. Nei prossimi giorni i rispettivi consigli regionali daranno mandato ai presidenti di procedere. I tempi sono stretti. Al più tardi tra fine gennaio e metà febbraio il confronto con Roma entrerà nel vivo.

BERLUSCONI MELONI SALVINI

 

 

2. BENVENUTI AL NORD

Alessandro Sallusti per ‘il Giornale

 

Benvenuti al Nord, verrebbe da dire ricordando il titolo di un film di successo. Il Nord c' è ed è capace di mobilitarsi per difendere la sua identità e i suoi diritti.

Questo è il senso del risultato del referendum che ieri ha chiamato alle urne i cittadini della Lombardia e del Veneto per chiedere più autonomia, soprattutto in campo fiscale.

 

MELONI SALVINI

L' affluenza alle urne è stata superiore alle attese in entrambe le regioni, addirittura clamorosa in Veneto. Chi ha vinto, quindi, mi sembra chiaro ed è quel centrodestra (Giorgia Meloni a parte) che da anni insegue un federalismo moderno e responsabile. Tanto per cambiare ha perso la sinistra, che non ha avuto il coraggio di schierarsi in modo univoco e convincente.

 

Basti pensare che sull' argomento Matteo Renzi non ha speso una sola parola, che i bersaniani (ma anche il numero due del partito, il ministro Martina) hanno cercato di screditare la consultazione e che il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha visto bene di mettersi in agenda un impegno a Parigi pur di non votare e lavarsene le mani. Financo il povero sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, dopo essere stato l' unico ad esporsi per il «sì», ha passato la serata di ieri a cercare di minimizzare il successo dei referendari.

 

SALVINI MELONI 1

Rosiconi a parte, il fatto è che il partito del Nord c' è, è vario ed articolato e si riconosce più in Zaia, Maroni e Berlusconi (l' unico leader entrato pesantemente in campagna referendaria) più che in Matteo Salvini, da tempo propenso a togliere il «Nord» dal simbolo della Lega per provare a raccattare qualche voto anche al Centro-Sud.

 

Al di là degli effetti benefici che il risultato potrà portare ai cittadini lombardi e veneti (anche a quelli che ieri hanno snobbato la consultazione), il dato politico è che il centrodestra unito è in grado di raggiungere gli obiettivi che si prefigge.

Il cinquanta per cento (facendo la media tra le due regioni) dei votanti del Nord-Est ha risposto positivamente a una proposta seria e concreta.

 

Non è cosa da poco nell' era dell' astensionismo, dell' indifferenza, del voto di protesta contro una politica percepita casta e lontana, del grillismo ipocrita e opportunista.

Se ti impegni sui problemi concreti delle persone, le persone ti seguono. Chi di dovere ne tenga conto per i prossimi impegni elettorali.

 

RENZI SALA

 

3. REFERENDUM SULLE AUTONOMIE: TUTTI I DATI DI LOMBARDIA E VENETO

Chiara Sarra per ‘’il Giornale’’

 

Il 60% dei veneti e il 40% dei lombardi vuole l'autonomia. I sì sono quasi unanimi: il 98% in Veneto e il 95% in Lombardia, dove 12 milioni di italiani sono stati chiamati a votare per il referendum sulle Autonomie che autorizza i governatori a instaurare con il governo una trattativa che dia alle Regioni maggiori autonomie - sia sul piano delle risorse che delle competenze - nelle 23 materie di competenza in concorrenza (cosa succede ora).

 

 

Grande successo in Veneto: il quorum è stato raggiunto già prima delle 19 - quando l'affluenza ha superato il 50% -, arrivando alla fine a sfiorare il 60%. "Non è una buffonata, ma un'indicazione importante", ha detto Luca Zaia alla chiusura delle urne.

 

Esulta anche la Regione Lombardia, che non aveva previsto un quorum obbligatorio, ma dove - seppur con numeri minori - si è recato alle urne circa il 40% degli aventi diritto. Superata quindi la "soglia psicologica" raggiunta per il referendum sulle trivelle (30,6%) e pure l'obiettivo prefissato da Maroni (35%). "Sono personalmente molto soddisfatto", ha detto Giovanni Fava, assessore all'Agricoltura e coordinatore del comitato per il referendum, "Stiamo raggiungendo un risultato epocale. Credo supereremo i 3 milioni di elettori, 3 milioni di elettori che si esprimono sono tutto tranne che un dato marginale".

matteo renzi beppe sala

 

"Non faccio la competizione con Luca Zaia", dice soddisfatto Roberto Maroni, "Sono felice, perché adesso possiamo unire le forze per fare la battaglia del secolo. Nelle proiezioni che abbiamo il 95% sono i sì, 3% i no".

 

Una "valanga" di voti che costringe Palazzo Chigi ad ascoltare le richieste del Nord. Al punto che - pur nel silenzio dei "big" - qualcuno nell'esecutivo si esprime: "L'esito del referendum in Lombardia e Veneto conferma l'importante richiesta di maggiore autonomia per le rispettive regioni", dice laconico Gianclaudio Bressa, sottosegretario per gli Affari regionali, "Il governo è pronto ad avviare una trattativa".

 

In Lombardia debuttava anche per la prima volta in Italia il voto elettronico: invece di matita e scheda elettorale (come in Veneto), i cittadini si sono trovati davanti a un tablet. "L'esperimento è riuscito", ha spiegato Fava, "Abbiamo dovuto settare tutti i sistemi, non è stato semplice, i tecnici avevano a che fare con sistemi nuovi".

 

giorgio gori berlusconi parodi

Il pericolo hacker ha messo invece alla prova il Veneto, dove lo spoglio è andato a rilento: "Abbiamo 3 livelli di sicurezza, gli hacker ne hanno superati due", ha ammesso Zaia parlando dei ritardi, "In questo momento siamo un po' bloccati, telefoniamo ad ogni Comune. I dati definitivi immagino li avremmo nel giro di qualche ora".

Ultimi Dagoreport

sydney sweeney euphoria

BASTA STRONZATE! LA FIGA E' IN VENDITA. STA A TE. DECIDI TE. IL MERCATO DELLA CARNE E' APERTO. 7 GIORNI SU 7. IL PREZZO LO FAI TU - LE DONNE CHE VENDONO IL LORO CORPO SU ONLYFANS NON SONO SEMPRE DISPERATE. ANZI: SPESSO LO FANNO PERCHÉ LO VOGLIONO – DA “EUPHORIA” A “MARGO HA PROBLEMI DI SOLDI”, HOLLYWOOD HA SCOPERTO LE PIATTAFORME HARD A PAGAMENTO, MA PRESENTA SEMPRE LA SOLITA STORIELLA DELLO “STRUMENTO DI RISCATTO” PER POVERE DISPERATE – BARBARA COSTA: “SI TEME A DIRE CHE IL PORNO LO SI FA PER PERSONALE SCELTA DI LUSSURIA, FETISH, NINFOMANIA - NELLE SERIE TV, SE VENDI FIGA, VAI PUNITA. IL SENSO DI COLPA CI DEVE STARE. SE VOLESSERO ILLUSTRARE UNA PUR PORZIONE DI REALTÀ, QUESTE SERIE TV DOVREBBERO FAR DIRE AI PERSONAGGI CHE LORO VENDONO FIGA, SU ONLYFANS, PERCHÉ… MI VA E CI STA. PERCHÉ NON C’HO VOGLIA DI FARE ALTRO. NON HO ALTRI TALENTI. NON VOGLIO SUDARE ALTRIMENTI. E PERCHÉ PIÙ DI TUTTO VOGLIO I SOLDI - IL DENARO È IL VALORE CHE FA E TI DÀ (E SE LA VUOI) MORALITÀ. L’UNICA SOSTENIBILE..." - VIDEO

luigi lovaglio mps mediobanca

DAGOREPORT - MENTRE I GIORNALONI GIÀ SI BALOCCANO SUL RISIKO BANCARIO PROSSIMO MPS-BANCO BPM, NESSUNO SI DOMANDA CHE FINE HA FATTO L’INTEGRAZIONE (PREVISTA PER IL 3 GIUGNO) TRA LA BANCA SENESE E MEDIOBANCA (CHE HA IN PANCIA IL TESORETTO DEL 13% DI GENERALI) - CHE DIAVOLO DI DUBBI E PERPLESSITÀ SONO SORTI TRA I SOCI (DELFIN, BPM, FONDI INTERNAZIONALI, ETC.) CHE HANNO INASPETTATAMENTE APPOGGIATO IL RITORNO ALLA GUIDA DI MONTEPASCHI DI LUIGI LOVAGLIO, L’AD LICENZIATO PER GIUSTA CAUSA, DOPO AVER GESTITO LA VITTORIOSA SCALATA A MEDIOBANCA? - C’È CHI ACCENNA AI FONDI (BLACKROCK, NORGES, ETC.) CHE SAREBBERO PERPLESSI SULLE SINERGIE CHE SCATURIRANNO DALL’INTEGRAZIONE DELLE DUE BANCHE - C’È CHI METTE DI MEZZO I TEMPI ‘’AVVENTATI’’ PER PORTARE IN PORTO UN’OPERAZIONE CHE DEVE OTTENERE L’APPROVAZIONE DEI DUE/TERZI DELL’ASSEMBLEA MPS – UNA MOSSA CHE LOVAGLIO SA BENE CHE NON PUÒ PERDERE: IN CASO DI BOCCIATURA, DOVREBBE DIMETTERSI - (CHISSA' POI COME VA FINIRE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO SUL PRESUNTO CONCERTO RELATIVO ALL’OPS DI MPS SU MEDIOBANCA, IN CUI SONO INDAGATI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO...)

elly schlein giorgia meloni taruffi bonafoni de luca bonaccini

LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN - OLTRE ALL’OBBLIGO PER UNA COALIZIONE DI INDICARE IL NOME DEL CANDIDATO PREMIER (ELLY E' SICURA DI BATTERE CONTE ALLE PRIMARIE), C’È UN NODO CHE STA SPACCANDO I PARTITI: LE PREFERENZE – IL “MELONELLUM”, CHE AVEVA ELIMINATO LA PREFERENZE PER "RESTITUIRE SOVRANITÀ" AGLI ELETTORI, TOGLIENDO POTERE AI CACICCHI E A FAVORE DELLE "NOMINE DALL'ALTO" DELLE SEGRETERIE NEI LISTINI BLOCCATI, È STATO BOCCIATO DA FORZA ITALIA E LEGA! - BRUTTO SCHIAFFO PER SCHLEIN CHE HA L'AMBIZIONE SFRENATA DI RIEMPIRE LE LISTE CON CANDIDATI A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA - MA I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE RACCONTANO UN’ALTRA STORIA: NEI COMUNI VINCONO CANDIDATI CHE NON NASCONO CON PD-ELLY, NON PARLANO IL SUO LINGUAGGIO DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO A SINISTRA E, IN MOLTI CASI, NON APPARTENGONO NEMMENO AL PERIMETRO DEL “CAMPO LARGO” TEORIZZATO DALLA SEGRETARIA - SE IL SISTEMA DELLE "LISTE BLOCCATE" DOVESSE ANDARE IN PORTO CHI PORTERÀ I VOTI AL PD, I CARNEADI DI ELLY: BONAFONI, TARUFFI, CHIARA BRAGA?

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…