regeni

INVESTIGATORI D'EGITTO - MENTRE LA DELEGAZIONE DEL CAIRO È IN RIUNIONE CON LE AUTORITÀ ITALIANE, ''REPUBBLICA'' LANCIA NUOVE RIVELAZIONI SU REGENI: ''VOLEVANO FAR SPARIRE GIULIO NEL DESERTO. E TRA GLI UOMINI SBARCATI A ROMA C'È ANCHE IL VICE DEL GENERALE CHE SECONDO FONTI ANONIME È IL 'TORTURATORE'''

1.REGENI: AL VIA VERTICE INVESTIGATORI ITALIA-EGITTO

 (ANSA) - E' iniziato il vertice tra gli inquirenti e gli investigatori di Italia ed Egitto che indagano sulla morte di Giulio Regeni. All'incontro, alla scuola Superiore di Polizia a Roma, partecipano per l'Italia il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone e il sostituto Sergio Colaiocco, direttore dello Sco Renato Cortese e il comandante del Ros Giuseppe Governale.

REGENIREGENI

 

Per l'Egitto sono invece presenti due magistrati, il procuratore generale aggiunto del Cairo, Mostafa Soliman e il procuratore dell'Ufficio di Cooperazione internazionale Mohamed Hamdi el Sayed. Presenti anche tre ufficiali di polizia: il generale Adel Gaffar della National Security, il brigadiere generale Alal Abdel Megid dei servizi centrali della polizia egiziana e Mostafa Meabed, vicedirettore della polizia criminale del governatorato del Cairo.

 

2.REGENI: DELEGAZIONE EGITTO LASCIA VERTICE ROMA

Giuseppe Pignatone Giuseppe Pignatone

 (ANSA) - La delegazione degli inquirenti ed investigatori arrivati dal Cairo ha lasciato pochi minuti fa la Scuola superiore di Polizia a Roma dove da stamattina era in corso il vertice con gli inquirenti italiani che indagano sulla scomparsa e la morte di Giulio Regeni. All'interno della struttura sono ancora rimasti il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, il sostituto Sergio Colaiocco e gli investigatori dello Sco della Polizia e del Ros dei Carabinieri per fare un punto della situazione. Nella giornata di domani è previsto un nuovo incontro con gli egiziani.

 

 

3."VOLEVANO FAR SPARIRE GIULIO NEL DESERTO" OGGI IL VERTICE TRA PM

Carlo Bonini per “la Repubblica”

 

Ci siamo dunque. La delegazione inquirente egiziana è sbarcata a Roma.

In un contesto di tensione mai così alto.

 

RENATO CORTESERENATO CORTESE

Ieri, al Cairo, per alcune ore è stata disattivata la funzione vocale dell' applicazione per smartphone "signal", quella utilizzata da ogni egiziano che voglia essere certo di non essere intercettato. E, nelle stesse ore, uno dei siti egiziani che aveva rilanciato quanto pubblicato da "Repubblica" è stato reso irraggiungibile. Questa mattina alle 10, in una sala dell' Istituto superiore di Polizia in via Guido Reni, comincerà dunque quello scambio di informazioni che somiglia più a un' ordalia che a un vertice investigativo.

 

Con il viatico di Renzi che, ieri, ha voluto ricordare che «non sarà accettato nessun tentativo che provi a svicolare dalla verità», due magistrati e quattro dirigenti di Polizia e Servizi egiziani siederanno di fronte al procuratore Giuseppe Pignatone, al suo sostituto Sergio Colaiocco, agli investigatori di Ros e Sco per verificare se in due giorni riusciranno a uscire con qualcosa che anche soltanto somigli a un passo in avanti verso la verità.

 

Giulio RegeniGiulio Regeni

Accreditati dalla stampa egiziana di un dossier di tremila pagine (erano duemila fino a due giorni fa) con «oltre 200 verbali di testimonianza», i sei del Cairo hanno cambiato la loro composizione un' ultima volta prima di salire sull' aereo.

 

Con il procuratore generale aggiunto Mostafa Soliman e Mohamed Hamdy, suo segretario, sono infatti arrivati il generale Adel Gaffar della Sicurezza Nazionale, il "comandante" Mostafa Meabed, l' ufficiale Ahmed Aziz e - dettaglio non irrilevante - al posto del brigadiere generale Alal Abdel Megid dei servizi centrali della polizia egiziana, il generale Alaa Azmi, indicato come "vice-direttore delle indagini criminali di Giza".

 

Vale a dire, il vice di Khaled Shalaby, indicato dall' Anonimo a "Repubblica" come l' uomo che dispose la sorveglianza di Giulio prima del suo sequestro, ne «ordinò» e «supervisionò» la tortura in una caserma di Giza e quindi lavorò al depistaggio.

 

Vedremo cosa ne uscirà. Vedremo, soprattutto, se nello scartafaccio in lingua araba arrivato dal Cairo ci saranno finalmente quei tabulati e quello sviluppo delle celle telefoniche delle zone di Dokki (il quartiere dove Giulio viveva e dove è stato sequestrato) e del "6 Ottobre" (dove il corpo di Giulio è stato ritrovato) che la Procura generale del Cairo si era impegnata a consegnare il 14 marzo.

giza egitto piramidi  4giza egitto piramidi 4

 

Vedremo anche se - come anticipato ancora dalla stampa egiziana - davvero nel "dossier" sono le «registrazioni di telefonate di Giulio Regeni» nei giorni precedenti la sua scomparsa. Perché se questo fosse vero, sarebbe la conferma che Polizia e Servizi ne avevano fatto un obiettivo e dunque che non sarebbe poi così lontano dal vero l' Anonimo che da giorni corrisponde con "Repubblica" nell' indicare proprio nel generale Khaled Shalaby l' uomo nero incipit di questa storia.

 

Anonimo il cui racconto non è entrato né tantomeno sembra destinato ad entrare nel fascicolo dei pubblici ministeri, scettici per le «inesattezze» di cui sarebbe segnata la ricostruzione, e che, nondimeno, sembra avere una risposta anche a una delle ricorrenti domande di questa storia. Per quale ragione al mondo gli apparati di sicurezza egiziani, se fossero stati gli autori dell' omicidio, avrebbero dovuto far ritrovare il cadavere di Giulio?

 

renzi al sisirenzi al sisi

Ha scritto a "Repubblica" l' Anonimo: «La notte in cui Giulio morì e il Presidente Al Sisi convocò una riunione con il suo gabinetto, i capi dei due Servizi, il ministro dell' Interno e la sua consigliera per la sicurezza nazionale, si decise, su suggerimento di quest' ultima, Fayza Abo Al Naga, che Giulio Regeni sarebbe dovuto finire in una buca nel deserto. Lo si doveva rendere irriconoscibile e quindi seppellirlo in un luogo dove sarebbe stato difficile trovarlo. Sapendo, che se mai questo fosse accaduto, si sarebbe potuto archiviare il ritrovamento come quello di un "ignoto"». Poi, però, qualcosa accade.

 

Nei giorni successivi al 25 gennaio, un quotidiano del Cairo, "Veto", riferisce in un trafiletto di cronaca del «fermo di un occidentale». Si scoprirà, successivamente, che si tratta di un cittadino americano. Ma questo basta - a dire dell' Anonimo - «a decidere per un piano alternativo, anche perché il ministro italiano Guidi, arrivata al Cairo, aveva cominciato a chiedere pubblicamente della scomparsa di Regeni». Il piano alternativo è, appunto, far ritrovare il cadavere sulla Alessandria-Cairo e simulare l' incidente.

 

AL SISI RENZI  AL SISI RENZI

Sull' identità dell' Anonimo, intanto, si è esercitato il "Corriere della Sera", ipotizzando possa essere l' ex generale dissidente Omar Afifi, riparato negli Usa e autore di un post su Facebook, il 6 febbraio scorso, la cui sostanza proponeva alcuni dei dettagli riferiti dall' Anonimo a "Repubblica". «Non sono io l' Anonimo - ha detto ieri il generale - anche se chi ha scritto quelle mail è vicino alla verità».

 

«Piuttosto - ha aggiunto in un nuovo post su Facebook - invito chiunque abbia informazioni su Regeni a contattarmi».

 

 

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...