IL REGIME IRANIANO PROVA IL TUTTO PER TUTTO MA DIMENTICA LA STORIA – IL MINISTRO DEGLI ESTERI DI TEHERAN, ABBAS ARAGHCHI, HA CONTATTATO STEVE WITKOFF PER TENTARE UN NEGOZIATO E PROVARE AD AMMORBIDIRE TRUMP: "SIAMO PRONTI ALLA GUERRA, MA ANCHE AL DIALOGO" - LO SCORSO ANNO NON SERVÌ: A GIUGNO, NONOSTANTE LE TRATTATIVE, GLI USA DISTRUSSERO I SITI NUCLEARI IRANIANI CON LE MICIDIALI BOMBE BUNKER – SULL’EVENTUALE NEGOZIATO PESA IL NO DELL’AYATOLLAH KHAMENEI, CONTRARIO A CONCESSIONI SUL PROGRAMMA ATOMICO. DIMENTICA IL “FAVORE” CHE GLI FECERO GLI AMERICANI: NETANYAHU SAPEVA DOV’ERA IL SUO NASCONDIGLIO ED ERA PRONTO A UCCIDERLO, MA TRUMP LO FERMÒ…
1. TEHERAN APRE IL CANALE CON GLI USA "PRONTI ALLA GUERRA MA TRATTIAMO"
Estratto dell’articolo di Gabriella Colarusso per “la Repubblica”
[…] Abbas Araghchi […] ha contattato Steve Witkoff, l'inviato Usa per il Medioriente. L'obiettivo era tentare una de-escalation con Washington, dopo le minacce di un intervento a sostegno dei manifestanti, o quantomeno comprare tempo. E Araghchi era l'uomo giusto per farlo.
Da più di 15 anni, il diplomatico erede di una famiglia di mercanti di tappeti, rappresenta la faccia dialogante della Repubblica islamica, tiene i contatti con l'Occidente, negozia: era vice di Javad Zarif quando fu concluso l'accordo sul nucleare del 2015, ha mantenuto i canali aperti anche durante gli anni del presidente ultraconservatore Raisi ed è poi tornato al vertice della diplomazia con Pezeshkian tentando di nuovo un appeasement con la Casa Bianca.
Dietro Araghchi si muovono altri pezzi di apparato che spingono per un nuova trattativa con gli americani, spiegano a Repubblica fonti diplomatiche, consapevoli che il sistema potrebbe non reggere un altro attacco militare come quello israeliano-americano dello scorso giugno.
Siamo «pronti alla guerra» se verremo attaccati ma anche al «dialogo» a «condizione che ciò avvenga senza minacce o diktat», ha dichiarato Araghchi, che però non ha nessun potere decisionale.
benjamin netanyahu donald trump mar a lago 3
L'ultima parola è di Ali Khamenei, che è rimasto fermo nelle sue posizioni e l'ha ripetuto pubblicamente più volte: negoziare con Washington non porta a nulla, degli americani non ci si può fidare. [ …]
2. GLI ERRORI CHE IL REGIME IRANIANO NON HA INTENZIONE DI EVITARE CON TRUMP
Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”
La Repubblica islamica dell’Iran vuole parlare o fa finta di volerlo. Domenica il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha contattato Steve Witkoff, l’inviato speciale degli Stati Uniti in medio oriente.
Vladimir putin e Abbas Araghchi
L’obiettivo di Teheran è allentare la tensione con gli americani, che però non va di pari passo con l’intenzione di fermare la repressione contro i manifestanti che continuano a scendere in piazza e a protestare.
L’Iran vuole […] fermare l’intervento minacciato dal presidente Donald Trump. Il regime ha a che fare con un presidente che non capisce, che non riesce a gestire, incline al rischio molto di più rispetto alle Amministrazioni americane che lo hanno preceduto. Araghchi è l’uomo dei negoziati e finora ha tenuto aperto il canale di comunicazione con Witkoff, con il quale lo scorso anno si incontrava per parlare di un accordo sul nucleare che per gli iraniani non poteva essere raggiunto se gli americani non avessero tolto prima le sanzioni.
Durante quei negoziati, dopo mesi di incontri a vuoto […], iniziò il 13 giugno la Guerra dei dodici giorni che terminò con l’intervento americano contro i siti iraniani per arricchire l’uranio.
Oggi […] sembra di essere tornati ai giorni che hanno preceduto l’attacco di Israele […]. Proprio come sette mesi fa, il regime di Teheran è accusato di far finta di negoziare per prendere tempo, senza avere davvero intenzione di concludere un accordo e impegnarsi a limitare sul serio le sue ambizioni nucleari. […]
[…] Il parlarsi non esclude quindi un intervento da parte degli Stati Uniti, che sanno che uno degli ostacoli più grandi a un accordo sul nucleare […] rimane la Guida suprema, Ali Khamenei. A giugno, gli israeliani fecero sapere che conoscevano il nascondiglio di Khamenei, ma furono gli americani a rifiutare che venisse colpito.
Non sappiamo se l’annuncio […] fosse parte di una guerra informativa o se gli israeliani sapessero davvero come colpire – non è difficile che possedessero le informazioni giuste, vista la profondità con cui gli agenti del Mossad si erano infiltrati nel territorio dell’Iran – comunque gli americani volevano far sapere a Khamenei di preferirlo vivo. Poteva essere un ultimo avvertimento alla Guida suprema: negozia, ti conviene.
video dell attacco americano al sito nucleare di fordow 11
[…] Il regime lascia uscire la disinformazione, le notizie che preferisce. Ieri ha mostrato le immagini della protesta organizzata a Teheran per i suoi sostenitori che gridavano “Khamenei, siamo al tuo servizio”.
Nel corteo si sono fatti vedere vari funzionari, come il presidente Masoud Pezeshkian, che continua a calcare la differenza fra una protesta legittima, di chi si lamenta per i problemi economici, e di una illegittima, di chi agisce su impulso degli Stati Uniti e di Israele. La protesta è una, è stata spontanea, per questo è tanto pericolosa per il regime, consapevole che senza la Guerra dei dodici giorni, in piazza ci sarebbero stati meno manifestanti.
donald trump nella situation room durante i bombardamenti americani sull'iran
L’attacco israeliano di giugno, in un primo momento, creò la necessità dentro alla società di compattarsi, poi però è parso chiaro che il regime aveva appena infranto un’altra delle sue promesse, che fino a quel momento era rimasta forse l’unica credibile: il patto di sicurezza della Repubblica islamica con i cittadini che mai nessuno avrebbe osato colpire l’Iran e che mai la guerra sarebbe stata nei confini nazionali non soltanto si è rotto con l’attacco di Israele, ma ha mostrato che era una finta, una bugia perché un paese pronto a difendere i suoi cittadini non sarebbe stato così penetrabile per i servizi di sicurezza e per l’esercito di un paese nemico.
ALI KHAMENEI - DISCORSO CON IL FUCILE IN MANO
Ieri a Teheran, nelle proteste orchestrate per fare pubblicità al regime, c’era anche il capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Larijani. I media di stato gli hanno domandato se crede alle minacce di Trump. Larijani ha risposto: “Trump parla troppo, non prendetelo sul serio”.
ali hosseini khamenei prima e dopo
xi jinping Ali Khamenei
video dell attacco americano al sito nucleare di fordow 5
BOMBARDAMENTO AMERICANO AI SITI NUCLEARI IRANIANI
foto satellitari del sito nucleare di fordow dopo l attacco usa
attacco usa all iran foto satellitari del sito nucleare di fordow
immagine satellitare del sito nucleare di fordow dopo l attacco usa
video dell attacco americano al sito nucleare di fordow 13
CAMION AL SITO NUCLEARE DI FORDOW IL 19 GIUGNO, TRE GIORNI PRIMA DELL ATTACCO DEGLI STATI UNITI
video dell attacco americano al sito nucleare di fordow 3
donald trump
video dell attacco americano al sito nucleare di fordow 12
MEDIORIENTE DI FUOCO - VIGNETTA BY GIANNELLI





