GEMELLI DIVERSI - COSA HANNO IN COMUNE RENZI E ALFANO? ERANO DUE GIOVANI DEMOCRISTIANI! - AMARCORD ADINOLFI: “QUANDO ALFANO SCELSE BERLUSCONI LO TRATTAMMO DA TRADITORE”. LUSETTI, SEMPRE SU ANGELINO JOLIE: “A VOLTE MI SUPERAVA A SINISTRA” - IL SINDACO DI FIRENZE, PAPÀ TIZIANO CONSIGLIERE COMUNALE DC, SI APPASSIONA AI COMITATI PRODI, È IL 95-96. SI ISCRIVE AI GIOVANI POPOLARI, DIVENTA SEGRETARIO PROVINCIALE DI FIRENZE NEL 1999…

Francesca Schianchi per "la Stampa"

Angelino Alfano Nato ad Agrigento il 31 ottobre 1970, ha cominciato a frequentare le sedute del consiglio comunale a 14 anni seguendo le orme del padre, già assessore e vicesindaco per lo scudo crociato. Laureato in giurisprudenza alla Cattolica di Milano con la tesi «Associazioni non riconosciute: i partiti politici», è stato segretario provinciale di Agrigento del Movimento giovanile Dc. Nel 1994 al Ppi preferì Forza Italia

Matteo Renzi Nato a Firenze l'11 gennaio 1975, figlio di un dirigente della Dc Toscana, si è laureato in giurisprudenza con una tesi dedicata alla prima esperienza di Giorgio La Pira come sindaco di Firenze. Ex capo scout, e direttore del mensile «Camminiamo Insieme» dell'Agesci, nel 1996 si è iscritto al Partito Popolare Italiano e tre anni dopo ne è diventato il segretario provinciale.

Matteo è un combattente, pronto a correre grandi rischi. O vincere o morire, in ogni sfida. Angelino invece è sempre stato un leader carismatico, ma diverso, uno che mai correrebbe un rischio "mortale"». Matteo e Angelino, Renzi e Alfano. Li ricorda entrambi il giornalista Mario Adinolfi, oggi neo fuoriuscito del Pd, negli Anni 80 e 90 giovane popolare, di cui è stato anche presidente. Proprio lì, a cavallo fra Dc e Ppi, nel solco di quella tradizione hanno mosso i primi passi quelli che potrebbero diventare i leader del futuro. Approdi opposti, radici comuni.

Alfano da Agrigento fa parte dei giovani della Dc fin da ragazzino: il deputato Udc Renzo Lusetti, allora responsabile nazionale degli "juniores", ricorda che partecipò, nel 1986, alla crociera che organizzò per un migliaio di ragazzi, tutti sulla "Achille Lauro" un anno dopo il dirottamento, da Genova a Palermo, ospite d'onore il segretario De Mita. Alto, insospettabili capelli ricci, appena sedicenne, l'attuale segretario del Pdl «era già un emergente, un animatore», lo definisce Lusetti, qualcuno mi disse "questo ragazzo crescerà", aveva ragione...».

Il passaggio dalla Dc al Ppi è destinato però ad allontanare Angelino. «A volte mi superava a sinistra. Ricordo una discussione che facemmo a Firenze, era fine 93 o inizio 94: il nodo era se continuare a fare una battaglia di rinnovamento dentro la Dc, stando dalla parte di quelli che oggi chiameremmo rottamatori, o aderire a un movimento nuovo: lui era molto tentato dalla Rete di Leoluca Orlando», racconta Francesco Sanna, oggi senatore Pd, allora responsabile nazionale del movimento giovanile del partito.

Alla fine questo giovanotto «meno ruspante di molti di noi, con tratti eleganti non per censo ma per educazione», vide alla tv un imprenditore brianzolo pronto a scendere in campo «che aveva il sole in tasca», come ha spiegato lo stesso Alfano: è il passaggio a Forza Italia, che non abbandonerà più. «Noi ex compagni di strada lo trattammo da traditore - svela Adinolfi - avevamo vissuto insieme la fase difficilissima del 92-93, passare con Berlusconi era il massimo tradimento: ci incontrammo per un caffè a Roma, gliene dissi di tutti i colori».

Alfano esce e Renzi entra: l'attuale sindaco di Firenze, cresciuto a Rignano sull'Arno, papà Tiziano consigliere comunale Dc, si appassiona ai Comitati Prodi, è il 95-96. Si iscrive ai giovani popolari, diventa segretario provinciale di Firenze nel 1999. E subito si fa notare: «Se oggi è dirompente, si può immaginare com'era quindici anni fa», ride Antonio Iannamorelli, oggi consigliere comunale del Pd a Sulmona, nel 95 responsabile scuola dei giovani popolari.

«Molti di noi non lo vedevano di buon occhio: noi eravamo identitari e conservatori, lui era un modernista», lo descrive. «Un opinion leader, ma già allora uno che spaccava. E, a differenza di quello che dicono oggi, un gran lavoratore: ricordiamo tutti quanto ci ruppe le scatole con la storia degli strilloni, settore dell'azienda di famiglia che gestiva lui e voleva ampliare». La rivincita su chi allora lo criticava è che «molti di noi, di quelli che allora lo contestavano, sabato e domenica sedevano alla Leopolda. Oggi o si fa qualcosa con Renzi, o niente».

Sveglio, «un grande mobilitatore, un capo, molto rapido», descrive il sindaco di Firenze il Pd Pierluigi Castagnetti. Una volta andò in città per un serioso dibattito sulla crescita demografica, Renzi organizzò tutto, sala inaspettatamente piena («e che sala: era il Palazzo dello Sport!») e clima rilassato. «Intelligente, brillante, capace di lanciare ponti tra cose diverse, come il suo libro: Da De Gasperi agli U2», insiste Adinolfi.

«Cavalli di razza», Matteo e Angelino, una scuola comune. Che potrebbe portarli a essere diretti avversari. E chissà se le cose sarebbero potute andare diversamente: «Nel 1993 io ero a capo della segreteria di Martinazzoli, Alfano venne a proporsi come candidato a sindaco di Agrigento», rivela Castagnetti. «Fui molto prudente. Recentemente mi ha detto che la mia freddezza di allora ha avuto un ruolo nel suo allontanamento dalla Dc...».

 

ANGELINO ALFANO GIOVANERENZIMATTEO RENZI GIOVANEANGELINO ALFANO ANGELINO ALFANO RENZIRENZO LUSETTI - Copyright Pizzijos39 mario adinolfi

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