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RENZI E’ COME UNA PIOVRA: ALLUNGA I SUOI TENTATOLI SU TUTTI I GANGLI DEL POTERE - ERA PARTITO ROTTAMATORE ED E’ FINITO LOTTIZZATORE, PIAZZANDO I SUOI UOMINI DOVE VOLEVA: ENI, ENEL, POSTE, CDP, LEONARDO. NESSUN EX PREMIER, ANCHE NELLA PRIMA REPUBBLICA, HA AVUTO LA LIBERTA’ DI INVADERE LE CONTROLLATE IN QUESTO MODO COSI’ BRUTALE

RENZI LOTTIRENZI LOTTI

Marco Cimminella e Giovanni Pons per www.businessinsider.it

 

Prima rottamatore e poi lottizzatore. Matteo Renzi non è più presidente del Consiglio da quel famoso 4 dicembre che ha decretato la sua sconfitta al referendum costituzionale, avendo passato il testimone a Paolo Gentiloni. Ma non è più neanche segretario del Pd, in quanto si è dimesso in vista delle primarie che determineranno chi sarà il nuovo segretario.

 

RENZI PADOANRENZI PADOAN

Insomma in questo momento non ha alcun ruolo istituzionale, ma ciò non gli ha impedito di essere il mattatore nella recentissima tornata di nomine ai vertici delle imprese pubbliche di cui il Mef (Ministero dell’Economia e Finanze) è azionista, lasciando le briciole al titolare del dicastero, Pier Carlo Padoan, allo stesso presidente del Consiglio e al ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. Renzi tre anni fa aveva rottamato i vertici nominati dai suoi predecessori, ma non ne ha rinnegato il metodo oggi da lui stesso utilizzato per aumentare a dismisura il proprio potere in campo economico piazzando uomini a cui, nei momenti del bisogno, potrà chiedere qualcosa, soprattutto in vista della prossima campagna elettorale.

descalzi descalzi

 

Eni, Enel, Poste, Cdp, Leonardo sono colossi con centinaia di migliaia di dipendenti e con capacità di spesa enormi in grado di catturare consenso se vengono manovrate in una certa maniera. E comunque, si fa fatica a ricordare un ex premier che fosse riuscito a collocare così tanti uomini nei gangli vitali del potere economico, anche nella prima Repubblica. Qua, attraverso i grafici, abbiamo cercato di ricordare quali sono i manager per i quali Renzi si è speso direttamente per fargli ottenere la poltrona desiderata.

 

Marco SeraciniMarco Seracini

Ai vertici dei colossi di Stato Renzi è riuscito a confermare l’amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi e nel cda anche Diva Moriani, aretina di nascita e vicepresidente del gruppo Kme di Vincenzo Manes, quest’ultimo tra i principali finanziatori della campagna elettorale di Renzi. Ed è riuscito a confermare Marco Seracini con il ruolo di sindaco del cda Eni, tra i fondatori di NoiLink, l’associazione con cui Renzi raccolse soldi per le primarie comunali del 2009.

VINCENZO MANES VINCENZO MANES

 

All’Enel conferma per l’ad Francesco Starace che su input di Renzi ha creato Enel Open Fiber per creare una nuova rete in fibra ottica che facesse concorrenza a quella di Telecom Italia, controllata da Vincent Bolloré e con la quale Renzi non è mai riuscito a dialogare con construtto. Nel cda dell’Enel è stato confermato anche Alberto Bianchi, pistoiese, avvocato personale di Renzi e tesoriere della Fondazione Open.

alessandro profumo massimo d alemaalessandro profumo massimo d alema

 

In Leonardo Renzi è riuscito a far passare il nome di Alessandro Profumo al posto di Mauro Moretti, nomina che ha già suscitato critiche perché nel curriculum del banchiere non vi sono esperienze nel mondo dell’industria e in particolare in quello della Difesa o aerospazio nei quali opera la società. Ma Profumo avrà al suo fianco in consiglio anche Fabrizio Landi, ex amministratore delegato di Esaote e tra i finanziatori delle campagne elettorali di Renzi.

Fabrizio LandiFabrizio Landi

 

La nuova importante conquista di Renzi si chiama Poste, dove è riuscito a piazzare il fiorentino Matteo Del Fante, manager molto preparato con una solida base finanziaria e con esperienza nei rapporti con gli enti pubblici avendo trascorso gran parte della sua carriera prima alla banca americana JP Morgan e poi in Cassa Depositi e Prestiti.

matteo del fantematteo del fante

 

Il potere renziano alle Poste dovrà però essere spartito con i due vicedirettori generali, Paolo Bruschi e Pasquale Marchese, un dalemiano e un franceschiniano, prima promossi e poi traditori di Francesco Caio che dovrebbero, secondo gli accordi presi da Renzi con Dario Franceschini, diventare entrambi direttori generali. Inoltre Del Fante si è portato nel cda di Poste da Terna Carlo Cerami, avvocato amministrativista in passato vicino alla Fondazione Italianieuropei di Massimo D’Alema e poi guzzettiano nella Fondazione Cariplo.

FABIO GALLIA CLAUDIO COSTAMAGNAFABIO GALLIA CLAUDIO COSTAMAGNA

 

Per concludere Renzi potrà contare, nei limiti del possibile, sul supporto di Claudio Costamagna e Fabio Gallia, presidente e ad di Cdp che un anno e mezzo fa, in anticipo sulla scadenza naturale dei termini, sono stati catapultati ai vertici della Cassa per renderla più agile e rispondente alle necessità del governo. In molti casi, da Mps ad Alitalia passando per Pioneer, Costamagna e Gallia non sono riusciti a soddisfare le richieste trincerandosi dietro i paletti degli aiuti di Stato e ai vincoli di operatività specifici della società che gestisce più di 200 miliardi di risparmio postale.

 

RENATO MAZZONCINIRENATO MAZZONCINI

Tra gli altri colossi di Stato che non sono stati interessati dai rinnovi di questi giorni ma che nel corso della sua premiership Renzi ha provveduto a colonizzare vi sono le Ferrovie dello Stato al cui vertice nel dicembre 2015 ha piazzato Renato Mazzoncini che con l’ex sindaco di Firenze aveva gestito il passaggio  dell’Atef, la società del trasporto locale, dal Comune a una società del gruppo Fs.

gioia ghezzigioia ghezzi

 

Il vertice dell Ferrovie è stato poi blindato da Renzi con la presidente Gioia Ghezzi, di provenienza McKinsey che aveva collaborato con l’ex sindaco di Firenze a scrivere una legge sull’omicidio stradale e con Federico Lovadina, socio dello studio dell’avvocato e tesoriere nazionale del Pd Francesco Bonifazi.

 

Alla Rai Renzi aveva già provveduto a occupare le poltrone che contano, quelle dell’ad Antonio Campo Dall’Orto e del presidente Monica Maggioni. Ma il network dell’ex premier si estende anche ad aziende private, banche e organismi internazionali. Alla banca americana JP Morgan, che ha lavorato molto con il Tesoro, può contare sui buoni uffici di Francesco Rossi Ferrini, mentre alla presidenza della francese Société Générale è approdato il fiorentino Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del board della Bce, il cui fratello, Bernardo Bini Smaghi, è diventato presidente del fondo F2i, partecipato dalla Cdp.

CAMPO DALL ORTOCAMPO DALL ORTO

 

Ma è un fiorentino anche Cosimo Pacciani, numero due della sezione rischi del fondo salva stati europeo, l’Esm. E Jacopo Mazzei, ex presidente della Cassa di Risparmio di Firenze, è entrato nel consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo lasciando il posto a Giuseppe Morbidelli. Mentre Valerio Camerano, ad di A2a, la società dell’energia milanese controllata dai comuni di Milano e Brescia, è stato appena candidato da Renzi per la guida di Terna, battuto in extremis da Luigi Ferraris, l’unica vittoria che può contare Padoan in questo giro di poltrone.

jacopo mazzei jacopo mazzei

 

I tentacoli di Renzi sono arrivati fino alle Generali, dove nella lista preparata da Mediobanca era entrata anche Diva Moriani, come segnale di distensione verso l’inquilino di Palazzo Chigi dopo alcune incomprensioni sull’asse Bolloré-Telecom-Renzi. E nel cda di Veneto Banca era finita anche Carlotta De Franceschi, ex banker di Goldman Sachs, e consulente del governo per la legge di riforma delle banche popolari, poi finita in un’inchiesta Consob per i movimenti sui titoli che ha provocato.

 

Nel Giglio magico economico della prima ora devono poi entrare di diritto l’amico fraterno di Renzi Marco Carrai, dal 2013 presidente dell’aeroporto di Firenze e il finanziere Davide Serra, gestore di hedge fund con sede a Londra che fin dalle primarie di fine 2012 si era speso nella comunità finanziaria per esaltare le doti dell’ex sindaco di Firenze e che poi è sceso in campo per difendere le riforme del suo governo, a partire dal Jobs Act.

cosimo pacciani cosimo pacciani

 

Sicuramente abbiamo dimenticato qualcuno ma di fronte a un network così ramificato (non abbiamo parlato degli uomini collegati alla politica) appare abbastanza evidente che Renzi, per vincere le prossime elezioni, punta ad avere molte leve economiche in mano.

DAVIDE SERRA DAVIDE SERRA marco carrai marco carrai bini smaghibini smaghi

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