big renzi lotti verdini

VERDINI E’ MORTO E LOTTI INSIEME A LUI - RENZI INCAZZATO NERO PER L’ALLEANZA CON DENIS ALLE AMMINISTRATIVE, VOLUTA DA LOTTI E PAGATA A CARO PREZZO A NAPOLI MA NON SOLO. “ALA” HA RACCOLTO PERCENTUALI DRAMMATICHE ED E’ STATA SURCLASSATA PERSINO DA ALFANO

Francesco Verderami per il “Corriere della Sera

 

VERDINI LOTTIVERDINI LOTTI

Quando l' ha visto entrare, domenica notte, Renzi ha cercato il suo sguardo: «L' alleanza che avete fatto non ha dato grandi frutti». «Non è così, aspetta e vedrai», gli ha risposto Lotti senza alzare gli occhi. Renzi ha aspettato che gli exit poll diventassero proiezioni, poi che le proiezioni diventassero voti effettivi, e l' indomani - preso atto delle sconfitte a Cosenza e soprattutto a Napoli - ha provato a lasciare i cocci rotti agli altri.

 

Forse a Lotti, di sicuro a Verdini, difeso pubblicamente subito prima delle Amministrative e scaricato pubblicamente subito dopo le Amministrative, con una brutalità che deve aver fatto ricordare al leader di Ala il giudizio pronunciato una volta da Berlusconi sul «giovane Matteo»: «Denis, è cattivo».

LOTTI E VERDINILOTTI E VERDINI

 

È vero che in politica la gratitudine è il sentimento della vigilia, e infatti Renzi fu grato a Verdini nei giorni in cui al Senato si rivelò determinante per l' approvazione della riforma costituzionale, dell' Italicum e della legge sulle unioni civili. Ma scaricarlo così per le sconfitte di Guccione e soprattutto della Valente, è parso un modo per caricargli (quasi) per intero la responsabilità del tutto.

 

VERDINI RENZIVERDINI RENZI

«Dovevamo risolvere noi i problemi del Pd?», si è chiesto ieri l' ex plenipotenziario del Cavaliere. E la domanda era ben posta a guardare i numeri di Napoli, dove i Democratici hanno preso meno del 12% e la candidata sindaco meno dei voti delle liste, «spostati da Bassolino - questo il sospetto - verso de Magistris».

 

Risultato: Renzi commissaria il suo partito a Napoli e congeda il suo alleato a Roma.

bacio verdini valentebacio verdini valente

Se congedato o congelato sarà questione da verificare, perché una parte dell' intendenza democratica giura che il capo non abbia intenzione di allearsi con Ala alle prossime Politiche, mentre un' altra parte dell' inner circle renziano sostiene che il premier abbia deciso di prendere plasticamente le distanze da Verdini per riconquistare i voti di sinistra in vista dei ballottaggi a Roma, Torino e soprattutto Milano. Ma le Amministrative non erano solo «una questione di sindaci»?

 

VINCENZO D'ANNAVINCENZO D'ANNA

E come mai non era stato valutato l' impatto del patto elettorale con Verdini?

Sono problemi che dovrà sbrigarsi «Matteo», siccome «Denis» ha già i suoi, dopo che l' uno virgola conquistato nelle urne ha decretato l' esilio (si vedrà se temporaneo o definitivo) dai territori di Palazzo Chigi.

roberta pinotti con angelino alfanoroberta pinotti con angelino alfano

 

Il punto è che la distanza imposta da Renzi mette in crisi il progetto politico e parlamentare di Verdini, che per mesi ha sviluppato il piano: aggregare pezzi della diaspora berlusconiana nel Paese e agganciare altri parlamentari berlusconiani nel Palazzo, così da costruire una forza da portare in dote al premier, guadagnandosi un ruolo e uno spazio in maggioranza e nel governo. A spese di Alfano.

 

Un' operazione in grande stile, non c' è dubbio, costruita di pari passo con l' avvicinamento al referendum costituzionale, e fondata anche su basi culturali. Da tempo l' ex presidente del Senato Pera sta redigendo un «manifesto dei valori liberal-democratici», che spazia dai temi della giustizia a quelli della riforma dello Stato e della pubblica amministrazione.

 

enrico zanetti sottosegretario all economiaenrico zanetti sottosegretario all economia

Al testo collaborano alcune personalità del mondo accademico che in passato orbitarono nel berlusconismo. Un lavoro scientifico ma dalla valenza politica, perché una firma in calce al manifesto, magari posta in comune dal capo di Ala e dal segretario di Scelta Civica Zanetti, sarebbe un primo passo verso il gruppo unico, equivarrebbe di fatto all' ingresso di Verdini nell' esecutivo da «socio interno».

 

Ma l' esito del test elettorale e le parole di Renzi sono stati come uno scarabocchio sul progetto. Non è casuale la nota con cui ieri Ap ha ricordato che alle Amministrative le liste «Popolari» hanno ottenuto in media il 3,2% nei capoluoghi andati al voto e il 5,2% nei comuni sopra i quindicimila abitanti. Come a ribadire chi ha vinto il derby.

 

Marcello Pera Marcello Pera

Serve tempo a Verdini per riorganizzare le idee, per questo ha inviato un sms a tutti i suoi parlamentari, con l' invito a pensare e a non parlare, «per evitare di alzare inutili polveroni». Ma l' idea di essere trattati dal premier come un limone da spremere e un succo da non bere, induce quantomeno alla riflessione: «Perché se noi per caso ci allontaniamo un attimo dall' Aula - spiega D' Anna - a Palazzo Madama chi lo garantisce il numero legale?».

 

Il senatore di Ala - pur senza farne cenno - sembra invitare anche il premier alla riflessione. Renzi però in questi giorni fa il segretario del Pd, ci sono le Amministrative.

E da segretario del Pd ha detto che «c' è sempre Berlusconi». Difficile pensare a una semplice carineria, difficile arrivare a una clamorosa rappacificazione: ma un tentativo di captatio verso l' elettorato forzista può servire. Ci sono le Amministrative.

Ultimi Dagoreport

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....