TI FACCIO UNO SPAGNOLO COSÌ! - RENZI SI SMARCA DALLE TRAPPOLE DELL’OPPOSIZIONE PD E DAI CAPRICCI DI ALFANO: “SE SALTA TUTTO, SI TORNA ALLO SPAGNOLO SECCO”

Carmelo Lopapa per "la Repubblica"

È un work in progress. La bozza di riforma elettorale che sembrava "chiusa" dopo l'incontro con Berlusconi è invece un cantiere aperto e nuovi colpi di scena sono possibili. Renzi confida a pochi fedelissimi di aver lavorato per ore su «alcuni correttivi».

I correttivi riguardano «il sistema di assegnazione del premio di maggioranza, soprattutto per il caso in cui nessuno dovesse raggiungere la soglia di accesso al premio». Continuerà a lavorarci questa mattina, prima della Direzione Pd del pomeriggio che in realtà il segretario mostra di temere poco o nulla.

Sotto osservazione sulla sua scrivania finisce dunque l'ipotesi in cui nessuna coalizione dovesse superare la quota minima prevista per accedere al premio (ancora da fissare tra il 35, il 37 o il 40 per cento). È il tallone d'Achille del patto stretto sabato pomeriggio al Nazareno con Forza Italia. Ne ha parlato con gli emissari del Cavaliere.

Se nessuno raggiungesse quella soglia, cosa accadrebbe? Impensabile, per il numero uno del Pd, che si torni a una ripartizione proporzionale dei seggi. E nulla può essere lasciato al caso, la partita è delicata. Indispensabile confrontarsi ancora col leader forzista sull'opzione due, su una scialuppa di salvataggio possibile per il sistema.

Renzi, comunque soddisfatto, non fa nulla per nasconderlo nella domenica di lavoro trascorsa tra Firenze e la puntata in ospedale a Parma al capezzale del predecessore Bersani. «In un mese abbiamo fatto quel che gli altri non hanno fatto in vent'anni» è quel che i collaboratori più stretti gli sentono ripetere in queste ore. Il segretario è convinto che «l'obiettivo più grande resti l'abolizione del Senato e la revisione del Titolo V della Costituzione». Ma un anello è legato all'altro e tutti sembrano appesi a quello più grosso, la legge elettorale.

Le dichiarazioni, in alcuni casi le bordate dell'ala sinistra del partito che ha sparato a pallettoni contro l'«accoglienza» in sede al Cavaliere condannato e decaduto se le lascia scorrere addosso. Sicuro com'è «di poter convincere tutti». E per tutti è l'avvertimento
che ne consegue. «Se poi quell'accordo dovesse saltare, allora deve essere chiaro a tutti che si torna allo spagnolo secco e su quello siglo un'intesa solo con Berlusconi».

Gli oppositori interni al Pd, ma soprattutto Alfano e il suo Nuovo centrodestra non potranno dire di non essere stati messi in guardia. Lui ne è convinto: «Quando nelle prossime ore tutti leggeranno il testo, anche per la minoranza del mio partito sarà impossibile dire di no». Con buona pace dei Cuperlo e dei Fassina. «Se ieri ho usato la formula "profonda sintonia" - raccontava ieri ai suoi a proposito del vertice con Berlusconi - è stato per non usare "intesa" o "accordo". E se riusciamo ad approvare quel pacchetto, dovrebbe essere chiaro a tutti che non sono io, Matteo, a fare Bingo, ma il Paese».

Fuori dal recinto dem, ministri del Ncd, lo stesso vicepremier Alfano, Renato Schifani e gli altri riuniti ieri a Pesaro in guardia lo sono e non poco. Si attendevano entro ieri sera una bozza dell'intesa da poter studiare, valutare, esaminare. Nulla da fare. È molto probabile che il sindaco di Firenze voglia illustrarla prima alla Direzione del suo partito. Al più, forse, fornirà qualche traccia questa mattina allo stesso Alfano, dato che è in programma un faccia a faccia con il vicepresidente del Consiglio dopo le telefonate di sabato tra i due.

Di certo, il vuoto di comunicazione ha mandato in fibrillazione i ministri centristi. Già in ambasce per le sorti del loro governo. Il capo del Viminale nell'incontro di questa mattina vorrebbe strappare al leader pd un impegno per il rimpasto che faccia ripartire il governo, insomma un maggiore coinvolgimento diretto dello stesso Renzi. Difficile che il segretario ceda. Ormai al voto non si va, se la situazione non precipita. Ma questo non vuol dire che il capo del partito non voglia marcare comunque la distanza dall'esecutivo Letta-Alfano.

Chi ha visto Silvio Berlusconi ieri ad Arcore, dove si è ritirato dopo l'exploit in casa Pd di sabato, ha scorto il «ghigno» dei momenti d'oro. Sicuro che l'accordo vada in porto perché il giovane segretario dem lo ha visto «determinato e io mi fido di lui». Il fatto è che il leader forzista guarda anche al di qua della legge elettorale e delle grandi riforme, guarda ai suoi problemi.

«Se le cose vanno come devono andare - si chiede adesso - a questo punto, come fanno a non approvare quell'emendamento che esclude il carcere per gli ultra settantenni? Come si può pensare di mettere in galera uno che sta per diventare padre della Patria?».

Il Cavaliere si dice certo che per questo anche la Corte di giustizia europea nelle prossime settimane «dovrà prendere in considerazione la concreta possibilità di sospendere l'interdizione». È il sogno mai sepolto della riabilitazione politica e della resurrezione personale.

 

VIA COL VENTO RENZI E BERLUSCONI RENZI E BERLUSCONICUPERLO RENZI CIVATI CONFRONTO SKYTG RENZI CUPERLO CIVATI FASSINA IN VISITA DA BERSANI A PARMABINDI FASSINA BERSANI Silvio Berlusconi con Alfano e SchifaniQATIPM x

Ultimi Dagoreport

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....