RENZI: “VORREBBERO COSTRINGERMI AD ANDARE VIA, USANO CONTRO DI ME DEI METODI COMUNISTI. MA IO COL CAVOLO CHE GLI FACCIO IL PIACERE DI USCIRE DAL PARTITO”…

1. SINDACO E CAVALIERE INSIEME AL TEATRO REGIO DI PARMA
L'appuntamento sarà oggi al Teatro Regio. Orario previsto: 20 e 30. L'occasione è di quelle importanti per la città di Parma: uno spettacolo teatrale in occasione della nascita di Pietro Barilla dal titolo «Pietro. Cent'anni avanti». Tra gli ospiti dell'evento, ci saranno anche l'ex premier Silvio Berlusconi e il sindaco di Firenze Matteo Renzi.

Un incontro singolare, visto che sono da settimane protagonisti sui giornali di polemiche post elettorali. È noto poi che Berlusconi abbia sempre espresso apprezzamenti per Renzi, vedendolo come un potenziale competitor all'altezza della sfida.
Stasera sarà inevitabile che i due si incontrino.

ORA IL SEGRETARIO LAVORA A UNA ROSA DI TRE NOMI: C'E' ANCHE AMATO
Maria Teresa Meli per "Il Corriere della Sera"

«Berlusconi ha semplicemente cercato di alzare il suo potere negoziale con la minaccia elettorale. Ma non ci spaventa. Noi, comunque, andiamo avanti nella ricerca di un candidato condiviso»: Pier Luigi Bersani non intende venir meno alla parola data.

Finché gli sarà possibile tenterà di trovare un presidente che «rappresenti un segnale di unità», perché mai come in questa fase, con un Paese lacerato, fiaccato e diviso, c'è bisogno di una figura del genere, non di «un capo dello Stato di rottura». E il titolo dell'Unità di ieri sotto questo profilo era indicativo: «Al primo scrutinio». Sarebbe questa l'aspirazione del segretario del Pd che domani dovrebbe incontrare Silvio Berlusconi.

Proprio in vista di questo appuntamento, nonostante le polemiche a distanza, la diplomazia sotterranea ha continuato a tessere la tela per il Quirinale. Bersani sta lavorando su una rosa con tre petali: Giuliano Amato, Franco Marini e Romano Prodi. Non più un nome secco, perché da parte del Pdl c'è stata una levata di scudi di fronte a questa ipotesi.

Dovrebbe essere invece caduto il nome di Anna Finocchiaro anche se la scelta non è ancora definitiva, per cui l'ex capogruppo potrebbe essere inserita in un secondo tempo. Comunque si tratterebbe di un fatto formale perché Berlusconi ha già fatto sapere che il centrodestra potrebbe dare il suo assenso a Finocchiaro solo nel caso in cui si desse vita a un governo con dei ministri del Pdl, prospettiva, questa, di cui Bersani non vuole nemmeno sentir parlare.

L'opinione di Berlusconi su Prodi è nota, ma il segretario del Pd punta a inserire lo stesso quel nome per due motivi: primo, per non attirarsi le critiche dei prodiani del suo partito, secondo perché in caso di rottura con il centrodestra l'ex premier potrebbe diventare il candidato di Pd e Sel al Colle.

Di Amato e Marini, invece, il Cavaliere ha detto: «Mi fido». In realtà più del primo che del secondo. Ma mentre l'ex sindacalista convince anche la sinistra di Sel e dei «giovani turchi», l'ex sottosegretario di Craxi risulta più indigesto a quell'area e il Pd si troverebbe in difficoltà.

La vera partita, però, Bersani la sta giocando dentro il partito con Matteo Renzi. L'accordo con Berlusconi e il buon rapporto con Vendola sono due armi in più per il segretario. Non è un mistero per nessuno che il sindaco di Firenze faccia il tifo per Prodi, anche se preferisce non pronunciarne il nome per non bruciarlo.

Al limite anche Amato gli andrebbe bene, perché, ha spiegato ai suoi, «ha una statura internazionale». Che manca assolutamente sia a Marini che a Finocchiaro, due possibili candidati che Renzi si premura di impallinare.

Il primo cittadino del capoluogo toscano ritiene che non possa andare al Quirinale uno «che è stato bocciato dagli elettori» e una «della casta». È la seconda volta che Renzi attacca Marini e ieri sera c'era chi riteneva che anche quel petalo dovesse cadere per non arrivare alla guerra totale.

Perciò Renzi disapprova Bersani su tutta la linea: «Spiace che i suoi destini personali siano talmente più importanti dei problemi della gente». Come a dire: le cose sono andate per le lunghe, mentre il Paese è in difficoltà, perché il segretario aveva in testa solo di fare il suo governo di minoranza. E il sindaco attacca tutta la classe dirigente bersaniana: «Sono degli intrallazzini, almeno D'Alema le cose te le dice in faccia».

In privato, con gli amici, il sindaco di Firenze, sfoga tutta l'amarezza per gli attacchi subiti l'altro ieri dal leader: «Mi ha trattato come se non fossi uno del Pd. Io ho detto quello che avevano detto in molti, anche del partito, e lui ha aggredito solo me. Vorrebbero costringermi ad andare via, questa è la verità, usano contro di me dei metodi comunisti. Ma io col cavolo che gli faccio il piacere di uscire dal partito».

No, non ci pensa proprio ad andare via, Renzi. Anzi affila le armi per nuove battaglie. Inonderà le televisioni nei prossimi giorni e tenterà di riuscire a portare Prodi al Quirinale: «Perché i veti su di lui - ha spiegato il sindaco ai "suoi" parlamentari - sono inammissibili».

Per questo da oggi l'offensiva per la candidatura dell'ex premier dell'Ulivo e quella contro il governo di minoranza si intensificheranno. Bersani sa quello che si sta muovendo attorno a Prodi e avverte i fedelissimi: «Vogliono usare Romano come uno strumento della battaglia congressuale, per questo sul Quirinale intendono giocare una partita per conto loro».

Ma Renzi è convinto che questa non sia la verità: «Bersani non vuole Prodi al Quirinale perché è troppo autonomo. E invece con uno come Marini è convinto di poter ricevere subito un nuovo incarico».

 

bersani renzi bersani renzi SILVIO BERLUSCONI Giuliano Amato IL DISCORSO DI FRANCO MARINI ROMANO PRODI

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...