RENZIE TENTA LA FURBATA - L'ITALIA SCRIVE AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO EUROPEO: IN CAMBIO DI UNA DEROGA AL FISCAL COMPACT, PITTIBIMBO APPOGGERA' IL CANDIDATO DELLA MERKEL ALLA GUIDA DELLA COMMISSIONE

Federico Fubini per "La Repubblica"

 

renzi con merkel cameron van rompuy harperrenzi con merkel cameron van rompuy harper

Il semestre di presidenza italiano dell’Unione europea è alle porte ed era un pezzo che un evento del genere non creava tanta attesa fuori dal Paese di turno. A Bruxelles, a Berlino o a Parigi tutti accettano che Matteo Renzi è la sorpresa del voto per l’europarlamento. La novità che il premier rappresenta è diventata da subito un ingrediente del negoziato fra i governi, quello che sta per iniziare per cercare di chiudere più in fretta le ferite dalla recessione.

 

Non è un caso se ieri l’Italia ha inviato un testo a Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo. Lì dentro è formulato un doppio obiettivo: una lettura meno severa della disciplina di Bruxelles sui conti pubblici, più un grande programma europeo di investimenti. Quest’ultimo include l’opzione dei cosiddetti project bond, veri e propri piani di grandi opere da sviluppare con garanzie comunitarie: quanto di più vicino esista a un eurobond, una messa in comune di risorse per costruire un gasdotto, un’autostrada o un tratto di ferrovia.

 

Hermann Van RompuyHermann Van Rompuy

Renzi alza la posta, perché capisce che è il momento di sfruttare il senso di innovazione legato al suo nome. Poi però c’è l’altro volto dell’Italia, quello che tutti conoscono da sempre. Nell’ultimo anno l’economia ha generato altri 150 mila disoccupati in più, mentre in Spagna se ne contano 300 mila in meno. La produzione industriale è scesa in due degli ultimi tre mesi, con un tenue più 0,7% solo in aprile, mentre in Spagna viaggia nella ripresa a velocità doppia.

 

Anche il debito pubblico continuerà a salire, fino almeno al 135% del Pil alla fine di quest’anno. Il premier ha ereditato un Paese che non dà ancora segni di convalescenza, in questo simile soprattutto alla Francia. Oltralpe la produzione industriale procede in modo persino più letargico e il numero dei disoccupati è inchiodato da un anno a quota tre milioni: non continuano a salire come in Italia, ma non iniziano a scendere come in Spagna.

 

La dimensione della politica oggi rafforza Renzi in Europa, ma l’economia no. Quanto alla Francia, sia la politica che l’economia minano l’autorità in Europa del presidente François Hollande, il cui partito ha la metà dei voti del Front National. Solo per Angela Merkel tanto la politica che l’economia sono puro e semplice vento nelle vele. Tutto questo era al lavoro ieri, quando il premier ha sentito al telefono la cancelliera dopo aver visto Van Rompuy a Roma mercoledì.

 

Nelle scorse settimane, l’impressione di molti dei suoi interlocutori in Europa è stata che l’Italia stesse chiedendo una rilettura radicale delle regole di bilancio del Fiscal Compact. L’idea era di togliere dal calcolo del deficit ciò che un governo spende in investimenti per la crescita. Giusta o sbagliata che sia, questa proposta però non è accettabile a Bruxelles, né fra i socialdemocratici o i cristiano-democratici della Grosse Koalition di Berlino.

 

MARINE LE PEN FOTOMONTAGGIO BACIO HOLLANDEMARINE LE PEN FOTOMONTAGGIO BACIO HOLLANDE

A Renzi, mercoledì Van Rompuy ha detto chiaramente che solo i leader di governo nel Consiglio europeo possono cambiare le regole e adesso non esistono le condizioni perché succeda. Van Rompuy ha poi aggiunto un concetto: se ciò che l’Italia chiede è una lettura più elastica delle regole sul deficit - non una riscrittura - allora l’ultima parola spetta alla Commissione europea.

 

Il governo italiano si sente dunque incoraggiato ad andare avanti con le proposte per allentare il Fiscal Compact. Per arrivarci è pronto a offrire l’appoggio a Jean-Claude Juncker, candidato Angela Merkel per la guida della Commissione europea, in cambio di un’apertura alle sue idee. Visto da Bruxelles o da Berlino non tutto appare altrettanto lineare.

 

JUNCKERJUNCKER

E il problema adesso non è tanto la Commissione, benché in queste settimane la direzione generale Affari Monetari stia valutando se è aprire (a fine anno) una procedura per debito eccessivo sull’Italia. No. Il problema è che né il centrodestra, né il centrosinistra della Grosse Koalition di governo in Germania vogliono permettere che il Paese con il debito pubblico più alto dopo la Grecia, l’Italia, apra una breccia nelle regole.

 

Merkel non crede che ciò serva a creare crescita e sa che l’opinione pubblica tedesca non glielo perdonerebbe. Questa trattativa rischia di diventare un vicolo cieco di conflitto politico e diffidenza in Europa. Al contrario, il governo tedesco è sempre più aperto all’ipotesi di aprire a un grande piano comune di investimenti in Europa per riassorbire un po’ di disoccupazione.

 

JEAN CLAUDE JUNCKER CON ANGELA MERKELJEAN CLAUDE JUNCKER CON ANGELA MERKEL

È pronto a pensarci per dare una mano - in mancanza di leader migliori - a Hollande contro l’estrema. Ma neanche questo è acquisto. Come precondizione a questi progetti, i tedeschi vorrebbero vedere in Italia e in Francia riforme incisive come quelle che oggi rendono la ripresa spagnola chiaramente più forte.

 

Le regole del mondo del lavoro sono l’aspetto a cui Merkel oggi guarda di più: a quel punto per lei diventerebbe più facile, di fronte ai suoi stessi elettori, accettare grandi piani di spesa europei. L’Europa del resto è sempre stata un gioco cooperativo, in cui ciascuno accetta una parte del rischio politico delle scelte. Se saprà prendere la propria, Renzi adesso ha un capitale politico da investire e moltiplicare.

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