CIME DI REPETTI: “L’ERRORE DI BERLUSCONI? DELEGARE LA GESTIONE DEL PARTITO A PERSONE CHE HANNO DECISO SU TUTTO SENZA AVERNE L’AUTOREVOLEZZA" (IL DUPLEX ROSSI-PASCALE?) - "IL SUO EREDE? VERRÀ DALLA SOCIETÀ CIVILE”

Carmelo Lopapa per “la Repubblica”

 

MANUELA REPETTI MANUELA REPETTI

«Ormai è una faida tra correnti e io non voglio partecipare a questo massacro. L’errore del presidente Berlusconi è stato quello di delegare quasi per intero la gestione del partito alla cerchia di persone che gli stava intorno e che ha potuto decidere su tutto e tutti senza averne l’autorevolezza».

 

Manuela Repetti ha il volto provato, non esprime affatto la leggerezza di chi si libera da un peso. Siede sul divano dello studio al terzo piano di Palazzo Madama, la notizia dell’abbandono ufficiale di Forza Italia, il suo e quello di Sandro Bondi, è stata appena diffusa. Non un fulmine a ciel sereno.

MANUELA REPETTI LA BONDI GIRL MANUELA REPETTI LA BONDI GIRL

 

Anche lui, il compagno, è nella stessa stanza: uno accanto all’altra. Tempestati di telefonate, rispondono insieme, ringraziano per la solidarietà e riattaccano. E insieme hanno concordato ognipasso. Poco dopo, però, l’ex ministro saluta con la cortesia sussurrata che lo ha sempre contraddistinto ed esce con passo leggero. «Io non parlo, non parlerò mai più di politica». Questi sono i patti.

 

Senatrice Repetti, perché lascia Forza Italia?

«Intanto vorrei precisare che si tratta di una decisione molto sofferta, più di quanto si possa immaginare. Le ragioni le avevo già illustrate nella mia lettera al Corriere. Di fatto si sta assistendo a una faida tra correnti con polemiche di ogni genere ed io non voglio partecipare a questo massacro. Inoltre non le nascondo che non mi sento più utile al mio partito che negli ultimi tempi è profondamente cambiato».

MANUELA REPETTI MANUELA REPETTI

 

Eppure, l’incontro di poche settimane fa sembrava aver sospeso la decisione. Cosa è accaduto nel frattempo?

«L’affetto per il presidente Berlusconi e il momento difficile che stava vivendo in attesa della sentenza di Cassazione mi ha indotta a congelare le dimissioni. Ero sinceramente pronta a restare se qualcosa fosse cambiato. Fortunatamente c’è stata la definitiva assoluzione, vissuta da me e Sandro con sincera gioia perché giusta nel merito e perché poneva fine a un incubo in cui il presidente è stato costretto a vivere per anni. Ma dopo un mese i problemi restano, anzi sono peggiorati».

LA CAPUGLIATURA DI MANUELA REPETTI LA CAPUGLIATURA DI MANUELA REPETTI

 

Ecco, appunto, cosa non va più in Forza Italia, della quale Bondi è stato Coordinatore?

«La rivoluzione liberale annunciata 20 anni fa non si è mai realizzata o comunque non a sufficienza. Le cause sono tante, fra cui certamente un accanimento giudiziario che ha impedito a Berlusconi di governare, ma anche le alleanze con chi poneva veti al cambiamento, quegli stessi alleati che oggi rincorriamo, pur avendo abbracciato posizioni come quelle di Le Pen. E poi Forza Italia da partito liberale ha preso sempre più le sembianze di un partito conservatore».

 

Nella sua lettera del 3 marzo motivava l’imminente scelta con la guerra di successione a Berlusconi. E’ questo lo scenario?

«Ma quale successione? Tutti sappiamo che non ci sarà alcun successore di Berlusconi. E il prossimo leader del centrodestra non credo nascerà in Forza Italia, ma dalla società civile e chissà quando».

 

SANDRO BONDI E SILVIO BERLUSCONI jpegSANDRO BONDI E SILVIO BERLUSCONI jpeg

Lei punta il dito contro chi circonda il leader. E’ il cosiddetto “cerchio magico” ad avere la responsabilità della dissoluzione?

«No. Sarei ipocrita se dicessi che la responsabilità è loro. In fondo, ciò che sta accadendo è ciò che abbiamo sempre saputo: Forza Italia ha funzionato finché la sua testa ha voluto farla funzionare. È normale che i problemi che ha dovuto affrontare il presidente Berlusconi lo abbiano indebolito, persino disamorato su tutto. Il suo errore però è stato delegare quasi del tutto alla cerchia di persone che gli stava intorno la gestione del partito, potendo decidere su tutto e tutti senza averne l’autorevolezza e il consenso».

BONDI E BERLUSCONIBONDI E BERLUSCONI

 

Lei parla con i suoi colleghi in Parlamento. C’è un rischio esodo? La nascita di nuovi gruppi parlamentari?

«Dipenderà molto dalle prossime scelte, dalla capacità di autocritica, di ascolto, di valutazione dei propri errori. Altrimenti, certamente potrebbero esserci altri abbandoni».

 

Altre figure storiche del berlusconismo, Verdini per esempio, sembrano vivere lo stesso malessere per la rottura del patto sulle riforme. Potreste dar vita a un gruppo?

cena fund raising di forza italia   berlusconi   maria rosaria rossi   francesca pascale cena fund raising di forza italia berlusconi maria rosaria rossi francesca pascale

«A mio avviso è stato un errore riprendere un’opposizione secca al governo, senza tener conto del fatto che la sinistra di Renzi è totalmente diversa dal passato. Il premier ha saputo riconoscere Berlusconi quale leader dell’opposizione con cui avviare un confronto. E siamo passati dal patto sulle riforme ad un’opposizione dura e pura. Come spieghiamo agli elettori che abbiamo cambiato idea e che oggi facciamo appelli a Bersani e Cuperlo per contrastare Renzi?»

 

Il suo apprezzamento nei confronti del premier potrebbe portarla ad avvicinarsi alla maggioranza, magari al Pd?

«Ho già consegnato la lettera al presidente Grasso per l’iscrizione al gruppo misto del quale faccio già parte. Giudicherò i provvedimenti del governo di volta in volta, esattamente come ho sempre pensato dovesse fare Forza Italia, e mi comporterò di conseguenza».

FRANCESCA PASCALE E MARIA ROSARIA ROSSI FRANCESCA PASCALE E MARIA ROSARIA ROSSI

 

Ha letto Toti, che definisce Bondi vernice vecchia?

«Sì tratta di una battuta sgradevole, senza rispetto per le persone. Mi spiace, non sa distinguere fra ciò che lui ritiene vernice vecchia e il reale valore di chi ha dato un contributo politico e culturale alla storia di Forza Italia».

 

 

 

SILVIO BERLUSCONI DENIS VERDINI SILVIO BERLUSCONI DENIS VERDINI

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni e il referendum - meme by vukic

DAGOREPORT - L’ITALIA HA DETTO “NO” ALL'ARMATA BRANCA-MELONI! SFANCULATA L'OSCENA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE - PER LA DUCETTA, CHE CI HA MESSO FACCIA E MENZOGNE E HA ACCETTATO LA POLITICIZZAZIONE DEL VOTO, È UNA BATOSTA CHE METTE IN DISCUSSIONE IL SUO FUTURO - E ORA L'UNDERDOG DE' NOANTRI CHE FA? ABBOZZA E BALBETTA: "ANDREMO AVANTI", MA SARÀ COSTRETTA A PRENDERE PROVVEDIMENTI. PRIMO: SCARICARE SUBITO IL “TOSSICO” TRUMP, ODIATO DAGLI ITALIANI E CHE CON LA GUERRA ALL'IRAN L'HA AZZOPPATA TOGLIENDOLE CONSENSO - SECONDO: CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE IN MODALITA' ANTI-CAMPOLARGO, MA TRATTANDO CON LEGA E FORZA ITALIA – LA STATISTA ALLE VONGOLE VORREBBE ANTICIPARE LE ELEZIONI DEL 2027 ALLA PRIMAVERA. UN ELECTION DAY COL VOTO DEI COMUNI DI TORINO, MILANO E ROMA, MA LA FIAMMA MAGICA FRENA – LA CACCIA AL CAPRONE ESPIATORIO SARÀ FACILE: PORTA DRITTO A VIA ARENULA (SULLA GRATICOLA I TRE CACCIABALLE NORDIO, BARTOLOZZI E DELMASTRO) - VIDEO: IL MESSAGGIO DI STIZZA MASCHERATA DELLA PREMIER SU INSTAGRAM

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...