LA RIABILITAZIONE DI TOGLIATTI AUMENTA LA DISTANZA TRA PD E PRODIANI - PARISI VICINO ALL’ADDIO, PRODI ASSENTE ALLA FESTA DEL PARTITO: “NON È QUESTO IL PD CHE AVEVAMO PENSATO” - FINORA MAI NESSUNO AVEVA IMMAGINATO DI INDICARE LO STASLINISTA TOGLIATTI COME UNO DEI PADRI NOBILI DEL PD – FASSINA: “FORNERO ESCLUSA DALLE FESTE? NON L’HA VOLUTA LA SEGRETERIA”…

1- LA RIABILITAZIONE DI TOGLIATTI AUMENTA LA DISTANZA TRA PD E PRODIANI
Fabio Martini per La Stampa

Sembrava un lungo addio destinato a proseguire senza strappi traumatici. E invece la progressiva emarginazione dal Pd della cultura e della politica prodiano-ulivista potrebbe presto produrre un primo trauma. Lo fa capire Arturo Parisi, l'ideologo del bipolarismo italiano e del progetto Pd, che in risposta ad un elogio di Palmiro Togliatti pubblicato dall'"Unità", spiega che si sono oramai esaurite le ragioni di una sua permanenza nella casa democratica: «Non è questo il Pd che avevamo pensato».

Non c'è l'annuncio di uno strappo, che però potrebbe concretizzarsi nelle prossime settimane. E d'altra parte anche Romano Prodi, da tempo, non sempre si ritrova nelle scelte di un partito che lui stesso ha fortemente voluto, una distanza in qualche modo confermata dalla assenza del Professore dalla Festa nazionale del Pd che ieri è iniziata a Reggio Emilia. Certo, Prodi già da qualche anno diserta la kermesse democratica, ma questa volta la Festa si tiene a due passi dalla sua Scandiano.

Nelle settimane scorse erano stati fatti sondaggi per chiedere a Prodi se fosse interessato a partecipare ad un dibattito, ma anche stavolta è stata negativa la risposta del Professore. Certo, tra il Professore e Bersani c'è sempre stato un rapporto di sintonia emiliana, segnato anche da affetto, come dimostra la presenza a palazzo Chigi il 10 maggio 2008, nel giorno amaro della staffetta con Berlusconi, di un solo ministro Ds: Pier Luigi Bersani.

Da parte di Prodi sono da escludere gesti traumatici, non è affatto escluso che possa farsi una passeggiata alla Festa, ma oramai sembra essere calato un grande freddo tra il Pd e i due personaggi che più si sono battuti per l'affermazione anche in Italia di una cultura bipolare in grado di accorciare la distanza tra elettori ed eletti.

L'ultima scintilla è stata la pubblicazione, il 22 agosto, da parte dell'Unità di un commento di un editoriale di Michele Prospero, nel quale si esprime un elogio senza riserve del Migliore. L'editorialista, dopo aver parlato del «realismo alla Cavour» di Togliatti, indica «l'officina» del Migliore come «una miniera» per il Pd.

Da sempre figura controversa, finora mai nessuno aveva immaginato di indicare Togliatti come uno dei padri nobili del Pd. Segretario del Pci, nella Mosca staliniana spettatore muto dello sterminio di tanti comunisti anche italiani, pure nella stagione democratica che lo vide protagonista di svolte storiche (Salerno, articolo 7 della Costituzione, amnistia), il Migliore fu attore di pagine tragiche (la sollecitazione dell'intervento sovietico in Ungheria, l'accordo sulla fucilazione di Nagy), al punto che, nel 1989, l'Unità prese le distanze con articoli molto critici di diversi intellettuali comunisti.

L'inattesa "riabilitazione" - che non ha suscitato reazioni nella nomenclatura ex dc - ha indotto Parisi ad una lettera che il direttore dell'Unità ha pubblicato in prima pagina. L'ex ministro della Difesa ricorda di aver chiesto, due anni fa, come mai una delegazione del Pd al Verano avesse celebrato l'anniversario della morte di Togliatti e lo stesso trattamento non fosse mai stato riservato a «Gramsci, Salvemini, Lussu, Rosselli, Sturzo».

Scrive Parisi: «Allora mi dispiacquero le reazioni di molti compagni di base ma quello che non riuscii ad accettare fu il silenzio imbarazzato di Bersani», anche se «la risposta mi è arrivata ora con il nitido commento di Prospero», con la sua «orgogliosa posizione assertiva». Una celebrazione «ci dice che il tempo del Pd partito aperto a tutti è finito». Conclusione: «I partiti non si inventano, ha ripetuto in questi anni D'Alema. L'errore, un errore dal quale in molti non riusciamo a guarire, è averlo pensato».

2- «FORNERO ESCLUSA DALLE FESTE? NON L'HA VOLUTA LA SEGRETERIA»
DOMANDE A STEFANO FASSINA
[L. Ros. Per La Stampa]

Stefano Fassina, perché il ministro del Lavoro Elsa Fornero è stata esclusa dalle feste del Partito democratico?

«È stata fatta una valutazione dalla segreteria del partito. Non c'è niente di personale, ma c'è una questione politica. Con lei c'è stata difficoltà di dialogo in questi mesi sul drammatico problema degli "esodati". Ci teniamo molto affinché questo confronto ritrovi efficacia in Parlamento e nelle commissioni Lavoro della Camera e del Senato».

Cosa non avete digerito, in particolare, del comportamento della titolare del Welfare?

«Dopo il balletto dei numeri, rimangono ancora decine di migliaia di lavoratori in condizioni drammatiche. E, personalmente, non ho condiviso l'uscita del ministro sull'attenzione nei confronti dei giovani. I tempi sono stretti: servono meno parole, ora ci tocca provare a recuperare gli errori. Di grandi proclami ambiziosi e faraonici, ma che non portano a nulla, non c'è bisogno in questo momento. La promessa riduzione dell'Irpef sui salari di produttività non c'è stata. È una misura di portata limitata, ma pur sempre utile. Soprattutto per le fasce più deboli».

Siamo arrivati ormai agli sgoccioli della legislatura. Quale tema non può essere messo da parte nei prossimi mesi?

«Dobbiamo tenere conto della questione degli sgravi contributivi sul costo del lavoro. Finora il governo non ha trovato una soluzione. Non c'è stato un passo in avanti. Ma per noi è giunto il momento in cui non si può più alimentare confusione. Il nostro impegno continua per risolvere la questione degli "esodati". Chiederemo al governo di prendere provvedimenti. Per noi diventa prioritario, dunque, provare a ricostruire il dialogo con il nostro principale interlocutore, cioè la Fornero, con cui finora abbiamo fatto fatica a discutere».

 

 

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