giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

LA RIFORMA DELLE LEGGE ELETTORALE È UNA CORSA A OSTACOLI PER LA DUCETTA – PER FAR DIGERIRE AI SUOI ALLEATI E AL PD LO STABILICUM, GIORGIA MELONI DEVE ELIMINARE L’INDICAZIONE DEL CAPO DELLA COALIZIONE E RIDURRE IL PREMIO DI MAGGIORANZA – SORGI: “C'È POI LA QUESTIONE DELLA SOGLIA, IL BIGLIETTO D'INGRESSO PER I PARTITI IN PARLAMENTO. IN QUESTO CAMPO SI COMINCIA TENENDOLA ALTA, PER COSTRINGERE I DISSIDENTI (CALENDA E VANNACCI) A LIMITARE LE LORO PRETESE. MA STAVOLTA, SOPRATTUTTO A DESTRA, C'È IL RISCHIO CHE IL GENERALE LE ALZI, METTENDO A RISCHIO LA CORSA DI MELONI PER LA RICONFERMA…”

Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse

Ache punto è il percorso della nuova legge elettorale, fortemente voluta da Meloni e, sotto sotto, anche da Schlein e da buona parte delle opposizioni?  All'inizio: il testo è depositato alla Camera, il numero delle audizioni convocate non rivela una grande fretta, il centrodestra vuole insomma verificare se esista davvero la possibilità di un'apertura da parte del centrosinistra.

 

Apertura che potrebbe manifestarsi in un atteggiamento non ostruzionistico più che in un voto a favore, che spaccherebbe la coalizione in via di consolidamento, all'interno della quale c'è anche una componente centrista che non accetta una legge destinata a favorire l'affermazione di chi vince e, dentro lo schieramento, del partito più forte. […]

 

ELLY SCHLEIN GIUSEPPE CONTE

Se Meloni punta a rafforzarlo, invece, sa cosa deve fare. Primo, non rendere esplicita e ultimativa la scelta del capo della coalizione, cosa che sarebbe gradita anche ai suoi alleati, che le riconoscono la leadership ma non sarebbero così felici di dover mettere il suo nome sulla scheda al posto di quelli di Berlusconi e di Salvini.

 

Secondo, far sì che le dimensioni del premio di maggioranza non siano eccessive. Non dire, insomma, nella legislatura attuale abbiamo una maggioranza di più del sessanta per cento, non si vede perché, se vinciamo, non dovremmo averla anche nella prossima.

 

roberto vannacci - inaugurazione sede di futuro nazionale a roma accanto a quella di forza italia

La distribuzione attuale dei pesi nelle Camere è infatti frutto di una condizione particolare, come quella del 2022, in cui il centrodestra correva senza avere un vero avversario, dato che il centrosinistra non era riuscito a trovare un accordo.

 

Nel 2027, diversamente, a fronteggiarsi saranno due coalizioni. La legge dovrà mettere chi vince in condizioni di governare, cancellando il temuto "pareggio" o maggioranze diverse alla Camera e al Senato (come accadde nel 2013, la "non vittoria" di Bersani). Ma non potrà comprimere più di tanto la rappresentanza degli sconfitti.

 

Infine c'è la questione della soglia, il biglietto d'ingresso per i partiti in Parlamento. Si sa che in questo campo si comincia tenendola alta, per costringere i dissidenti (Calenda e Vannacci, per esempio) a limitare le loro pretese. Ma stavolta, soprattutto a destra, c'è il rischio che il generale le alzi, mettendo a rischio la corsa di Meloni per la riconferma.

GIORGIA MELONI E CARLO CALENDA - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

 

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