NON SPARATE SUL RAGIONIERE – BIAGIO MAZZOTTA, IL RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO, È STATO SCELTO DA GIORGETTI COME “CAPRONE ESPIATORIO” PER IL BUCO NEL BILANCIO CAUSATO DAL SUPERBONUS – IL TECNICO, CHE CON DRAGHI ERA COINVOLTO NELLE RIUNIONI AL VERTICE DEL GOVERNO, CON LA MELONI NON È MAI STATO CHIAMATO A PALAZZO CHIGI. UN PARADOSSO: L’UOMO CHE HA IN MANO I NUMERI DEL BILANCIO NON HA ACCESSO ALLA PREMIER – “IL FOGLIO”: “IL GOVERNO SPERA CHE SI DIMETTA, E CHE POI SI POSSA ANDARE A CERCARE IL SOSTITUTO A BANKITALIA. SI DICE UN GRAN BENE DEL DG LUIGI FEDERICO SIGNORINI”

1. I DOLORI DEL RAGIONIERE MAZZOTTA

Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

Biagio Mazzotta

La solitudine del ragioniere generale dello Stato esiste da quando esiste la carica. Non è un caso se dei 21 che si sono succeduti, da Giovan Battista Picello nominato nel 1870 a Biagio Mazzotta nominato nel 2019, nessuno sia mai stato un gran frequentatore di serate romane. Andrea Monorchio, in carica per tredici difficili anni dal 1989, sgattaiolava alle sette di mattina da una porta sul retro dentro Palazzo Chigi per non farsi notare.

 

Daniele Franco, in carica dal 2013 per sei anni, non alzò mezzo sopracciglio quando il portavoce del premier lo mise nel lotto dei «pezzi di m... del ministero dell’Economia». Si era allora in sessione di bilancio del primo governo di Giuseppe Conte, maggioranza gialloverde. Per i primi quattro mesi, Conte non volle vedere Franco. Poi capì quanto fosse utile e cominciò a chiamarlo a Palazzo Chigi di continuo.

 

GIANCARLO GIORGETTI DANIELE FRANCO

[…] Biagio Mazzotta […] come gli altri venti — forse più di alcuni degli altri venti — non è né un animale sociale né politico. Il suo regno è il bilancio dello Stato, che padroneggia come pochi. Non cerca molto di farsi sentire dal mondo politico, se il mondo politico non lo coinvolge.

 

Questa riservatezza del tecnico è stata un problema all’avvio del Superbonus nel 2020, quando alcune delle sue perplessità restarono lettera morta e lui non sbatté i pugni sul tavolo. Ma ciò che distingue Mazzotta da vari suoi predecessori è che la sua solitudine non è solo autoimposta. È anche imposta.

 

Gli è scesa addosso all’inizio dell’attuale governo, mentre con il precedente non era così: con Mario Draghi, Mazzotta partecipava alle riunioni a Palazzo Chigi e non sono mancati i casi in cui ha fatto cambiare idea al premier. Con il governo di Giorgia Meloni, dopo due leggi di Bilancio e innumerevoli tentativi di stretta sui bonus, il ragioniere non è mai stato chiamato a Palazzo Chigi.

 

Biagio Mazzotta

L’uomo che ha in mano i numeri del bilancio non ha accesso alla presidente del Consiglio. Lei non lo chiama e Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’Economia, non lo porta con sé a Palazzo Chigi.

 

Anche un altro canale di comunicazione si è interrotto, per la verità. Tradizionalmente la Ragioneria faceva arrivare al parlamento i suoi «pareri» su leggi all’esame, decreti, emendamenti. Era una funzione volta a prevenire eventuali scontri all’atto vincolante della bollinatura — data o negata — che certifica se una misura ha le necessarie coperture di bilancio.

 

Ma da quando c’è questo governo i pareri della Ragioneria di rado arrivano direttamente alle Camere: vengono filtrati dagli uffici di diretta collaborazione di Giorgetti, che prendono alcuni elementi di quanto scritto dagli uffici di Mazzotta; quindi mandano al Parlamento ciò che ritengono, non ciò che ritiene il ragioniere.

 

DRAGHI MELONI

[…] sta approntando un promemoria per il ministro in cui raccoglierà tutti i suoi richiami sui bonus, momento per momento. Potesse tornare indietro, Mazzotta magari non prenderebbe più per buone le stime favolosamente ottimistiche del dipartimento Finanze sul loro impatto sul debito.

 

Ma è difficile fare di lui il capro espiatorio di un errore pervicacemente voluto dalla classe politica quasi per intero, quando neanche le autorità europee hanno eccepito alla creazione (forse illegale) di moneta fiscale con lo sconto in fattura e la trasferibilità dei crediti d’imposta. […]

 

2. UN MAZZOTTA SEMPLICE

Estratto dell‘articolo di Carmelo Caruso per “il Foglio”

 

BIAGIO MAZZOTTA - RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO

Al solito: “Spegne la luce per ultimo. Padre affettuoso. Tre figli. Biagio Mazzotta è una persona perbene. Biagio soffre”. Enrico Morando, che è stato viceministro dell’Economia, nei governi Renzi e Gentiloni: “Sul Superbonus sono stati commessi errori, ma nessuno deve mettere in dubbio la competenza del Ragioniere dello stato. Io sono e resto amico di Biagio”.

 

Si può sopravvivere a un errore da duecento miliardi? Quando al “bianco” Biagio, al “gran magro” Biagio, hanno chiesto come abbia potuto, insomma, “ma Biagio, ma davvero non ti sei accorto del buco Superbonus…”, Mazzotta avrebbe balbettato che “i conti non li ho fatti io”. Sta ora nella sua stanza, al ministero, e scrive, scrive, come il Poprišcin di Gogol’ […]

 

Poteva prendere i governi a pedate, ma Biagio queste cose non le fa e ora i calci li prende lui. Giulio Tremonti, seduto su un divanetto della Camera, raccontava che “era rito, dopo aver approvato la legge Finanziaria, andare dal ragioniere dello Stato, la mattina presto, e ringraziarlo. Una Finanziaria approvata è come una grazia ricevuta. Il potere del ragioniere è divino”. […]

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI

 

Ha dichiarato una volta: “Io credo di essere un uomo fortunato, nel senso che ho fatto la tesi sulla legge Finanziaria, sulla programmazione economica. Poi è uscito il concorso. Ho fatto domanda e l’ho vinto. Da lì è iniziata la carriera interna. Giovanni Tria, che lo ha indicato come ragioniere, ricorda che la scelta “era naturale, era l’interno”. […]

 

Gli contendeva il ruolo la cognata di Paola Gentiloni, Alessandra dal Verme, ma avrebbe un carattere, riferiscono, “spigoloso”, mentre Mazzotta conosce i compleanni dei figli dei funzionari, sa capire se la moglie si sta separando dal marito: “Se ti serve un permesso, prendilo. Non preoccuparti”. Per lui era semplice. Era un interno.

andrea monorchio foto di bacco

 

E’ così modesto che le sue interviste, le più sincere, non le ha rilasciate al Financial Times ma ad Antenna Sud, al direttore Gianni Sebastio che gli ha chiesto nel 2021: “Dottor Mazzotta, la pandemia ha portato a un disavanzo, quanto peserà sulle prossime generazioni?” e lui, magro come uno che digiuna da un secolo, rispondeva che “era necessario per evitare che si generassero conflitti sociali. Io dico che è stato del debito buono, anzi, come lo direbbe qualcun altro”.

 

Si riferiva a Mario Draghi il primo a denunciare il Superbonus come la più grande truffa della storia della repubblica, ma pure Draghi, alla fine, non ha avuto il coraggio di fermarlo. Se non lo ha avuto Draghi come poteva averlo il “bianco” Biagio con i suoi capelli pettinati, candidi come il borotalco?

 

Ha origini salentine, ma è romano, ed è stato il revisore dei conti della Rai, ma a Viale Mazzini si limitava a guardare i bilanci pregando che qualcun altro, al posto suo, “non dicesse sì, in modo che poi non fosse lui a dire di no”.

 

Luigi Federico Signorini di bankitalia

[…] Non è mai stato di sinistra, anzi, garantiscono al Mef che sia di destra. Raccontano che fosse emozionato come un bambino quando a Novoli, in provincia di Lecce, gli hanno conferito la cittadinanza onoraria. L’idea che lo protegga il Quirinale anziché aiutarlo lo indebolisce. Andrea Monorchio, il Ragioniere dello stato più potente della storia recente, non aveva certo bisogno di essere difeso perché i governi dovevano difendersi da Monorchio.

 

biagio mazzotta

Non lo difende di sicuro Giancarlo Giorgetti ma neppure Giorgetti ha il coraggio di guardare Mazzotta e dirgli: “Che ci fai ancora qui? Ma non capisci che l’hai combinata grossa?”. Tria che è amico di entrambi, di Giorgetti e Mazzotta, pensa che “al rogo ci dovrebbe andare la politica e non Biagio. E’ ingiusto farne il capro espiatorio”, e però, un noto politico, ex ministro, replica che non vale: “Io ho atteso un anno per ricevere un bollo, e dico un bollo, da Mazzotta”.

 

Il governo spera ora che si dimetta, che sia Mazzotta a fare il gesto e che poi si possa andare a cercare il sostituto a Bankitalia. Si dice un gran bene del direttore generale Luigi Federico Signorini, come un tempo di Mazzotta, “l’interno”, il ragioniere che non ha mai creduto di poter essere un Ragioniere con la maiuscola.

paolo savona luigi federico signorini foto di bacco

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