mattarella la russa natoli

LA RUSSA-MATTARELLA: SCONTRO TOTALE - LA CONSIGLIERA LAICA DEL CSM ROSANNA NATOLI, FORTE DEL SOSTEGNO DEL PRESIDENTE DEL SENATO SUO SPONSOR, RISPONDE PICCHE AL CAPO DELLO STATO CHE AVEVA AUSPICATO LE SUE DIMISSIONI DOPO CHE È STATA SCOPERTA A DARE CONSIGLI A UNA GIUDICE SOTTO PROCESSO DISCIPLINARE – DECISIVO PER L’ARROCCO DI NATOLI, SECONDO QUANTO RIFERISCONO PIÙ FONTI, SAREBBE STATO IL CONFORTO (PERSONALE E SOPRATTUTTO POLITICO) DI LA RUSSA CHE PERO' NEGA DI AVER SENTITO LA CONSIGLIERA...

Ermes Antonucci per il Foglio - Estratti

 

sergio mattarella settimana sociale dei cattolici

“Non mi dimetto”. La consigliera laica Rosanna Natoli risponde picche al presidente Mattarella, che in un incontro con il vicepresidente del Csm Pinelli aveva auspicato le dimissioni della laica indicata da FdI, scoperta a dare consigli a una giudice sotto processo disciplinare e a rivelare il segreto della camera di consiglio.

 

Convocata ieri mattina dal comitato di presidenza, Natoli ha respinto l’invito del capo dello stato, forte del sostegno ricevuto nelle ultime ore dall’artefice della sua elezione al Csm: il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

 

Può una consigliera del Csm, autrice di una condotta palesemente incompatibile con la sua permanenza all’organo di governo autonomo della magistratura, fare finta di niente, dire “no” al presidente della Repubblica (che del Csm è capo) e decidere così di mantenere la carica? Evidentemente sì, per quanto lo scenario risulti sorprendente e senza precedenti.

Rosanna Natoli e Ignazio La Russa

 

Dopo aver rigettato l’auspicio di Mattarella, Natoli non parteciperà al plenum previsto per oggi, anche se al Csm il clima rimane incandescente.

 

Stavolta le tensioni non riguardano tanto i rapporti tra laici e togati.

 

La stragrande maggioranza dei consiglieri, inclusi molti dei laici espressi dalla maggioranza parlamentare come Natoli, riconoscono, lontano dai microfoni, che il comportamento della collega risulta indifendibile e che la decisione di non dimettersi – per di più a fronte dell’intervento di Mattarella – è inaccettabile. Oltreché incomprensibile, se non attraverso le lenti della politica.

sergio mattarella

 

(…)  Decisivo, secondo quanto riferiscono più fonti, sarebbe stato il conforto (personale e soprattutto politico) ricevuto proprio da colui che più di tutti si era speso, nel gennaio 2023, per rendere possibile l’elezione di Natoli al Csm: il presidente del Senato La Russa, che con Natoli condivide la città natale (Paternò, appunto) e un rapporto di forte amicizia di lungo periodo.

 

Interpellato sulla vicenda ieri, in occasione della cerimonia del Ventaglio, La Russa ha negato di aver sentito Natoli negli ultimi giorni, anche se la circostanza viene smentita da più parti.

 

Anche perché, spiegano a Palazzo Bachelet, sarebbe inimmaginabile che una consigliera laica arrivasse a opporsi al presidente della Repubblica senza aver ricevuto prima un sostegno politico di un certo peso. Come quello da parte del presidente del Senato, ben consapevole delle difficoltà che Fratelli d’Italia avrebbe in Parlamento a far eleggere al Csm un eventuale sostituto con una chiara estrazione di partito come Natoli.

 

Insomma, sullo sfondo del caso Natoli sembra essersi profilato un inedito, e anche paradossale, scontro di vedute tra le due più alte cariche dello stato: La Russa versus Mattarella. Chi pensava che sarebbe bastato un briciolo di senso delle istituzioni per mettere fine alla vicenda si è dovuto ricredere.

Ignazio La Russa Rosanna Natoli

 

 

Ultimi Dagoreport

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO. SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'AMMONIMENTO DATO DA PARIGI ALL’AMBASCIATORE AMERICANO, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), COLPEVOLE DI AVER DISERTATO UN INCONTRO CON IL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, PER FORNIRE SPIEGAZIONI SUI COMMENTI FATTI DALL'AMMINISTRAZIONE AMERICANA SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - ANCHE GIORGIA MELONI HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON PER LO STESSO MOTIVO. È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

2026rinascita rinascita goffredo bettini massimo dalema elly schlein nicola fratoianni andrea orlando roberto gualtieri

DAGOREPORT - SINISTRATI, NATI PER PERDERE: INVECE DI CORRERE A DAR VITA A UNA COALIZIONE DELLE VARIE ANIME DEL CENTROSINISTRA, PROPONENDO UN'ALTERNATIVA A UN ELETTORATO DISGUSTATO DALLA DERIVA AUTORITARIA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI ALLE PROSSIME POLITICHE DEL 2027, I SINISTRATI CONTINUANO A FARSI MALE E CIANCIANO DI PRIMARIE – ALL'APERITIVO ORGANIZZATO PER LA NUOVA "RINASCITA" DI GOFFREDONE BETTINI, IMPERA L'EGOLATRIA DI SCHLEIN E CONTE: VOGLIONO BATTAGLIARE COL COLTELLO TRA I DENTI, DI GAZEBO IN GAZEBO, PER CHI SARA' IL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI, CONFERMANDO LO STATO DI UN CENTROSINISTRA DIVISO E LITIGIOSO – NON SAREBBE MEGLIO ACCORDARSI PRIMA SU 4-5 PUNTI DI PROGRAMMA E, DOPO IL VOTO, NELLA REMOTA IPOTESI DI UNA VITTORIA, SEDERSI AL TAVOLO E SCEGLIERE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO? CHE COMUNQUE, VIENE NOMINATO DA SERGIO MATTARELLA…

giorgia meloni magistratura giudici

DAGOREPORT – MALEDETTO IL GIORNO CHE E' STATO PROMOSSO 'STO CAZZO DI REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA! - GIORGIA MELONI E' FINITA IN UN CUL DE SAC, ATTANAGLIATA DALL'AMLETICO DUBBIO: METTERCI O NON METTERCI LA FACCIA? - DAVANTI ALLA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", LA DUCETTA SA DI ESSERE L’UNICA A POTER TRASCINARE AL VOTO GLI INDECISI, MA TEME IL CONTRACCOLPO. SE L'ELETTORATO MODERATO, CHE HA GONFIATO DI VOTI FDI FINO AL 30%, NON PARE GRADIRE PER NIENTE LA RISSA INSCENATA DAI NORDIO E APPLAUDE LA SAGGEZZA DEL CAPO DELLO STATO, SERGIO MATTARELLA, LA DESTRA EX MISSINA, GIUSTIZIALISTA PER DNA, STA CON I MAGISTRATI - E POI NON CONTERÀ SOLO CHI LA VINCE, MA SOPRATTUTTO IN QUALE MISURA SARA' LA VITTORIA: 40%? 50%? 60% - COMUNQUE VADA, IL RAPPORTO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI CON LA CASTA DEI MAGISTRATI SARA' PER SEMPRE COMPROMESSO - NORDIO E MANTOVANO POSSONO INVENTARSI TUTTE LE SEPARAZIONI DELLE CARRIERE E I CSM A SORTEGGIO CHE VOGLIONO MA FINCHE' SARA' IN VIGORE L'ART. 112 DELLA COSTITUZIONE, CHE IMPONE L’OBBLIGATORIETA' DELL’AZIONE PENALE, SARA' IMPOSSIBILE METTERE LA GIUSTIZIA SOTTO IL TALLONE DELLA POLITICA...