S'AVANZA UNA STRANA LEGGINA (AD PERSONAM?) CHE POTREBBE SALVARE LE PENSIONI D'ORO DEI SUPERMANAGER DI STATO DALLA TAGLIOLA DEL “SALVA ITALIA” - RICORDATE IL TETTO DEGLI STIPENDI DEI PAPERONI DI PALAZZO? IL 23 MARZO MONTI HA FIRMATO IL DECRETO ATTUATIVO. MA NEANCHE VENTIQUATTR'ORE DOPO A PALAZZO CHIGI SPUNTA IN UN DECRETO LEGGE UN COMMA SCRITTO IN PERFIDO BUROCRATESE. CHE SEMBRA SALVARE I COMPENSI DI QUALCHE BIG DI LUSSO VICINO ALLA PENSIONE…

Tommaso Labate per l'Unità
http://www.unita.it/italia/un-mini-decreto-salva-br-la-superpensione-dei-manager-di-stato-1.405154?page=1

Ricordate il tetto agli stipendi dei manager della Pubblica amministrazione previsto dal decreto Salva Italia? Il governo ha mantenuto la promessa. Il 23 marzo scorso un decreto attuativo del presidente del Consiglio ha fissato a un massimo di quasi 294mila euro il compenso annuo dei più alti funzionari di Stato. Nei giorni in cui si discute del dramma degli esodati, degli sprechi della politica e della spending review, questa sembra una storia a lieto fine. La storia di una promessa mantenuta. Un segnale di equità, insomma.

Invece ora spunta fuori una norma di poche righe che potrebbe - condizionale d'obbligo - salvare le pensioni di alcuni super-manager della Pubblica amministrazione dalla tagliola prevista dal Salva Italia. Una norma nascosta all'interno di un decreto, licenziato dal consiglio dei ministri il 24 marzo, che entro un mese arriverà in Parlamento per essere convertito in legge.

Il sincronismo farebbe sospettare anche i meno maliziosi. Il 23 marzo Mario Monti firma il decreto attuativo con cui dà seguito alla normaprevista dal Salva Italia e fissa a 293.658,95 euro annui il «limite massimo retributivo» per manager e consulenti della Pubblica amministrazione.

La scelta della cifra non è casuale visto che, nell'individuare il tetto massimo dell'anno 2011, il governo ha scelto di parificarla allo stipendio annuo del primo presidente della Corte di Cassazione. Esattamente ventiquattr'ore dopo, il 24marzo, il Consiglio dei ministri licenzia un decreto legge di due articoli.

Il primo è costituito da due commi che, di fatto, sono due emendamenti ad altrettante leggi che riguardano temi completamente diversi. Il primo comma, scritto in un italiano corrente e molto comprensibile, è il provvedimento che istituisce «presso il ministero dell'Economia e delle Finanze (...) un osservatorio sull'erogazione del credito da parte delle banche e delle imprese». Il secondo, strano ma vero, si propone di emendare proprio l'articolo del Salva Italia, il «23-ter», che conteneva la norma sul taglio degli stipendi ai manager della Pubblica amministrazione. Esattamente quello che, un giorno prima, aveva avuto attuazione con il decreto del presidente del Consiglio.

Si tratta di una decina di righe che, al contrario del commache istituisce l'osservatorio sul credito, sono vergate in un diabolico burocratese. Dieci righe in cui, in merito al tetto agli stipendi dei manager della Pubblica amministrazione, si precisa che «resta fermo che ai fini previdenziali le disposizioni di cui al presente comma operano con riferimento alle anzianità contributive maturate a decorrere dalla data di entrata in vigore del predetto decreto del presidente del Consiglio dei ministri con riferimento ai soggetti che alla data del 22 dicembre 2011 abbiano maturato i requisiti per l'accesso al pensionamento e risultino essere percettori di un trattamento economico imponibile ai predetti fini superiore al limite stabilito dal presente comma, purché continuino a svolgere, fino al momento dell'accesso al pensionamento, le medesime funzioni che svolgevano alla predetta data».

Che cosa vuol dire? Nelle stanze dei tecnici di Palazzo Chigi e del ministero dell'Economia si sono formate due scuole di pensiero. La prima sostiene che il comma del mistero sia un atto dovuto, che serve a evitare gli effetti retroattivi della norma taglia- stipendi contro cui qualche Paperone di Stato avrebbe potuto ricorrere.

Stando a questa scuola di pensiero, insomma, il governo - nell'introdurre il tetto massimo agli stipendi - avrebbe messo al riparo, ai fini previdenziali, i versamenti oltre il tetto massimo effettuati in precedenza. Domanda: ma perché farlo soltanto per i super-manager anziani, che rimarranno fino alla fine della loro carriera «nelle medesime funzioni» in cui stavano a dicembre scorso e non per tutti? E qui spunta la seconda scuola di pensiero.

Tra i tecnici del ministero dell'Economia, infatti, c'è chi sostiene che la norma contenuta nel decreto legge del 24 marzo scorso può consentire a una decina di «superfortunati » di preservare l'assegno della pensione dalla riduzione prevista dal tetto imposto agli stipendi. Traduzione: il Salva Italia taglia le pensioni e fissa un limite agli stipendi degli alti burocrati? Bene.

Chi chiuderà la carriera nella Pubblica amministrazione nel giro di un paio d'anni senza cambiare l'attuale incarico perderà sì la differenza tra il vecchio stipendio (tanto per fare due esempi, il capo della Polizia Antonio Manganelli guadagnava 621mila euro, il ragioniere di Stato Mario Canzio 562 mila euro) e quello nuovo (293mila). Ma i contributi versati anche dopo la norma del taglia stipendi, stando a quello che sostengono alcuni tecnici di via XX settembre, potrebbero con questa leggina essere tarati sui vecchi stipendi e non sul nuovo (ridotto).

Censire e dare un nome agli eventuali beneficiari è impossibile, anche perché nessuno può sapere se, tanto per restare nei precedenti esempi, Manganelli (classe '50) o Canzio (classe '47) chiuderanno la loro carriera nelle reciproche postazioni. Mail decreto del 24 marzo potrebbe forse restituire a qualche alto funzionario, magari meno esposto sul piano pubblico, una parte dei soldi persi col nuovo tetto degli stipendi.

Grazie a un intervento in extremis su quella parolina magica che per troppi è diventata un dramma e per pochissimi una risorsa: la pensione. È davvero così? Oppure si tratta di un clamoroso errore che favorirà pochi fortunati? Forse, il decreto andrebbe semplicemente spiegato per fugare ogni dubbio

 

MARIO MONTI mario canzio ANTONIO MANGANELLI GLI STIPENDI DEI MANAGER ITALIANI DAL FATTO QUOTIDIANO jpeg

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)