LA TRASPARENZA È SEMPRE DEGLI ALTRI: SACCOMANNI NON FA CHIAREZZA SUI SUOI REDDITI (E RISCHIA UNA MULTONE)

Franco Bechis per "Libero"

Due dati buttati giù in uno scarno appunto, quasi controvoglia. E fra questi nemmeno il più banale e obbligatorio da sempre: la dichiarazione dei redditi. Così il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, si è mostrato il ministro meno trasparente dell'esecutivo guidato da Enrico Letta. La sua breve schedina sulla «trasparenza della posizione patrimoniale e reddituale» pubblicata sul sito Internet del ministero palesemente vìola gli obblighi informativi imposti dal decreto legislativo n. 33 del 14 marzo scorso, e ora il ministro rischia una sanzione compresa fra 500 e 10 mila euro.

A venire meno agli obblighi di trasparenza a sorpresa è stato quindi proprio l'uomo chehain manole chiavi del grande fratello fiscale, la banca dati dove sono contenuti e incrociati tutti i dati fiscali e patrimoniali degli italiani. Saccomanni si è infatti limitato a comunicare agli italiani di avere la comproprietà di tre appartamenti e due box a Roma oltre allo 0,71% di «un appartamento condominiale » sempre nella capitale.

Poi ha comunicato di essere intestatario di una Audi Q3 di 20 cavalli fiscali immatricolata nel 2012. Trasparenza ridotta al lumicino sul proprio patrimonio finanziario: il ministro infatti spiega genericamente di avere «due conti di deposito titoli composti esclusivamente da titoli di Stato italiani e obbligazioni emessa da società partecipate dallo Stato».

Saccomanni aggiunge ancora una informazione che poco o nulla rivela sulla sua condizione economica, spiegando che «per gli spostamenti di servizio si utilizzano voli di linea, servizi ferroviari o autovetture in dotazione al Ministero, salvo casi eccezionali in cui ciò non sia possibile».

Questo significa che ogni tanto, nei «casi eccezionali », il ministro dell'Economia usufruisce di voli di Stato. Zero informazioni - obbligatorie per legge - sulla situazione reddituale di Saccomanni, che non allega né la sua dichiarazione dei redditi 2012, né quella 2011, come hanno fatto tutti gli altri ministri dell'esecutivo.

Il titolare dell'Economia spiega solo di avere ricevuto dal 28 aprile al 19 luglio uno stipendio che su base annua lorda sarebbe stato di 195.255,20 euro e dal 20 luglio in poi, dopo un taglio previsto grazie a un emendamento a un decreto governativo, uno stipendio che su base annua sarà di 130.707,47 euro. Se gli italiani facessero la dichiarazione dei redditi con la stessa generica faciloneria di Saccomanni, le entrate dello Stato andrebbero in tilt.

Non solo zero trasparenza dunque sui redditi 2012, ma anche zero trasparenza su quelli 2013, anno in cui per 3 mesi e 27 giorni il ministro dell'Economia ha ricevuto lo stipendio da direttore generale della Banca d'Italia, la pensione integrativa, forse anche quella ordinaria di via Nazionale. Poi per due mesi e 21 giorni- oltre agli emolumenti previdenziali- Saccomanni ha ricevuto una indennità equivalente a quella dei parlamentari e uno stipendio da ministro che solo per lui e i colleghi non parlamentari è stato erogato per sbaglio.

Da nove giorni riceve solo un'indennità equivalente a quella parlamentare (un po' più generosa, in realtà) e così accadrà fino a quando il governo resterà in piedi. Saccomanni, che in violazione alla legge sulla trasparenza non ha comunicato alcun dato patrimoniale dei suoi familiari, né il rifiuto degli stessi a fornirlo, con il suo buco nero informativo non ha così contribuito a fare luce anche sui reali stipendi del direttorio della Banca d'Italia.

Dal primo gennaio scorso il suo sarebbe dovuto essere di 450 mila euro l'anno,ma per tutto il 2012 l'importo lordo base sarebbe dovuto essere di 593.303 euro. In quella somma era compresa la pensione integrativa percepita, e sul totale era stata operata una trattenuta volontaria del 10% perché tutto il direttorio aveva deciso autonomamente di tirare la cinghia in tempi di crisi del Paese. Non è chiaro però se vi fossero compresi anche trattamenti previdenziali a cui Saccomanni avrebbe avuto diritto, essendo entrato in Banca d'Italia nel lontano giugno 1967 e avendo l'età anagrafica da pensione.

 

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