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IL SALTO NEL BUIO DELLA BREXIT - DE BORTOLI RIUNISCE PREVISIONI, PAURE, SONDAGGI E SCENARI DI UN'USCITA DEL REGNO UNITO DALL'UE. MA OCCHIO: ANCHE SE VINCE IL 'REMAIN', IL PAESE RESTERÀ SPACCATO IN DUE, E POTRANNO ESSERCI NUOVI REFERENDUM SU SCOZIA E UNIONE - NULLA SARÀ COME PRIMA

Ferruccio De Bortoli per il “Corriere della Sera”

 

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Nella campagna referendaria britannica c’è un po’ di tutto. La fantasia non ha limiti, la spregiudicatezza pure. Fosse un appuntamento elettorale italiano, avremmo frotte di reporter inglesi pronti a sorridere del nostro infantile folclore. Il sito Infacts, schierato contro la Brexit (Britain+ exit), ha collezionato, con implacabile precisione, le storie più strampalate apparse sulla stampa inglese o agitate nei discorsi dei leader.

 

Dall’esistenza di un milione e mezzo di immigrati clandestini al collasso in tre anni dei conti del servizio sanitario nazionale. Dal fatto che il ripristino di controlli nazionali aumenterebbe di dieci volte la possibilità di fermare sospetti terroristi, allo spettro di settecento reati settimanali commessi da immigrati comunitari. Sarah Wollaston, deputato tory, pro Brexit, alla fine ha sbottato: troppe falsità.

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S arah Wollaston ha dunque cambiato schieramento denunciando la propaganda euroscettica che assicura un risparmio per il servizio sanitario di 350 milioni di sterline alla settimana.

Michael GoveMichael Gove

 

Le dichiarazioni ad effetto si sprecano. Non c' è solo l' ineffabile ex sindaco di Londra Boris Johnson che intravede nel disegno dell' unione politica europea l' avverarsi dello Stato totalitario nazionalsocialista. Johnson quando era giornalista del Telegraph si distinse, come corrispondente da Bruxelles, per la sua bravura nell' occuparsi delle storie più curiose legate alle norme comunitarie, come la circonferenza dei wurstel e quella, con sommo divertimento, dei preservativi.

bullingdon club osborne cameron e boris johnsonbullingdon club osborne cameron e boris johnson

 

Secondo Dominic Raab, sottosegretario alla Giustizia, numero due di Michael Gove che, all' interno del governo Cameron, guida il fronte dell' uscita, del Leave , le regole di Bruxelles avrebbero steso «un tappeto rosso» a cinquanta assassini e stupratori di altri Paesi Ue, liberi di girare indisturbati per il Regno Unito. Nigel Farage, leader dello Ukip, il partito indipendentista britannico, avverte: restando nell' Unione Europea, gli assalti sessuali alle ragazze aumenteranno. Si può continuare.

 

boris johnson  david cameronboris johnson david cameron

I temi di fondo a sostegno della Brexit sono però tutt' altro che immaginari: gli immigrati, la sicurezza sociale, la casa. Riflettono la creazione di nuove disuguaglianze, la siderale distanza, in termini di redditi e importanza sociale, fra Londra e le zone meno sviluppate, il disagio della popolazione più anziana per lo stravolgimento etnico dei quartieri, la voglia popolare di ribellarsi allo strapotere della finanza, delle banche.

 

Votando Brexit si manda un segnale di disgusto anche alla City, al cosiddetto mainstream dell' economia che vota compatto per restare in Europa, all' ostentazione della ricchezza. È come se ci fosse un altro Leave nel voto del 23 giugno. Tutto interno. Del Paese sulla sua Capitale. La Brexit rilancerebbe anche le voglie indipendentiste scozzesi frustrate dal voto del 18 settembre del 2014. Non sono centrali nel dibattito referendario - e questo dice molto del successo dell' economia inglese - la disoccupazione e le tasse.

city-londracity-londra

 

A differenza di quello che accade in altri Paesi europei, il lavoro non sembra tra le principali preoccupazioni dei sudditi di Sua Maestà, anche se le cronache registrano il malessere dei lavoratori dell' acciaio, dei pescatori di Brixham o di Appledore, inferociti contro le limitazioni comunitarie che avrebbero decimato la flotta di pescherecci. Il sindacato nazionale degli agricoltori non ha preso posizione. I propri iscritti sono divisi. Da una parte le odiate regole europee, dall' altra i vantaggiosi sussidi. Ma chi vive nella campagna inglese detesta l' Europa.

 

Il fronte europeo non è privo di incongruenze né alieno a mosse avventate. Il premier David Cameron si batte generosamente per un Regno Unito più forte in un' Europa diversa, vantando i risultati del negoziato di febbraio con Bruxelles (esempio: sussidi per i cittadini europei che cercano lavoro limitati a sette anni). Per il premier l' arma del referendum rischia di essere a doppio taglio dopo averla invocata per governare un partito diviso e vincere le elezioni.

 

CORBYNCORBYN

Il capo del Labour, Jeremy Corbyn, è sulla stessa posizione ma appare timido, imbarazzato. I suoi interventi sono persino controproducenti.

 

Sembra scegliere, fra due mali, il meno peggio, ha scritto Fabio Cavalera su Sette , il settimanale del Corriere . Le voci sagge puntano sul tradizionale pragmatismo inglese. Chris Patten, ultimo governatore di Hong Kong, ex commissario europeo, ha ricordato sul Guardian che, quando nel 1970 il suo Paese entrò nella Comunità europea, era il vero malato d' Europa, dietro persino all' Italia (parole sue). Da allora, tenendosi fuori dall' euro (e da Schengen) è cresciuto mediamente più degli altri e ha creato più posti di lavoro.

de bortolide bortoli

Perché tornare indietro? La Confindustria inglese stima, con la Brexit, una perdita di un milione di posti di lavoro.

 

Comunque vada, la sera del 23 giugno l' Europa non sarà più la stessa. E qualcosa cambierà anche per noi italiani che continuiamo ad essere, nonostante tutto, tra i più favorevoli all' Unione Europea con il 58 per cento dei consensi ( Pew Research Center ). L' Italia però sembra la meno esposta a contraccolpi di mercato, nonostante lo spread in questi giorni sia al livello più alto da quando Draghi ha avviato gli acquisti di titoli.

giovane faragegiovane farage

Ovviamente, lo scenario peggiore è quello che vede prevalere l' addio di Londra all' Unione, ovvero il Leave , rispetto al Remain . Le previsioni danno in recupero i pro Brexit con i favorevoli all' Europa ancora in apprezzabile vantaggio.

 

Ma la credibilità di questo genere di sondaggi è modesta ovunque. Il Regno Unito non fa eccezione. Forse gli allibratori hanno più naso.

Se vincesse il Leave sarebbe la prima volta, nella storia ormai sessantennale dell' Europa faticosamente unita, che un Paese decide di abbandonare il percorso comune. Le celebrazioni, l' anno prossimo, dell' anniversario del Trattato di Roma - cui il governo Renzi tiene in modo particolare - assumerebbero un significato diverso.

 

francois  Villeroy de Galhaufrancois Villeroy de Galhau

La tristezza di un probabile declino dell' Unione velerebbe le espressioni di orgoglio per i tanti successi ottenuti. Uno su tutti: il più lungo periodo di pace mai avuto nell' Europa degli eterni conflitti fratricidi. La memoria del Novecento delle ideologie totalitarie e delle generazioni perdute è sbiadita. Le ferite non bruciano più. Ma la pace non è uno stato naturale. Si discute di altro.

 

Ma che cosa accadrà se Londra decidesse di salutarci? Posti di fronte a questa domanda, nella quiete del festival dell' Economia di Trento, due banchieri centrali come François Villeroy de Galhau (Banque de France) e Ignazio Visco (Banca d' Italia) hanno disegnato scenari foschi. Seri contraccolpi sui mercati e necessità di un intervento della Banca centrale europea (Villeroy); probabile effetto domino che non esclude che altri membri dell' Unione facciano altrettanto (Visco).

IGNAZIO VISCO RELAZIONE 2016 IGNAZIO VISCO RELAZIONE 2016

 

Ma forse le conseguenze potrebbero essere meno traumatiche. I mercati stanno già scontando - e lo si è visto venerdì - almeno in parte, il Leave . La sterlina si è indebolita sull' euro rispetto al suo picco del luglio 2015 (0,6971). Potrebbe perdere, con la Brexit, un ulteriore 15-20 per cento. Qualcuno pensa che si arriverà alla parità con l' euro. Il Prodotto interno lordo britannico accusa già nella prima parte dell' anno un indebolimento di mezzo punto percentuale rispetto alle stime. Senza la Brexit rimarrebbe comodamente sopra il 2 per cento.

 

Vette vertiginose per chi, come noi, si agita per un decimale in più o in meno. La Bank of England ha già previsto un fondo di stabilità - come peraltro è pronta con tutte le sue munizioni la Bce - sia per i mercati valutari sia per quelli obbligazionari.

 

L' attesa di mosse espansive della Banca centrale inglese ha portato il rendimento dei titoli di Stato a dieci anni al minimo storico (1,218 per cento). La fuga verso porti sicuri ha quasi azzerato i tassi decennali sul bund tedesco. Sul mercato azionario i volumi non sono alti. I grandi investitori si sono già prudentemente allontanati da titoli con attività troppo esposte sul Regno Unito. In un periodo assolutamente straordinario di tassi negativi, la tendenza a tenere posizioni liquide aiuta.

spi25 ferdinando nelli ferocispi25 ferdinando nelli feroci

 

Una vittoria del Leave potrebbe scuotere l' Europa e accelerare, una volta sciolta la decennale ambiguità inglese, l' integrazione e l' unione politica? Ferdinando Nelli Feroci, ex ambasciatore italiano a Bruxelles e commissario, ora alla guida dell' Istituto affari internazionali, è convinto che la tesi possa avere un fondamento. Ma solo nel medio termine.

 

Nelli Feroci paventa un periodo di incertezza e sbandamento nelle istituzioni europee, innestato anche dal cambio di governo a Londra con la sconfitta di Cameron (e il candidato alla successione è Johnson). Un guado difficile in acque sconosciute. «L' articolo 50 del Trattato - dice - prevede un periodo transitorio di due anni nel quale andrebbero rinegoziati tutti gli accordi bilaterali».

 

Il Regno Unito fuori dall' Unione potrebbe avere uno status simile a quello della Norvegia, nello spazio economico europeo. O paragonabile a quello svizzero, tenendo conto che dopo il referendum elvetico a favore dei limiti all' immigrazione del 9 febbraio del 2014, tutti gli accordi tra Berna e Bruxelles sono sub judice .

 

STEFANO SANNINOSTEFANO SANNINO

Ma, in una intervista a Der Spiegel , il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble lo ha escluso. Effetto domino su altri Paesi? Nelli Feroci lo teme, vede l' emergere di irresistibili voglie nazionaliste, specie nei Paesi dell' Est. Guarda con timore il lento scivolamento polacco dai principi democratici dell' Unione.

 

Stefano Sannino, ex ambasciatore italiano presso l' Unione e ora a Madrid, è persuaso che anche un' auspicabile vittoria del Remain non sarebbe senza effetti indesiderati. Il Paese comunque si troverebbe spaccato in due. C' è chi addirittura parla di un nuovo referendum.

 

«La futura e necessaria evoluzione dell' eurozona dovrebbe fare i conti con lo status speciale concesso, con gli accordi di febbraio, a Londra. Si dovrà ragionare, per esempio, su come rendere compatibile un bilancio di chi sta nell' euro con chi ne è fuori. La Commissione ne presenterebbe due? E il Parlamento ne voterebbe due?».

 

Ipotesi e scenari nella fragile e disorientata Europa. In attesa del 23 giugno. Intanto a Padstow, in Cornovaglia, hanno già votato: il gemellaggio con un Paese bretone non lo faranno mai e poi mai.

 

 

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