SANCHEZ, EROE ANTI-TRUMP, CAVALLO DI TROIA DI PECHINO O IL SOLITO “ILLUSIONISTA” FUFFA-GURU? – IL PREMIER SPAGNOLO, CHE LA SINISTRA ITALIANA HA ERETTO A NUOVO IDOLO, UTILIZZA LA RIBALTA INTERNAZIONALE PER COPRIRE LO SCANDALO CORRUZIONE CHE INGUAIA LA MOGLIE, BEGONA GOMEZ – ANCHE IL “MIRACOLO ECONOMICO” DI MADRID POGGIA SUB BASI FRAGILI: LA CRESCITA SUPERA LA MEDIA EUROPEA, MA SI BASA SOPRATTUTTO SU TURISMO E SPESA PUBBLICA – LE CHAT "NOTTURNE" DI VALERIA MARINI, I VIAGGI IN CINA, LE RICHIESTE DI DIMISSIONI: TUTTI I NEI DI “PERRO” (CANE, COME VIENE CHIAMATO DAI SUOI HATER)
A MARZO L’UE HA COMPRATO 2,46 MILIARDI DI METRI CUBI DI GAS LIQUIDO DA PUTIN: IL MIGLIOR CLIENTE È LA SPAGNA DI PEDRO SANCHEZ, CON ACQUISTI PER 355 MILIONI DI EURO (+124%), SEGUE LA FRANCIA CON 287
1. PEDRO SÁNCHEZ, ANTI-TRUMP O ILLUSIONISTA DELL’UE?
Dal “Mattinale europeo”, la newsletter di David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm
È il leader europeo che tiene testa a Trump, gli dice “no” e ha unito gli europei nell’opposizione alla guerra contro l’Iran. Il capo del governo socialista spagnolo, Pedro Sánchez, è diventato il punto di riferimento delle forze progressiste nell’Unione europea. Ma Sánchez è anche un illusionista. Carismatico, affascina, incuriosisce o divide. Cavalca un’onda favorevole, ma resta in equilibrio precario.
La sua coalizione è un aggregato fragile, minato da scandali di corruzione. Sua moglie, Begoña Gómez - sotto inchiesta da parte di un giudice combattivo per presunto traffico d’influenza e appropriazione indebita - è diventata il suo tallone d’Achille. Sánchez ha valutato le dimissioni prima di riprendersi e tornare alla battaglia, deciso a vincere le elezioni legislative del 2027 grazie a un bilancio economico elogiato dal Fondo monetario internazionale.
Di ritorno da una visita ufficiale in Cina, Sánchez organizza questo fine settimana a Barcellona un incontro del movimento progressista globale. […]
L’iniziativa si inserisce nel contesto di quella che El País definisce la “lotta continua contro il trumpismo in tutte le sue forme” […]
L’obiettivo è organizzare le forze progressiste per contrastare l’ascesa dei partiti ultraconservatori, sempre più capaci di mettere da parte le divergenze e coordinarsi politicamente - come dimostra il gruppo dei Patrioti per l’Europa, di cui fa parte anche il partito di estrema destra spagnolo Vox.
PEDRO SANCHEZ CON IL MEME 'PERRO' SANCHEZ
Ma Sánchez guarda soprattutto alle elezioni in Andalusia del 17 maggio. Un tempo roccaforte socialista, la regione autonoma è governata dal 2022 dal Partido Popular (PP), che dispone della maggioranza assoluta.
I sondaggi collocano il PSOE dietro al PP, prefigurando un possibile nuovo arretramento. Un risultato negativo aumenterebbe la pressione per indire elezioni generali anticipate.
[…] Quasi tutte le decisioni di Sánchez sono legate a dinamiche interne. Lo slogan “No alla guerra” aveva già mobilitato la sinistra spagnola nel 2003, dopo l’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti. Lo stesso riflesso si ritrova nel sostegno alle critiche contro il governo israeliano di Benjamin Netanyahu per la guerra totale a Gaza, con il rischio di riaccendere un antisemitismo latente.
L’opposizione alle richieste di Donald Trump di aumentare la spesa per la difesa dal 2 al 5 per cento del Pil riflette una tradizione antimilitarista radicata nella storia politica del paese e nell’eredità del franchismo.
Sánchez conosce il suo elettorato. Queste posizioni mettono in difficoltà la destra spagnola e rafforzano la sua visibilità internazionale. Il Financial Times lo ha definito “il nemico giurato di Trump in Europa”, sottolineando il contrasto con i leader che cercano di “lusingare la vanità” del presidente americano. Il Wall Street Journal gli ha dedicato la prima pagina, presentandolo come l’europeo capace di dire “no” a Trump.
Questo entusiasmo mediatico, tuttavia, trascura il disagio che le posizioni spagnole suscitano all’interno dell’Ue. Durante la visita in Cina, l’incontro con il presidente Xi Jinping ha permesso a Pechino di affermare che “la Spagna aderisce fermamente al principio di una sola Cina” - una formulazione che implica un sostegno all’integrazione di Taiwan nella Repubblica Popolare cinese
L’acuirsi dell’antagonismo tra Sánchez e Trump rischia inoltre di mettere sotto pressione la Nato, in un momento in cui gli Stati Uniti minacciano di riconsiderare il proprio impegno nell’Alleanza. La sua posizione ha attirato critiche severe da parte dei diplomatici europei presso la Nato, dove la Spagna è spesso considerata un “cattivo pagatore”. Anche il suo sostegno a un esercito europeo ha riacceso un dibattito divisivo che complica gli sforzi per rafforzare la difesa comune.
Il piano di regolarizzare quasi mezzo milione di migranti irregolari ha ulteriormente acceso le tensioni, andando contro il generale irrigidimento delle politiche migratorie e di asilo nell’Ue. […]
Sánchez, dal canto suo, tira dritto. Continua a cavalcare un’onda sostenuta da buoni risultati economici. Ma, come sottolinea l’economista Lorenzo Bernaldo de Quirós, il presunto “miracolo economico” rivendicato dal governo poggia su basi fragili.
Sebbene la crescita del Pil superi la media europea, il FMI la attribuisce soprattutto al turismo e alla spesa pubblica. Gli investimenti privati restano stagnanti e inferiori ai livelli precedenti al 2019. “Il FMI segnala al governo che i venti favorevoli si stanno esaurendo”, osserva Bernaldo de Quirós, “e che la Spagna ha bisogno di disciplina fiscale, mercati più liberi e minore pressione sul settore privato per garantire una crescita sana”.
Sánchez sfrutta queste percezioni favorevoli. Ma la sua posizione resta intrinsecamente instabile. Governa in minoranza con una coalizione eterogenea che include partiti regionali indipendentisti. Il ritiro del sostegno dei nazionalisti catalani di Junts, guidati da Carles Puigdemont, ha rafforzato l’immagine di un governo fragile, costretto a compromessi continui e impegnato in una lotta per la sopravvivenza politica in un clima sempre più polarizzato.
Anche la sua immagine personale risente degli scandali di corruzione che coinvolgono persone a lui vicine. Il viaggio in Cina è stato oscurato dalla notizia che il giudice incaricato dell’inchiesta sulla moglie ha chiesto il rinvio a giudizio per accuse come appropriazione indebita, traffico d’influenza, corruzione e contraffazione. Begoña Gómez è al tempo stesso una forza e una vulnerabilità, osserva El País. È stata una figura centrale nella carriera politica di Sánchez, “l’unica persona ad averlo accompagnato lungo un percorso che ha alimentato la leggenda della Fenice”.
Sánchez aveva preso in considerazione le dimissioni dopo l’incriminazione della moglie nell’aprile 2024. L’opposizione conservatrice sfrutta il caso per mettere in discussione l’integrità del governo, mentre il PSOE denuncia una strumentalizzazione della giustizia e un tentativo di destabilizzazione del premier. Se sua moglie dovesse essere condannata, la questione della successione si porrebbe inevitabilmente - anche se, per ora, resta ipotetica.
Pedro Sánchez ha spesso dimostrato di saper cogliere lo spirito del tempo. Oggi viene descritto da alleati come Iratxe García Pérez, leader dei socialisti al Parlamento europeo, come “un punto di riferimento globale del progressismo”. Ma una volta collocato su un tale piedistallo, la discesa può avvenire in un solo modo: con una caduta.
2. SÁNCHEZ SE LO PUÒ PERMETTERE
Roberta Cavaglià per “Appunti”, la newsletter di Stefano Feltri
[…] Prima di erigere il premier spagnolo a Che Guevara dei nostri tempi, una tentazione a cui soprattutto in Italia non riusciamo a resistere (la chiamo: la beatificazione di Sánchez), penso che dovremmo tenere a mente almeno tre cose.
PEDRO SANCHEZ COMMENTA TUTTI I NOBEL PER LA PACE TRANNE MARIA ROSARIA MACHADO
La prima è la scarsa popolarità del presidente statunitense Donald Trump in Spagna.
Secondo un sondaggio realizzato dalla società di indagini di mercato 40dB per i media spagnoli El País e Cadena Ser, fino al 68 per cento della popolazione spagnola è contrario alla scelta di Stati Uniti e Israele di attaccare l’Iran: un rifiuto che non viene solo dall’elettorato di sinistra, più in linea con le scelte del primo ministro (che è il segretario del Partito socialista spagnolo e che è al governo in coalizione con la formazione di sinistra radicale Sumar), ma anche di quello di destra.
Solo un elettore di Vox (estrema destra) su tre approva le decisioni di Trump rispetto alla guerra in Iran: nel centrodestra (Partido Popular), la percentuale scende al 19 per cento.
Come ho scritto su SKYTG24, anche la decisione più controversa del governo spagnolo, e la più discussa dall’opposizione, quella di negare all’esercito statunitense l’uso delle sue basi, raccoglie un sostegno maggioritario, pari al 53 per cento.
[...] Infine, la crisi energetica. Nel 2025, le fonti rinnovabili hanno prodotto il 56 per cento dell’energia consumata in Spagna, mentre le sette centrali nucleari ancora attive nel Paese forniscono circa un quinto del consumo elettrico annuale (la loro chiusura è prevista, in maniera graduale, tra il 2027 e il 2035).
Come ha scritto Nicolas Lozito nella sua newsletter Il colore verde, “le energie rinnovabili contribuiscono alla sicurezza energetica, la sicurezza energetica sostiene la forza e l’autonomia di uno Stato (e di un governo).
PEDRO SANCHEZ CON MARK RUTTE - VERTICE NATO DELL'AJA
Credo che, in qualche modo, le dichiarazioni di Sánchez contro Trump e la guerra delle ultime settimane siano possibili anche grazie all’autonomia energetica, che diventa strategica se si vogliono prendere posizioni forti contro le potenze globali”.
Sánchez, in sostanza, si può permettere di sfidare Trump, non solo perché ha il sostegno di buona parte della popolazione, ma anche perché il Paese che guida ha una lunga traiettoria di investimenti nelle rinnovabili (che non è iniziata con lui, ma negli anni Novanta) e gode della protezione, a livello commerciale, dell’Unione europea.
Non solo se lo può permettere: posizionarsi come un nuovo Don Chisciotte in lotta contro l’imperialismo statunitense distrae l’attenzione dai tanti problemi che sta affrontando da almeno due anni:
FANGO CONTRO IL RE E PEDRO SANCHEZ A PAIPORTA, VICINO VALENCIA
Tra aprile e maggio del 2024, Manos Limpias, un’organizzazione pseudosindacale di estrema destra, ha presentato due denunce.
La prima, contro la moglie di Sánchez, Begoña Gómez, accusata di aver sfruttato la sua posizione per portare all’uso indebito di risorse pubbliche in attività private.
La seconda, contro David Sánchez, fratello del primo ministro e funzionario provinciale a Badajoz, un ruolo che, secondo Manos Limpias, era stato creato ad hoc per lui. Entrambe le denunce hanno portato all’apertura di casi giudiziari ancora in corso;
Il segretario dell’organizzazione del Partito socialista e deputato Santos Cerdán, José Luis Ábalos, ex ministro dei Trasporti e predecessore di Cerdán come numero 3 del partito, e Koldo García, collaboratore di Ábalos, sono stati coinvolti in un grande scandalo per corruzione: i tre avrebbero ricevuto centinaia di migliaia di euro in tangenti da varie imprese per l’assegnazione di appalti pubblici. Le udienze del caso sono iniziate la settimana scorsa;
A fine 2025, il “procuratore generale” Álvaro García Ortiz (una figura assente nell’ordinamento italiano che si occupa di coordinare l’azione penale a livello nazionale) è stato condannato a due anni d’interdizione dai pubblici uffici per rivelazione di segreto d’ufficio: è la prima volta che nel Paese una carica simile viene processata e condannata.
Ortiz era stato nominato dal governo di Sánchez nel 2022 e il presidente ha continuato a difendere, anche dopo la sentenza, la sua innocenza;
Nello stesso periodo, il governo ha perso il sostegno esterno del partito indipendentista catalano Junts, scontento a causa della presunta mancanza di impegno da parte dell’esecutivo nel rispettare l’accordo di governo stretto nel 2023 e una decina di esponenti del Psoe sono stati accusati di molestie sessuali, scatenando un’ondata di dimissioni e allontanamenti.
Di fronte a tutte queste crisi, nella maggior parte dei casi Sánchez ha usato una carta sola (oltre a quella dell’economia: nel 2025, il Pil è cresciuto del 2,8 per cento e il Banco de España prevede un aumento dell’1,8 per cento nel 2026 e dell’1,7 per cento nel 2027): il genocidio in Palestina.
Come ho scritto nel mio primo libro, La Spagna è diversa (People, 2026), dal 2023, la Spagna è il Paese europeo con posizioni più dure nei confronti di Israele: ha riconosciuto lo Stato di Palestina, ha co-presentato con la Palestina una risoluzione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e ha aderito al gruppo dell’Aia, l’alleanza di Paesi, principalmente non occidentali, che coordina azioni diplomatiche ed economiche contro Israele.
pedro sanchez e alexander de croo al valico di rafah
Nel 2025, Sánchez ha annunciato un pacchetto di nove misure «per fermare il genocidio a Gaza, punire i suoi esecutori e sostenere la popolazione palestinese»: tra queste, anche il divieto di vendita o acquisto di armi da Israele, entrato in vigore a fine ottobre.
Anche in questo caso, Sánchez se lo può permettere: fin dai tempi della dittatura di Franco il Paese ha mantenuto buoni rapporti con il mondo arabo.
Inoltre, la società civile spagnola si è molto attivata in solidarietà alla popolazione palestinese, come dimostrano le numerose manifestazioni, il boicottaggio della Vuelta a causa della partecipazione della squadra Israel-Premier Tech e il sostegno alla Global Sumud Flotilla, sia in termini di membri a bordo che di mobilitazione civile.
E anche in questo caso, come quello della guerra in Iran, cedere alla ricerca di un nuovo idolo può annebbiare il nostro senso critico.
La Spagna ha imposto un embargo a Israele nel 2025, ma già dal 7 ottobre 2023 la segretaria di Stato alla Difesa aveva annunciato un “piano di disconnessione da Israele”.
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Roberta Cavaglià è su Substack con la sua newsletter Iberica
pedro sanchez giorgia meloni conferenza per la ricostruzione in ucraina foto lapresse
PEDRO SANCHEZ










