PER SCENDERE IN POLITICA CI VUOLE L’ESORCISTA O IL RASPUTIN. E MONTI CE L’HA TUTT’E DUE IN UNA SOLA PERSONA - SI TRATTA DEL GRAN CAPO DELLA COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO, IL MINISTRO ANDREA RICCARDI: È STATO LUI A DARE L’ULTIMA SPINTA PER FARLO “SALIRE” IN CAMPO - RESTA DIETRO LE QUINTE, MA HA MESSO BOCCA SU LISTE E ALLEANZE FREGANDO CASINI E FINI - QUANDO VA IN GIRO, CON SCORTA E PORTABORSE, SEMBRA LUI IL PREMIER - BASTONATO DA SCALFARI...

1 - MARIO MONTI: «FU RICCARDI A SPINGERMI ALL'IMPEGNO IN POLITICA»
Da "la Stampa"

«Riccardi è il più grande "colpevole" di questa storia... In questa sala ci sono due persone con funzione di poli magnetici opposti: da una parte Riccardi, il più grande persuasore del sottoscritto perché si impegnasse politica, e dall'altra parte c'è mia moglie». Così Mario Monti incontrando i candidati della Campania all'interporto di Nola ha svelato il retroscena sulla sua decisione di «salire» in politica.

GLI STATUS SYMBOL DI RICCARDI
dal mensile Pocket

Quale politico di questi tempi girerebbe per le strade con portaborse - nel senso letterale di "tizio che porta la valigetta" - e scorta al seguito? Nessuno, direte voi. Il vento dell'antipolitica soffia troppo forte per sfoggiare simili, vetusti, status symbol? E invece qualcuno c'è: il suo nome è Andrea Riccardi. Sì, proprio lui: il "sobrio" ministro del governo, fondatore della comunità di Sant'Egidio e gran tessitore del movimento civico di Mario Monti.

Incarichi evidentemente pericolosissimi visto che Riccardi, con grande nonchalance, passeggia per le vie del centro di Roma con accanto due tizi: il primo, che lo precede di qualche metro, ha l'auricolare infilato nell'orecchio e l'atteggiamento guardingo di chi è pronto a sventare un attentato da un momento all'altro; il secondo, meno calato nel personaggio ma non per questo più discreto, che con aria rassegnata lo segue portandogli l'immancabile borsa di pelle nera. Per essere ministro dell'Integrazione ci pare davvero poco integrato nel clima del Paese.


2 - PER SCENDERE IN POLITICA CI VUOLE L'ESORCISTA
Maria Teresa Meli per "Blog.iodonna.it"

C'è chi lo chiama il Rasputin di Mario Monti. E chi invece lo definisce l'Esorcista. Si tratta del gran capo della Comunità di Sant'Egidio, il ministro Andrea Riccardi. È stato lui, raccontano, a dare l'ultima spinta al Presidente del Consiglio per farlo "salire" (o scendere, come dicono i comuni mortali) in campo. Tant'è vero che quando il premier nicchiava ancora, glissava di fronte alle domande dei cronisti, diceva e non diceva, Riccardi, tutto sicuro, dichiarava ai giornali e alle televisioni che il dado era già tratto, che Mario Monti era pronto ad assumersi le sue responsabilità, e che alle elezioni si sarebbe presentata una sua lista.

Poi quando si è trattato di decidere le candidature, il ministro della Cooperazione internazionale ha avuto un ruolo fondamentale. Lui si è tirato indietro, annunciando che non avrebbe preso parte alle politiche, ma ha detto la sua al tavolo delle liste, promuovendo, bocciando, suggerendo nomi e strategie. Gli alleati di Monti, Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini, non hanno gradito per niente l'interventismo dell'onnipresente ministro. Ed è da allora che nell'Udc e in Fli hanno preso a chiamarlo Rasputin, l'Esorcista o in altri irriferibili modi. Riccardi non conosce tutti i nomignoli che gli sono stati affibbiati, ma anche se li conoscesse la situazione non cambierebbe: il ruolo dell'Eminenza grigia ormai lo elettrizza troppo.


3- QUEL SÌ CON LA TESTA
Lettera di Andrea Riccardi a "la Repubblica"


Caro direttore, nel fondo di domenica scorsa, Eugenio Scalfari esprime legittimamente il suo punto di vista sulla situazione politica e sulla campagna elettorale, che porta con sé inevitabilmente toni aspri e forzature. Mi rincresce però che quando Scalfari parla a proposito della battuta di Monti sul Pd nato nel 1921 (parole, peraltro, immediatamente precisate e ridimensionate dallo stesso presidente del Consiglio) dedichi a me questo passaggio: accanto a Monti, scrive, «c'era il ministro Riccardi [...] che approvava annuendo con la testa. Evidentemente pensava ai bei tempi della Dc e non mi è affatto piaciuto».

Confesso, sommessamente, che è la prima volta, nella mia non giovane vita, che vengo preso di petto in questo modo non per le cose che dico, ma per i movimenti della testa e per il pensiero che mi viene attribuito. Per quanto mi riguarda, ho espresso sempre rispetto e attenzione per il principale partito della sinistra italiana, considerandolo una riserva di democrazia e di buona politica.

Le mie critiche, semmai, si sono sempre appuntate sul bipolarismo muscolare di questo ultimo ventennio. Un ventennio il cui bilancio fallimentare è sotto gli occhi di tutti. Quanto a Moro e Berlinguer - a livello storico e con nessun riferimento alle vicende politiche odierne - mi permetto di fare osservare che la fase della solidarietà nazionale, che avrebbe potuto portare molti frutti positivi nell'evoluzione del quadro politico italiano, fu bruscamente interrotta dopo il rapimento di Moro.

E di questo strappo ne portano pari responsabilità i dirigenti della destra Dc, che non vedevano l'ora di sottrarsi all'abbraccio dei comunisti, ma anche lo stesso Berlinguer che, dopo i risultati non favorevoli delle elezioni politiche del 1979 (il Pci perse quasi 4 punti), preferì chiudersi in uno splendido isolamento, rivendicando la diversità morale del suo partito.

Andrea Riccardi - ministro Cooperazione internazionale


4- ANCHE LA GESTUALITÀ È LINGUAGGIO
Risposta di Eugenio Scalfari

I movimenti della testa, e comunque la gestualità, fanno parte del linguaggio. Poiché ho visto con i miei occhi che l'amico Riccardi annuiva alla battuta sul 1921 detta da Monti (la cui rettifica è stata fatta dopo), ne ho tratto come conseguenza ovvia che Riccardi fosse d'accordo con quella battuta. Quanto alle responsabilità di Berlinguer sugli anni di piombo e in particolare sul rapimento Moro e la sua successiva uccisione, Riccardi sa meglio di me che in tutto quel periodo il Partito comunista, i sindacati operai e larga parte della Dc all'epoca guidata da Zaccagnini, furono schierati politicamente sulla stessa piattaforma della "fermezza".

In realtà Moro aveva intenzione che quell'alleanza durasse ancora di più e lo spiegò con molta chiarezza in un'intervista a me rilasciata 15 giorni prima del suo rapimento. Il fatto che in epoca successiva Berlinguer tornasse all'opposizione in nome dell'alternativa democratica non ha alcuna pertinenza perché Moro era già morto da un pezzo e la Dc era ormai guidata dai dorotei che con Moro non avevano nulla a che vedere.

Quando successivamente arrivò alla segreteria del partito Ciriaco De Mita, di nuovo ci fu un periodo di vicinanza politica per il fatto stesso che De Mita già da molto tempo considerava il Pci come un partito facente parte dell'arco costituzionale. L'obiettivo di avere anche in Italia una democrazia compiuta era dunque ormai diventato realtà. Queste cose certamente Riccardi le conosce ma ogni tanto ricordarle alla memoria collettiva e specialmente a quella dei cattolici politicamente impegnati può far solo bene.

 

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