conte salvini di maio black mirror

I GIORNI DELL’IVA – SAPETE QUANTO VI COSTERÀ L’AUMENTO DELL’IVA PREVISTO DALLA MANOVRA PER IL 2020? 538 EURO A TESTA, QUASI IL DOPPIO SE SIETE IMPRENDITORI – PER SVENTARLO IL GOVERNO DEVE TROVARE LA BELLEZZA DI 23 MILIARDI, E VISTI I NUMERI SUL PIL NON SARÀ FACILE – SINGLE, FAMIGLIE NUMEROSI E RESIDENTI NELLE METROPOLI SAREBBERO I PIÙ COLPITI: IL PRECEDENTE DEL 2012

 

Cristiano Dell’Oste per www.ilsole24ore.com

 

LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTE

C’è una tassa che incombe su ogni famiglia italiana. Vale in media 538 euro, ma colpisce in modo più pesante i liberi professionisti e gli imprenditori (857 euro) e le famiglie che vivono in Lombardia e Trentino Alto Adige (658 e 654 euro, rispettivamente). È l’aumento dell’Iva previsto dall’ultima manovra, a partire dal 1° gennaio 2020.

 

La tecnica è quella delle clausole di salvaguardia. Discutibile, ma ormai collaudata dal 2011: prima si prevede un rincaro automatico, a copertura di spese pubbliche già decise; poi si tenta di disinnescarlo. Nella versione della legge di Bilancio, l’Iva ordinaria è destinata a salire dal 22 al 25,2% dal 2020 (e poi al 26,5% dal 2021), mentre per quella al 10% si prevede un rialzo al 13%, sempre dal 2020.

 

luigi di maio giuseppe conte matteo salvini giovanni tria

Si paga di più nelle metropoli

Partendo dalla più recente fotografia della spesa familiare scattata dall’Istat (dati 2017), Il Sole 24 Ore del lunedì ha simulato l’impatto del doppio rincaro. A livello territoriale, a pagare di più in valore assoluto sarebbero le famiglie lombarde e quelle altoatesine. Ma il carico, in termini percentuali, sarebbe identico in Emilia Romagna (628 euro, pari al 2,31% del bilancio domestico) e pressoché allineato in Veneto. Al contrario, il minor impatto – relativo e assoluto – si avrebbe in Calabria (388 euro, il 2,16%), seguita dalla Campania e dalla Basilicata. A livello di Comune, invece, il conto sarebbe più caro nel centro delle aree metropolitane (570 euro, il 2,3%) e meno elevato nei centri fino a 50mila abitanti (517 euro, il 2,25%).

DANILO TONINELLI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI

 

Single e famiglie numerose i più colpiti

Le differenze – per quanto poco marcate – dipendono dal diverso mix del paniere di spesa. Soffre di più il rincaro chi acquista maggiormente prodotti con aliquota al 22%, come ad esempio abbigliamento e calzature, ma anche arredi, bibite, vini e liquori. Al contrario, rimane più protetto chi spende molto per beni tassati al 4%, come pane, frutta e verdura.

 

La clausola di salvaguardia fa lievitare anche l’aliquota al 10%, applicata su un vasto range di prodotti e servizi: dagli alimentari (carne, pesce, miele e dolciumi) ai lavori in casa, dal trasporto locale al tempo libero (ristoranti, cinema, teatri). Ed è proprio il ritocco di quest’ultima aliquota che tende ad appiattire l’effetto tra le diverse tipologie di famiglie.

IMPATTO DELL'AUMENTO DELL'IVA SU UNA FAMIGLIA TIPO

 

I single tra 18 e 34 anni sono quelli che pagherebbero di più, in percentuale, il doppio rialzo dell’Iva (+2,37%), mentre gli anziani soli sono quelli che lo sentirebbero meno (+2,15%). Il maggior rincaro – 743 euro all’anno – colpirebbe le famiglie con tre o più figli, che potrebbero far valere una leggera economia di scala rispetto alle coppie con un figlio (c’è lo 0,03% di differenza).

 

Curioso il dato della cittadinanza: nonostante consumi tra i più bassi (1.530 euro al mese), le famiglie di soli stranieri pagherebbero di più rispetto a quelle di italiani (+2,3% contro 2,26%). Non sorprende, invece, il divario legato alla condizione occupazionale. L’entità dei rincari segue la spesa (e quindi il reddito disponibile). Gli operai marcano la media, con pensionati e disoccupati al di sotto e – di contro – dirigenti, imprenditori e liberi professionisti al di sopra.

 

Gli scenari intermedi e la lezione del 2012

IMPATTO DELL'AUMENTO DELL'IVA

Il doppio ritocco dell’Iva vale 23,1 miliardi nel 2020. Detto diversamente, questa è la cifra che dev’essere reperita per scongiurarne l’aumento. Per ora tutte le forze politiche hanno smentito qualsiasi ipotesi di rialzo – così come una manovra correttiva – e c’è da aspettarsi che il trend rimarrà lo stesso almeno fino alle elezioni europee. Poi si vedrà.

 

D’altra parte, l’esperienza degli anni scorsi insegna che gli incrementi dell’Iva sono stati quasi sempre sventati al fotofinish. E che, quando sono scattati, si è preferito toccare solo l’aliquota ordinaria (dal 20 al 21% il 17 settembre 2011 e dal 21 al 22% il 1° ottobre 2013).

 

Sulla carta, un punto di Iva ordinaria vale 4-4,5 miliardi. Ma bisogna ricordare che nel 2012, complice la recessione, l’Iva sugli scambi interni fruttò all’Erario 1,1 miliardi in meno. E che nel 2014, primo anno completo con il 22%, il gettito crebbe solo di 209 milioni.

 

TRIA E MOSCOVICI

Perciò non si possono escludere scenari intermedi, anche perché la clausola prevista per il 1° gennaio pare “troppo pesante per essere vera”. Alzare di un punto entrambe le aliquote al 10 e al 22%, ad esempio, costerebbe alla famiglia-tipo 173 euro all’anno; due punti sarebbero 346 euro in più. Per avere un termine di paragone, anche in termini di prezzo politico di eventuali decisioni, la tassazione della prima casa con l’Imu valeva circa 4 miliardi e costava poco più di 200 euro a ogni famiglia proprietaria.

conte di maio salvinidi maio salvini

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…