DURI A MORIRE - DA SARKOZY A NETANYAHU: I LEADER DELLA DESTRA CHE RINASCONO DALLE CENERI - E IN ITALIA C’È SEMPRE BERLUSCONI CHE NON VUOLE SAPERNE DI MOLLARE E RITIRARSI

Giampiero Gramaglia per il “Fatto Quotidiano”

   

nicolas sarkozynicolas sarkozy

Nel cinema multisala della politica europea, oggi danno due classici, A volte ritornano (un horror del 1991, da un racconto di Stephen King, con Tim Matheson) e Duri a morire (Die Hard, 1995, con Bruce Willis). Ma il protagonista di questi due remake è lo stesso, Nicolas Sarkozy, l’ultimo ‘ercolino sempre in piedi’ della politica internazionale, uno che, come Silvio Berlusconi, non vuole saperne di mollare e di ritirarsi, anche quando i risultati gli sono avversi e gli scandali sembrano sommergerlo.

   

Pareva un sopravvissuto già durante il suo mandato presidenziale, travolto dalla crisi, che non era colpa sua, ma c’era, e dai sospetti di corruzione. E pareva finito quando, estromesso dall’Eliseo e senza potere nel partito, il 1° luglio 2014 venne tenuto in stato di fermo per 15 ore – non era mai accaduto a un ex presidente francese – prima di essere messo in stato d’accusa per reati finanziari.

SARKOZY CARLA BRUNI INSTAGRAMSARKOZY CARLA BRUNI INSTAGRAM

   

Eppure, adesso, eccolo lì: il partito di nuovo suo, l’Ump della ‘destra repubblicana’, vince le elezioni, sia pure le Amministrative; e lui è pronto a fare il battistrada nella campagna per le Presidenziali del 2017, passando attraverso la verifica delle Regionali di fine anno. Gli giocano a favore l’avversione della maggioranza dei francesi per la destra xenofoba e anti-europea di Marine Le Pen e la mancanza di carisma del presidente in carica e capofila socialista François Hollande. Gli può giocare contro la ripresa dell’economia, che è quasi inevitabile a questo punto, e qualche scheletro che dovesse uscire dai suoi armadi. Dove c’è un po’ di tutto, politica, donne, affari.

   

Il paragone con Berlusconi ci sta. Ma fra i due non c’è simpatia e neppure rispetto: il 23 ottobre 2011, Sarkozy e Angela Merkel – da indiani metropolitani post-datati – “seppellirono sotto un risolino” il premier di un’Italia a rischio amministrazione controllata da parte della troika. Tre settimane più tardi, Berlusconi lasciava il governo; e un suo ritorno – sarebbe il terzo – non pare imminente.

   

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Di ‘mai domi’, ce ne sono di tipi diversi. Ci sono quelli che vincono, perdono, tornano e rivincono, come Sarkozy e Berlusconi, appunto, ma pure come Benjamin Netanyahu, premier israeliano, che rivestì la carica dal 1996 al ’99, ma poi rimase al margine dei giochi per un decennio , fin che nel 2009 riconquistò il potere, ed ora è al quarto mandato.

   

Non sono figure inedite, nella politica internazionale. Nell’‘800, un presidente degli Stati Uniti, Grover Cleveland, democratico, fu sconfitto da uno sfidante repubblicano, Benjamin Harrison, dopo il primo mandato, nel 1888, ma quattro anni più tardi, nel 1892, si prese la rivincita: batté Harrison e tornò alla Casa Bianca.

   

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E la Gran Bretagna, solo nel secolo scorso, ha la stucchevole alternanza, tra le due guerre, tra Stanley Baldwin, conservatore, e Ramsay McDonald, laburista; e, nell’immediato dopoguerra, ha la clamorosa caduta e risurrezione di Winston Churchill.

   

Poi, ci sono quelli che, alla vigilia di un’elezione, vengono dati per spacciati, ma ce la fanno lo stesso, come accaduto a Margaret Thatcher nel 1987, quando partiva battuta dal leader laburista gallese Neil Kinnock, o poche settimane or sono a Netanyahu. Ci sono quelli che fanno finta di farsi da parte, ma mettono il cappello sul posto e fanno in modo che a sedersici sopra sia un loro fantoccio.

 

la festa per l'assoluzione di berlusconi in cassazione 5la festa per l'assoluzione di berlusconi in cassazione 5

L’esempio è Vladimir Putin, costretto dalla Costituzione a cedere la presidenza per un quadriennio a Dmitri Mevdevev nel 2008 e poi pronto a riprendersela nel 2012 con l’intento di tenersela per altri due mandati. Infine, ci sono quelli che ci provano e riprovano: prendono batoste, ma non mollano; e alla fine la spuntano. Richard Nixon fu battuto da John Kennedy nel 1960 alle Presidenziali Usa; e nel 1962 perse il voto da governatore della California. Ma nel 1968 riottenne la nomination repubblicana e divenne il 37° presidente degli Stati Uniti, prima di finire con un tonfo nel Watergate.

 

E da noi? I nostri sono poco ‘ercolini’, ma di sicuro molto ‘sempre in piedi’. Solo nella Repubblica, andate, tondi e ritorni al potere ne hanno fatti Fanfani, Segni, Leone, Moro, Andreotti, Rumor, Andreotti, Amato, Prodi e, da ultimo, Berlusconi. Campioni!

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