SBLOCCATI 70-90 MILIARDI CHE LO STATO DEVE ALLE IMPRESE

Marco Zatterin per "la Stampa"

Il bello del discorso è che l'unica vera incognita è la grandezza della torta. Fonti governative parlano di 70-80 miliardi, la Confindustria propende per la soglia inferiore, i tecnici della Commissione si spingono a dire che potrebbero anche essere 90. Molto bene, perché qualunque sia la somma, essa rappresenta i soldi che in due anni, e forse in due tranche, potranno essere mobilitati per rimborsare i debiti della pubblica amministrazione con le imprese. «Decideremo al più presto», dice il ministro per gli Affari Europei, Enzo Moavero, e per l'economia sarà un'iniezione di energia senza precedenti per la quale, una volta tanto, si può ringrazia la flessibilità ritrovata dall'Europa.

L'accordo bruxellese è stato chiuso giovedì dal commissario Ue per l'Industria, Antonio Tajani, e quello per l'Economia, Olli Rehn, che hanno atteso la mattina di ieri per annunciarlo, così da evitare l'accavallamento con il vertice europeo. Ci si lavorava da settimane, era chiaro che in tempi di crisi avrebbe rappresentato una svolta, eppure occorreva trovare la giusta formula.

Nel momento più difficile per le aziende, che faticano ad avere accesso al credito, incassare i pagamenti residui era un'esigenza cruciale. I fondi erano già accantonati e messi a deficit dall'amministrazione nazionale. Ma la liquidazione del passivo commerciale pregresso avrebbe generato un aumento di debito incompatibile col rispetto degli obiettivi europei, e potenzialmente foriero di sanzioni da parte dell'Ue.

Ora Rehn e Tajani ci dicono che lo sforamento non sarà considerato peccato per due anni e dunque gli impegni possono essere fronteggiati. È una mossa in linea con l'atteggiamento più malleabile che l'Ue sta adottando per evitare di strangolare le economie con troppo rigore: hanno imparato la lezione greca. «Il Patto di Stabilità - dicono i due commissari - permette di considerare fattori significativi in sede di valutazione della conformità din un bilancio con i criteri di deficit e di debito del Patto stesso».

In tale ambito, «la liquidazione di debiti commerciali può essere un fattore attenuante». Il Tesoro deve punto disegnare un piano di pagamento e presentarlo alla Commissione. Ottenuto il via libera formale, procederà con le erogazioni che, secondo una fonte, potrebbero essere ripartite in due tempi. «Lavoreremo con Bruxelles per identificare le soluzioni tecniche e avviare la liquidazione nel più breve tempo possibile», ha dichiarato il premier Monti.

È ragionevole pensare che i fondi arriveranno entro l'estate. Potrebbe essere la fine d'un lungo calvario. La norma, che andava recepita entro il 16 marzo (l'Italia lo ha fatto prima), impone che i pagamenti fra privati e Pubblico avvengano entro 30 giorni; soltanto in certi casi possono spingersi sino a 60. L'eccezione è ammessa se il pagatore e il fornitore si intendono prima della firma del contratto. È una clausola contestata perché potrebbe costringere la parte forte (l'acquirente) a imporre tempi lunghi a chi deve vendergli una merce o un servizio.

Per l'Italia è forse il risveglio da un incubo. Il tempo medio per svolgere una transazione commerciale tra pubblica amministrazione e privati è di 180 giorni, ma nella Sanità si può arrivare a quattro anni, soprattutto al Sud. La media Ue è pari a 65 giorni. Il che rende normale i toni positivi delle dichiarazioni, in linea con la regola secondo cui ogni vittoria ha infiniti padri. Monti festeggia il successo del suo governo, il pidiellino Brunetta quello di Tajani.

«La macchina finalmente si è messa in moto - concede il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi -. Da tempo incalziamo le istituzioni italiane ed europee». Hanno ragione tutti, imprese, governo, la Commissione. Hanno lavorato a testa bassa per costruire questa importante occasione di ripresa. Solo che il gioco di squadra - ritengono in molti da noi - non paga né a breve, né a lungo periodo.


2. DEBITI P.A.: POLILLO, SENZA GOVERNO NO STRUMENTO ATTUATIVO
(ANSA) - Per allentare il patto di stabilità e consentire il pagamento dei debiti accumulati dalla pubblica amministrazione "serve un governo nella pienezza dei suoi poteri". Lo afferma in una intervista alla Stampa il sottosegretario all'Economia Gianfranco Polillo, spiegando che "lo strumento che consente di allentare il patto di stabilità é il documento di programmazione economico finanziaria, cioé una legge. Si potrebbe fare anche con un decreto legge, ma questo governo è in carica solo per gli affari correnti e non può usarlo, non c'é più stato un rapporto di fiducia con il parlamento".

"In questo contesto l'unica è che si mettessero d'accordo al più presto", anche perché "finora i mercati hanno adottato la tecnica del 'wait and see', aspettare e vedere " ma come dimostra l'avvicinarsi dello spread tra Spagna e Italia, "cominciano a pensare che il rischio italiano stia crescendo rispetto a quello spagnolo". "Contiamo su Giorgio Napolitano - conclude - e sulla sua saggezza. E poi c'é già stato un passaggio dello spirito santo, tornasse un attimo indietro...".

 

MARIO MONTI E ENZO MOAVEROolli rehnANTONIO TAJANI ANDREA RONCHI GIORGIO SQUINZI GIANFRANCO POLILLO

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