UNO SCUDO (CROCIATO) IN TESTA A ER PATONZA - RIUSCIRANNO I VECCHI DEMOCRISTI SCAJOLA E PISANU A DETRONIZZARE IL BANANA? - PER FELTRI SILVIO HA DI CHE PREOCCUPARSI: “VENGONO DA UN PARTITO DOVE L’ARTE DI PUGNALARE ALLA SCHIENA GLI AMICI ERA LA PRINCIPALE MATERIA DI STUDIO” E 15 DEPUTATI PER L’IMBOSCATA SI TROVANO - QUELLO CHE MANCA AI PARLAMENTARI GIUDA NON SONO SOLO I SOLDI DEL CAVALIERE MA IL LEGAME CON L’ASSOCIAZIONISMO CATTOLICO, IN GRAN SPOLVERO A TODI, CHE METTE INTORNO ALLO STESSO TAVOLO LE ACLI, L’AZIONE CATTOLICA E LA CIELLINA COMPAGNIA DELLE OPERE…

1 - UN'ALTRA CASA DI SCAJOLA - L'EX MINISTRO CON PISANU ALLA RICERCA DI UN NUOVO TETTO POLITICO
Vittorio Feltri per "il Giornale"

Claudio Scajola, di cui è nota la vicenda immobiliare che l'anno scorso lo indusse a dimettersi da ministro, è di nuovo in cerca di casa. Non spera che a pagarla sia un amico generoso e talmente riservato da rimanere nell'ombra; nossignori, stavolta è disposto a esporsi in prima persona, non in banca, bensì in Parlamento. Vuole costruirsi con la collaborazione di Beppe Pisanu un tetto sotto il quale compiere una manovra spericolata per far cadere il governo. Il progetto è già stato approvato in trattoria e si tratta solo di realizzarlo in aula prima che qualcuno trovi il modo per farlo fallire.

Il lettore penserà che questa storia di Silvio Berlusconi in procinto di sloggiare da Palazzo Chigi giri da troppo tempo per essere vera. A sbattere fuori il premier ci hanno provato invano in tanti: l'anno scorso Gianfranco Fini e la sua orchestrina del Fli, poi la sinistra in varie occasioni, ma il Cavaliere è ancora lì al suo posto. Quindi appare poco credibile che due signori come Scajola e Pisanu riescano a fare ciò che non è riuscito a gruppi organizzati quali l'ex fascista e l'ex comunista. Osservazione pertinente. Ma attenzione.

Nella presente circostanza i congiurati sono democristiani di lungo corso, cresciuti cioè in un partito, la Dc, dove l'arte di pugnalare alla schiena gli amici era la principale materia di studio, e chi non aveva specifiche attitudini campava poco. Ora, di Pisanu e Scajola tutto si potrà dire, ma non che siano sprovveduti nel maneggio delle armi da taglio politico. Ecco, si stanno allenando e sono pronti ad agire. Come? Un gioco da ragazzi. L'attuale maggioranza si regge su una decina di voti circa.

Se dal Pdl uscissero, con i due citati furbacchioni, otto deputati pronti a tradire in cambio di un piatto di lenticchie, automaticamente, nel caso si votasse la fiducia a Montecitorio, l'esecutivo andrebbe in minoranza e Berlusconi sarebbe costretto a rassegnare le dimissioni.

Chiunque sa che reclutare un drappello di disperati, consapevoli di non essere rieletti alle prossime consultazioni, non è un'impresa difficile: basta promettere loro una cadrega in futuro. È la ragione per cui non sottovalutiamo Scajola e Pisanu. I quali nel Popolo della libertà non hanno un gran seguito, ma una decina di democristiani disposti a sgambettare il premier sono in grado di recuperarli in fretta. Pare che i volontari guastatori in realtà siano addirittura 15: così sussurra radio fante. Se non è vero, è verosimile. Che è la stessa cosa.

Domanda: qual è il movente di Scajola e Pisanu? Elementare. Il primo era ministro e non lo è più. È rientrato in politica attiva dopo le vicissitudini ridicole dell'appartamento fronte Colosseo, ma nessuno più, tantomeno il Cavaliere, lo ha preso sul serio. E lui è fuori dalla divina grazia. È animato da un forte desiderio di rivalsa, non soddisfacendo il quale ripiega sulla vendetta. Humanum est , e anche molto democristiano.

L'altro, il sardo, idem. Era ministro e ora bivacca all'antimafia. Sai che soddisfazione. Da anni briga per risalire, senza successo, alla ribalta.E allora mira a ribaltare l'uomo, Silvio, che lo nasconde dietro le quinte. Il sogno di entrambi è fornire al castigamatti arcorese la dimostrazione di essere più forti di lui: buttarlo giù, anzitutto, e poi qualcosa accadrà. Governo tecnico o elezioni anticipate? Si vedrà. Se il colpo di eliminare il premier riuscisse, gli ex ministri all'improvviso tornerebbero nel cono di luce, osannati dall'opposizione, invidiati dai colleghi del Pdl, magari portati in trionfo da Confindustria.

Per dieci minuti di popolarità c'è chi ammazza la portinaia; figuriamoci due che uccidono il sire: prima pagina e talk show a volontà. Ma quando potrebbe andare in scena questo bel drammone? La prossima settimana si voterà la tribolata, e per alcuni versi folle, legge sulle intercettazioni. Situazione propizia per sbandierare un nobile motivo di ribellione al dittatore: 10 o 15 suffragi della maggioranza passano all'opposizione, e addio governo. Mi chiedo che senso abbia regalare questo pretesto ai congiurati. I quali avranno l'appoggio dell'intera categoria dei giornalisti, che la nuova legge intende punire con la galera da 6 mesi a 3 anni. Roba da matti.

Il nostro è l'unico Paese occidentale che non ha depenalizzato il reato di diffamazione a mezzo stampa, come se al diffamato premesse sbattere dentro il diffamatore e non farsi indennizzare da lui. Per sovrammercato, adesso l'Italia sarà inflessibile, quanto era l'Unione Sovietica, nell'infliggere la detenzione a chi pubblicherà le intercettazioni, ma non torcerà un capello a chi quelle intercettazioni deposita per il rinvio a giudizio.
Prevediamo il peggio. Ci auguriamo di sbagliare.

2 - IL CAV. RIMETTE TREMONTI SOTTO TUTELA, E AVANZA IL TIMORE DEL GOLPE BIANCO
Salvatore Merlo per "il Foglio"

UNA CONGIURA ALLO STATO GASSOSO
Il complottone democristiano è allo stato gassoso e il gruppo di Scajola non si è saldato a quello di Pisanu. I due uomini - molto diversi - coltivano anche obiettivi e ambizioni differenti, così come sono labilissimi i legami tra queste iniziative parlamentari e il coacervo delle associazioni cattoliche che, benedette dal cardinale Angelo Bagnasco, si riuniranno a Todi il 17 ottobre per discutere dell'ipotesi concreta di coagulare tutte le forze cattoliche in un nuovo centrodestra post berlusconiano.

Scajola contesta la gestione del segretario del Pdl Alfano, vorrebbe le dimissioni (o il reale commissariamento) di Tremonti, ma le voci di un documento di richieste ultimative trovano soltanto smentite. Ambienti vicinissimi all'ex ministro Scajola lo descrivono incline ad accettare un qualsiasi compromesso con Berlusconi. E' l'idea che si è fatta anche la gendarmeria berlusconiana: Scajola vuole soprattutto tornare nel giro che conta, e utilizza per questo i pericolosi malumori diffusi nei gruppi parlamentari. E' possibile che il Cavaliere si prepari ad accontentarlo in qualche modo, ma non prima di mercoledì prossimo.

Diverso è il caso di Beppe Pisanu che, rimasto ai margini del Pdl, anche per propria scelta, non ha mai avanzato richieste personali e si dedica con metodica lentezza a raccogliere consensi al Senato e a tessere rapporti con Rocco Buttiglione e settori delle gerarchie vaticane collegate - queste sì - alle associazioni cattoliche che si riuniranno a Todi.

E' in atto il tentativo di sostituire i vecchi e consolidati canali di relazione tra la chiesa e il centrodestra, ovvero quel gruppo di dirigenti del Pdl che si sono impegnati in questi anni sui cosiddetti valori non negoziabili: Gaetano Quagliariello, Eugenia Roccella...

L'operazione è complicatissima e si attorciglia anche sulle divergenze interne all'associazionismo cattolico, che mette intorno allo stesso tavolo le Acli, l'Azione cattolica e la ciellina Compagnia delle opere. Un magma in ebollizione, dove c'è chi ha persino stilato l'organigramma di un nuovo governo, ma c'è anche chi guarda con favore a Luca Cordero di Montezemolo, chi insiste per mantenere un legame con il berlusconismo e chi spinge con insistenza per allentare i contatti e favorire soluzioni alternative.

Quello che manca ai parlamentari inquieti che minacciano la tenuta della maggioranza e del Pdl è un forte legame e diretto con le organizzazioni sociali di Todi e dunque con la Cei che ne ha benedetto l'iniziativa. Eppure agli osservatori interessati e più berlusconiani non sfugge la pericolosa frattura interna, per esempio, al braccio politico di Comunione e liberazione, l'associazione cattolica che è un pilastro del Pdl. Roberto Formigoni inclina apertamente per un rapido passaggio di discontinuità che porti a quel Ppe italiano gradito a Raffaele Bonanni, a Rocco Buttiglione, a Beppe Pisanu e a molta parte dell'associazionismo cattolico e delle gerarchie.

Negli ambienti più vicini a Silvio Berlusconi si sdrammatizza e si scommette sulla eccessiva eterogeneità culturale (e di obiettivi) dell'associazionismo cattolico. Eppure, sullo sfondo, resta il dubbio su cosa potrebbe produrre un improvviso scarto degli scontenti del Pdl in Parlamento: allo stato attuale non esiste quasi nulla e non c'è nemmeno una alternativa di governo pronta, ma l'improvvisa accelerazione degli eventi, sulla spinta anche di pochi numeri iniziali, potrebbe finire col convincere i cauti e gli attendisti.

Per questo al Cavaliere è stato segnalato con l'evidenziatore il posizionamento mimetico di Pisanu. Ma, fatti i calcoli, il senatore, da solo, non è in condizione di nuocere. L'opportunistica mossa di Claudio Scajola, tra martedì e mercoledì scorso, ha fatto temere che ci fosse una "intelligenza" esterna. Ma pare non sia affatto così. Persino il presidente berlusconiano del Senato, Renato Schifani, è stato oggetto di propalazioni al limite del grottesco intorno a riunioni in cui avrebbe lui stesso annunciato una finestra utile (a lui) per la crisi tra ottobre e novembre.

 

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