TE NE VAI O NO? - SU SDERENATA L’ANATEMA DI RIGOR MONTIS: “CIO’ CHE STA SUCCEDENDO ALLA REGIONE LAZIO E’ INACCETTABILE” - PIERFURBY NEI CASINI: NEL RICORDO DI CUFFARO, L’UDC FIRMA IL DOCUMENTO PRO-RENATA MA IL VATICANO DI BAGNASCO CONTRO LA POLVERINI - “DIMISSIONI FINTE” QUELLE DEI CONSIGLIERI DEL PD E SINISTRATI VARI? OGGI SAPREMO…

Mauro Favale per "la Repubblica"

«Per quanto mi riguarda ciò che sta avvenendo alla Regione Lazio è inaccettabile». Nessuna solidarietà e nessuna sponda. Mario Monti non usa alcuna diplomazia. Davanti a Renata Polverini, piombata ieri pomeriggio a Palazzo Chigi, il premier mantiene le distanze. Risponde alle domande della governatrice del Lazio con freddezza istituzionale.

«Secondo lei mi devo dimettere?». «Questa è una decisione che non posso prendere io. Non può essere il presidente del Consiglio a risolvere un problema di natura politica», spiega Monti. «E se facessi un passo indietro, il governo cosa farà?». «Seguiremo
alla lettera la procedura di legge che porta alle elezioni», risponde il premier.

Esattamente la stessa spiegazione ricevuta la scorsa settimana nell'incontro richiesto dalla Polverini al ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri. Una mossa, quella di ieri che, proprio come la visita al Viminale di qualche giorno fa, viene letta come un'accelerazione verso le dimissioni. D'altronde, sulla Regione la pressione non s'allenta.

Le bordate della Chiesa, le critiche degli industriali, la freddezza dell'Udc, la posizione della Corte dei Conti, le dimissioni dell'opposizione: questo, in sequenza, quanto avvenuto soltanto nelle ultime 48 ore. Anche per questo ieri la governatrice del Lazio (che sperava in una tregua dopo i tagli approvati dalla Pisana tre giorni fa) si è ritrovata con le spalle al muro, con la consapevolezza di non riuscire a reggere la situazione tra attacchi esterni e crisi interna, con la Pisana ormai quasi dimezzata per le dimissioni dei consiglieri di opposizione.

E così, ha deciso di chiedere un incontro a Monti prima della partenza del premier per gli Stati Uniti. Per cercare dal presidente del Consiglio una solidarietà che, però, non è arrivata. Chi l'ha vista, mentre usciva da Palazzo Chigi nel tardo pomeriggio, l'ha trovata «visibilmente provata». Da piazza Colonna, la governatrice si è spostata a piazza San Silvestro, a due passi, nel quartier generale della Fondazione Città nuove, la sua creatura, quella con la quale vorrebbe tentare lo sbarco sul panorama politico nazionale, magari proprio alle prossime Politiche.

Da lì ha convocato pezzi della sua maggioranza, in attesa di una vera e propria riunione che ci sarà questa mattina e durante la quale la governatrice dovrebbe, nuovamente, rifare il punto della situazione. Intanto, però, i capigruppo che la sostengono hanno voluto dare un segnale: un comunicato congiunto per esprimere, loro sì, solidarietà alla governatrice e attaccare la mossa politica delle opposizioni.

Quella decisione di dimissioni in massa che dev'essere ancora formalizzata («Lo faremo oggi stesso », assicurano dal Pd) e definita «infantile, un incomprensibile dietrofront», «finte dimissioni, miranti esclusivamente a placare l'ansia propagandistica dei loro partiti». Eppure, nonostante le critiche, un consiglio con i banchi della minoranza svuotati (e con la maggioranza che inizia a perdere pezzi, dopo le dimissioni del consigliere dell'Mpa, Rocco Pascucci) sarebbe difficile da mandare avanti.

Soprattutto sotto i colpi dell'inchiesta, delle rivelazioni sulle spese dei consiglieri del Pdl, sull'enorme quantità di soldi disponibili ai gruppi. Difficile farlo anche per il «disagio» di Pier Ferdinando Casini che ieri si è affrettato a negare qualsiasi avvicinamento ai centristi da parte della governatrice, ospite gradita fino a due settimane fa alla festa di Chianciano.

Il leader dell'Udc non si è ancora spinto a imporre ai suoi 6 consiglieri (e soprattutto ai suoi due assessori posizionati in ruoli chiave, l'urbanistica e le politiche sociali) le dimissioni dalla Pisana. Però è un fatto la freddezza dimostrata in queste ore proprio sull'eventuale prosecuzione della giunta Polverini. L'ex presidente della Camera l'ha scritto anche ieri sera su Twitter: «Correttezza impone che si decida con gli amici laziali. Pensando ai nostri elettori e all'Italia che vogliamo costruire». È il segno di un braccio di ferro nell'Udc che oggi potrebbe arrivare a conclusione con la "vittoria" di Casini sui vertici locali del partito.

Una posizione che arriverebbe a maggior ragione dopo le critiche piovute sulla Regione Lazio da parte di Angelo Bagnasco, presidente della Cei e del cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa a Roma. Chiusa nella sede di Città Nuove, ieri sera, fino a tardi, la Polverini ha sentito anche i vertici del Pdl, prospettando nuovamente sia ad Angelino Alfano che a Silvio Berlusconi la possibilità di un passo indietro. «Sembra di essere tornati allo stillicidio di una settimana fa», chiosa un dirigente del Pdl.

 

polverini renataCHIARA COLOSIMO E POLVERINIFOTOMONTAGGIO - RENATA POLVERINI CON LA DIVISA DA GERARCA FASCISTAPolverini e Mario Monti FRANCO FIORITOFRANCO FIORITOCARDINALE ANGELO BAGNASCO

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