renzi gentiloni minniti orlando franceschini

RENZI NEL MIRINO - SE IL PD SCENDE SOTTO IL 10 PER CENTO IN SICILIA E A OSTIA E’ PRONTA LA GARA A QUATTRO PER SOSTITUIRLO: GENTILONI, ORLANDO, FRANCESCHINI E MINNITI - CON DELRIO PRONTO A ESSERE USATO COME PUNTO DI MEDIAZIONE TRA LE CORRENTI

Fabio Martini per “la Stampa”

 

RENZI GENTILONI

Al Pd nessuno ne parla, ma tutti ci pensano. Sia Renzi che i suoi nemici. Si chiama quota 10 per cento ed è una soglia psicologica ancor prima che politica in una campagna elettorale «tutta in salita», ammette alla fine Matteo Richetti. Se nei due test amministrativi in programma domani, i siciliani e i romani del quartiere di Ostia dessero al Pd percentuali ad una sola cifra - o anche poco al di sopra - dentro il partito di maggioranza relativa è destinata ad aprirsi una contesa lacerante. Una pubblica: tra Renzi e i frondisti interni.

RENZI FRANCESCHINI

 

E una sotto traccia, finora ben soffocata e che potrebbe rappresentare, come sussurra un ministro del Pd, «la vera novità di scenario delle prossime settimane»: la contesa fra aspiranti candidati-premier del Pd, alternativi a Renzi. E per scoprire l' identikit dei candidati "concorrenti", si può assumere il metodo-Falcone, che per le inchieste di mafia diceva sempre: seguite la traccia dei soldi. Nella sfida interna al Pd, la traccia da seguire si chiama "coalizione".

orlando renzi franceschini

 

Sinora la variegata fronda interna al Pd - dal Guardasigilli Andrea Orlando fino al ministro della Cultura Dario Franceschini - ha sventolato questo vessillo: il Pd deve aprirsi ad una coalizione la più larga possibile. Il primo a battere questa pista, diversi mesi fa, era stato Franceschini che aveva individuato in una legge elettorale con elementi maggioritari il grimaldello per riaprire la porta ai "compagni che hanno sbagliato", Bersani e D' Alema.

 

E una volta che quella legge lì (alla fine accettata da Renzi) è arrivata, a sorpresa sono platealmente usciti allo scoperto sia Paolo Gentiloni che Marco Minniti. Con un lessico irrituale per entrambi. Il presidente del Consiglio, auspicando nella conferenza Pd di Portici una coalizione con «l' assetto il più largo possibile, aperto verso il centro e la sinistra, per vincere e governare».

MATTEO RENZI E MARCO MINNITI

 

Il ministro dell' Interno, rivolgendosi agli ex compagni di Mdp, ha chiesto di «ripartire insieme per una grande sfida». E ora a 48 ore dalle elezioni sicilian-romane, a chiudere il cerchio ci ha pensato Andrea Orlando, che ha cominciato a svelare quel che da giorni i notabili del Pd si ripetono in privato: «Dopo le elezioni in Sicilia, qualunque sia l' esito, bisognerà discutere sul perimetro della coalizione di centrosinistra e anche sul candidato premier».

 

Il sillogismo non ancora esplicitato è questo: per vincere le elezioni, tanto più dopo risultati elettorali negativi, serve una coalizione più larga, ma poiché i compagni di Mdp non accetteranno mai un capo-squadra chiamato Matteo Renzi, occorre trovare un candidato premier di sintesi. E qui arriva la piccola sorpresa: gli aspiranti candidati - in campo attivamente e non solo virtualmente - sono più d'uno.

poletti e delrio

 

E per scoprirne i nomi, basta ripercorre la scia dei fautori della coalizione. In pole position c' è colui che da dieci mesi abita a palazzo Chigi, quel Paolo Gentiloni che nei sondaggi sulla fiducia degli italiani continua a mantenere il primo posto. L' ultima rilevazione Ixè è in linea con le precedenti: nella top ten della fiducia, Gentiloni ottiene il 39 per cento dei consensi, contro il 32 di Di Maio, il 27 di Renzi e Salvini. E circa la probabilità di votare Pd alle prossime elezioni, il 3,9% disposto a farlo se il leader è Renzi, diventa 7,1 in caso di leadership Gentiloni.

 

Ma in campo ci sono anche gli altri fautori della coalizione: Marco Minniti, che continua a godere nel Palazzo e fuori - simpatie bipartisan e Dario Franceschini, che al netto di un rapporto col Capo dello Stato, vanta una solida amicizia con Pier Luigi Bersani. Un terzetto che non si sfiderà mai pubblicamente e anche per questo motivo nelle segrete stanze si sussurra di una possibile mediazione sul nome di Graziano Delrio.

Di mezzo ci sono risultati elettorali non scontati e un Renzi che ha già capito tutto. Ieri sera il presidente del Pd Matteo Orfini ha detto: «Il candidato premier del Pd non lo decide Orlando. Abbiamo fatto un congresso e il candidato sarà l' attuale segretario».

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