DA FIGURINE A FIGURANTI – A 30 ANNI GETTATI VIA, SEDOTTI E ROTTAMATI DAL CALCIO - SEDIVEC (EX CATANIA): ‘NON PRENDO LO STIPENDIO DA QUASI 3 ANNI, MI ACCONTENTO DI QUALSIASI COSA’ – BOGDANI: ‘TORNO IN ALBANIA; MAGARI LASCIO IL CALCIO’

1. ROTTAMATI DAL CALCIO AD APPENA TRENT'ANNI
Alessandro Ferrucci per "Il Fatto Quotidiano"

Se non hai studiato, sei fottuto. Se non hai messo dei soldi da parte, sei fottuto. Se poi hai più di trent'anni, e sei senza lavoro, sei fottuto per il mondo in assoluto, per il calcio in particolare. E quelle che prima erano certezze, ora sono solo ricordi che rendono ancor più duro il presente. Basta macchine di lusso, lo champagne è un'eco frizzante, i vestiti non te li regalano più, al ristorante il conto arriva, non sei ospite.

Chi ti ha conosciuto da una parte gongola (ahi, l'invidia), dall'altra marca il suo disinteresse. "Mi scusi, non ho niente da offrirle, al massimo un po' d'acqua, o i biscotti della bambina", ci accoglie così Jaroslav Sedivec. Per lui è tripletta: nessuna laurea, euro sputtanati negli anni della presunta certezza sul futuro, senza squadra da questa estate.

Vive a Maccarese, litorale romano, ma per poco "ho rescisso il contratto, dobbiamo lasciare l'appartamento. Andremo qualche giorno dalla zia di mia moglie, poi non so". Dei topoi da calciatore gli sono rimasti solo quattro indizi: una bella auto, una bella moglie, un orecchino di brillanti e un fisico asciutto con cosce fuori media. Basta.

Per il resto Jaroslav fa parte di quel dieci per cento di calciatori professionisti stritolati dalla crisi, dai fallimenti improvvisi di squadre e imprenditori, dal taglio del numero di giocatori a disposizione degli allenatori, dalle regole della Lega calcio dove "per ottenere dei contributi a fine anno tra i Pro (ex serie C) devi mantenere l'età media della squadra nei 26 anni in prima divisione, 25 in seconda", spiegano all'Aic (Associazione italiana calciatori).

Tradotto: gli over trenta sono zavorra, meglio disfarsene, anche se in ballo girano appena 200 mila euro a club, non molto più. Per questo l'estate scorsa nel ritiro per disoccupati si sono presentati oltre 100 giocatori, alcuni con curricula da A come l'albanese Bogdani o il brasiliano Jeda, altri con una buona permanenza in B come lo stesso Sedivec, 250 presenze per lui e la benedizione di Pavel Nedved. "È lui ad avermi portato in Italia quando avevo diciannove anni, contratto con la Juventus, poi in prestito per crescere".

I favolosi anni Novanta
Quindi soldi, non pochi, soprattutto per un ragazzo ceco degli anni Novanta nato e cresciuto in una famiglia modesta "alla quale non è mai interessato dove ero o stavo arrivando. Non mi hanno mai chiesto niente, persone semplici, meravigliose. Mentre io mi sono divertito. Attento sul campo e negli allenamenti, per carità. Però mi sono divertito". Lo champagne, appunto. Le feste. Andare una sera a Milano solo per far baldoria, roba da rotocalchi, da film alla Vanzina, cambiare auto, spider, un'altra spider; "sì, ho comprato prima una Porsche, poi un'Aston Martin, giravano bei contratti. Sembra un secolo fa". Non un secolo, pochi anni.

"Vuole sapere quanto guadagnavo in lire? A venti anni, in serie C, ho firmato un contratto a crescere: 50, 60, infine 70 milioni. A ventitrè sono arrivato a 120 l'anno", racconta Filippo Pensalfini, centrocampista classe 1977, alto, magro, viso spigoloso, voce e atteggiamenti pacati ("Lo ammetto, non conosco il Fatto. La dotta in casa è mia moglie, io capisco e mi interesso solo di pallone). Ha giocato con Novara, Cesena e Sassuolo, "ma per fortuna mio padre mi prese da parte e mi disse ‘oh, cosa vuoi fare? Forse è il caso che li investi, compra casa di nonna', così ho fatto. Ora ho qualcosa da parte, non esagero, ma va benissimo così, mi sento comunque un privilegiato. Che macchina ho? (Sorride) Non ho mai ecceduto, adesso giro con un'Audi A3.

Il problema è che si sono ridotti gli spazi e molti guardano, o sognano l'estero, mentre in Italia gli imprenditori.... ", falliscono o non sono strutturati, "o investono per secondi motivi - interviene Damiano Tommasi, da quasi tre anni al vertice dell'Aic - Possedere una squadra di calcio serve per acquisire potere sociale e politico, una sorta di certificazione per accreditarsi verso certi referenti. Poi ecco i ‘rossi', gli scarsi investimenti, la perdita di qualità e la fuga verso altre realtà".

Dati alla mano dal 2012 sono fallite tre società (Pergocrema, Piacenza e Triestina); quattro hanno rinunciato al campionato di competenza (Giulianova, Taranto, Borgo a Buggiano e Andria) e ben sette non sono state ammesse al campionato di competenza (Campobasso, Portogruaro, Sambenedettese, Treviso, Foggia, Siracusa e Spal). Retrocesse d'ufficio.

"Non prendo lo stipendio da quasi tre anni - continua Sedivec - perché sono incappato nel fallimento di Perugia e Salernitana. Aspetto i soldi, ma chissà quando. Nel frattempo mi accontento di quel che trovo in qualunque categoria". Non solo lui. Rispetto alla lunga lista di quest'estate, la maggior parte ha notevolmente ridimensionato sogni e aspettative pur di non restare a bordo campo, quindi una panchina per seguire i ragazzi, magari gli Allievi (come Pensalfini al Sassuolo), o campionati minori da l'Eccellenza (vedi Joachim De Gasperi, ora al St. Georgen).

I paletti in Lega Pro
"In queste categorie il problema è garantire uno stipendio, perché accade di tutto", spiega Tommasi. Accade di promesse fuori registro, di contratti stipulati con una stretta di mano, di euro in nero, di pagamenti effettuati con buoni benzina o affitti di appartamento senza contratto. Un giorno uno pseudo-imprenditore si sveglia, costruisce una squadra, stipula contratti di un anno, solo di un anno, poi ci ripensa e il "sapone" diventa bolla.

"Una delle questioni più controverse - spiegano dall'Aic - è quella dell'età media in Pro voluta dalla Lega. Da quando è stata votata giocano ragazzini totalmente impreparati, oserei dire scarsi. Gli allenatori li piazzano tutti ai lati della manovra, li promuovono terzini, al massimo come ali, dove il danno è ridotto. Nulla più. Questi giovani per due anni si sentono arrivati, protagonisti, ma appena sono over, appena la loro età non è più funzionale, scoprono qual è la realtà". Scoprono cosa significa vivere ai margini.

"Probabilmente torno in Albania, magari lascio il calcio - racconta Erijon Bogdani, ex attaccante di Reggina, Livorno, Siena, Chievo e Cesena - Non c'è più spazio. Per fortuna negli anni ho investito nel mio paese, poi mi sono laureato in Economia e commercio. Sì, magari mollo anche se sono ancora in forma, mi alleno tutti i giorni. Ma come è cambiato tutto! Sono riuscito a mettermi in salvo, per altri è andata diversamente. Una volta giocare in Italia era il massimo, giravano proprio tanti soldi. Forse troppi. E la serie A era centrale, con Inter e Milan protagoniste, quando si giocava il derby della Madonnina in campo c'erano tre o quattro Palloni d'oro. Mentre oggi?".

Inghilterra, Spagna e Germania , con la Francia poco sotto l'Italia: questo recita il bollettino sul giro di affari. Negli Anni Novanta eravamo protagonisti, durante gli Zero ci siamo difesi, ora conteniamo la crisi. E ci vuole testa, tanta. Così al ritiro dell'Aic, oltre ad allenatori, massaggiatori, personale medico, c'è sempre uno psicanalista, la stabilità mentale è fondamentale per non mollare, per adattarsi, resettare, ripartire.

Lo sa bene un ex talento come Samuele Dalla Bona, anche lui classe 1981, passato dai fasti del Chelsea (dal 1998 al 2002) alla Seconda divisione due anni fa con il Mantova, ora non pervenuto. E ancora nomi come Buscè, Pieri, Migliaccio, Grandoni, Stovini, Damiano Zenoni, Cirillo (sì, quello del cazzotto di Materazzi al termine di Inter-Reggina). Tutti insieme compongono una formazione dignitosa. Tutti passati dalle figurine Panini alla foto formato tessera da attaccare su un curriculum.

Estero ultima chance
"Ribadisco, altrimenti c'è l'estero - consiglia Tommasi - Io ho giocato un anno in Cina". Non è così semplice. In questo caso il problema sono i contatti, la chance arriva se conosci, non è scontata. "E ora siamo a gennaio, con febbraio parte la roulette degli svincolati, i calciatori con contratto in scadenza a giugno", concludono dall'Aic.

Una riflessione che sottintende una proiezione: quanti saranno i disoccupati prima dell'inizio della prossima stagione? Presto per dirlo. "Io intanto aspetto delle offerte. Mi ha chiamato una formazione marocchina - continua Sedivec - e mi hanno offerto 25 mila euro. Ma lo ammetto, in questo caso il problema non sono i soldi, solo la paura di attentati. Sono un po' fifone. E da quando è nata mia figlia mi sento ancor più responsabilizzato".

Jaro ci saluta. Ci stringe la mano. Poi aggiunge: "Se sente qualcosa mi chiama? Qualunque lavoro, ci mancherebbe. L'importante è la mia famiglia". A Maccarese piove, è mezzogiorno ma c'è poca luce, il mare si confonde con il cielo, lampioni semi-accesi, il portiere dello stabile dove ancora vive Sedivec alza la sbarra e con una smorfia aggiunge: "Non sa quanti calciatori ho visto passare in questo condominio. Tutti di passaggio". Qui la vita non è più a colori, ma è un film in bianco e nero visto alla tv.

2. "TI ILLUDI, TI SENTI IMMORTALE, PENSI CHE È PER SEMPRE"
Malcom Pagani per ‘Il Fatto Quotidiano'

I soldi per me non sono stati mai il motore di niente. Né all'inizio, né ora. È difficile da spiegare, ma chi vive il calcio come me, dal campo non vorrebbe uscire mai. L'addio è un passaggio delicato e pericoloso. Devi rifletterci prima che ti sorprenda, arrivarci preparato, trovare un equilibrio. Capire che il pallone è importante, ma la realtà lo è molto di più. Conosco tanti amici che chiusi gli armadietti, tra una depressione e una domanda senza risposta, si sono persi. Ti illudi, ti senti immortale, pensi che la giostra giri in eterno. Invece il tempo corre. Gli anni passano veloci e non li trovi più".

Con il ragionamento limpido di chi ha camminato a testa alta: "Non sono mai stato titolare da nessuna parte, ma ho lottato per farmi trovare pronto e non dovermi vergognare" il marziano Lionel Scaloni, oggi all'Atalanta, è passato anche da Roma. All'alba dell'epopea laziale e dopo un titolo con il Deportivo dei miracoli, Lio, oltre 50 gare in Champions, disputò anche un mondiale.

Oggi, questa quercia argentina nata in quel '78 in cui Kempes non strinse la mano a Videla, dopo un'estate fuori rosa trascorsa ad allenarsi con le giovanili: "Due volte al giorno per dimostrare a me stesso e agli altri di esserci ancora", ha accettato di "spalmare" il contratto decurtandosi l'ingaggio: "Scadrà nel 2015" e per la gioia di uno spogliatoio che lo adora e ne riconosce il ruolo di capitano aggiunto è stato reintegrato in squadra con generale stupore e ottime pagelle.

Lo davano per disperso. Per finito. È riemerso con le unghie, quando ogni cosa, per sazietà, avrebbe dovuto spingerlo a pagare il conto, alzarsi e salutare in anticipo la compagnia. "Ma io non ero stanco di giocare e vorrei farlo ancora a lungo". Pausa: "Arriverà il momento in cui dovrò smettere, ma cosa accadrà non lo so. Allenare è affascinante, ma non dipenderà solo da me. Ci sono le occasioni e poi, su tutto, dominano i risultati. Bisogna vincere. Conosco le regole. Non me lamento".

Di Scaloni non si ricordano piazzate, cassanate, Zigonifollie. Correttezza, lavoro e pochissime parole. I giovani lo ascoltano. Lui li mette in guardia: "Quando iniziai, l'ambizione era comprare le scarpe a mio padre. Oggi scelgo tra 6 o 7 paia di scarpini a gara offerti dallo sponsor. Il nostro mondo è cambiato moltissimo. I ragazzi ottengono 3 anni di contratto, si illudono che la vita sia risolta e si sentano migliori e più importanti del lecito. Se capiscono che non sono superiori a nessuno, hanno già fatto un bel pezzo di strada. La fortuna può svanire in fretta, evaporare, voltarti le spalle".

Conta il contesto: "L'Atalanta è un modello e il vivaio qui è molto più che una scuola di calcio, ma quando vedo grandi talenti da coltivare, i De Luca e i Livaja, li martello comunque". Autoscatto ironico: "Quando consiglio i 20enni succede che mi rispondano ‘me l'hai già detto, Lio'. Forse sto invecchiando davvero o forse amo troppo quel che faccio". Scaloni Lionel, 35 anni. Si trova in alto, sulla fascia destra, senza procuratore, nella fossa delle perle rare. Nell'oasi deserta delle persone serie.

 

SEDIVEC SCALONI DALLA BONA BOGDANI

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…