sergio romano gorbaciov

“GORBACIOV PORTO’ LIBERTA’ MA AFFOSSO’ L’ECONOMIA” – L’EX AMBASCIATORE A MOSCA SERGIO ROMANO RICORDA L’ULTIMO PRESIDENTE DELL’URSS: “AVEVA L'ABITO GIUSTO, MA DI COSE CONCRETE E PROGETTI POCO O NULLA. LO DISSI AL GOVERNO ROMA E CAPII DI NON ESSERE PIÙ GRADITO. FUI IO A DIMETTERMI ANCHE SE IN VERITÀ HO AVUTO L'IMPRESSIONE CHE…”

Paolo Salom per il “Corriere della Sera”

 

SERGIO ROMANO

L'ambasciatore sui suoi anni moscoviti: «Era diverso. Portò libertà, affossò l'economia»

«Quando arrivai a Mosca, nel 1985, la capitale dell'Unione Sovietica era in sostanza ancora quella di Stalin. L'Urss era allora una gigantesca macchina burocratica che funzionava sempre allo stesso modo».

 

Sergio Romano è un testimone privilegiato. Ambasciatore d'Italia a Mosca tra il 1985 e il 1989, ha assistito di persona alla «rivoluzione» che avrebbe cambiato per sempre l'Urss. Non solo: diplomatico di grande esperienza e fine studioso di storia, Romano si accorse sin dal principio che qualcosa, nelle riforme varate da Gorbaciov, cominciava a stonare. Ma pochi, a Roma, si fidarono del suo fiuto, almeno in quel caso. «Mi sono insediato - spiega al Corriere Sergio Romano - proprio nel momento del passaggio: dopo Andropov e Chernenko, arrivava al Cremlino una figura assai diversa.

 

Mikhail Gorbaciov Nobel per la pace

Noi del corpo diplomatico capimmo subito che Gorbaciov rappresentava una novità assoluta per l'Urss, che si stava per aprire una stagione senza precedenti».

In effetti, il giovane segretario generale del Pcus si presentò allentando per la prima volta la presa della censura e della polizia politica sulla società.

 

«I cambiamenti furono immediati per quanto riguarda, per esempio, la libertà di stampa e di opinione. Ma non solo: ai cittadini sovietici fu concesso, novità assoluta, il diritto di viaggiare ovunque nel proprio Paese, cosa fino a quel momento complicatissima e soggetta a permessi e passaporti "interni"». Insomma, un homo novus : «Dopo una serie infinita di personaggi "ingessati", ecco arrivare al vertice dell'Urss un uomo garbato ed elegante, capace di muoversi con tatto nella gabbia del potere sovietico».

 

sergio romano

Eppure, l'ambasciatore Romano si accorse che qualcosa sembrava non funzionare nel verso giusto... «Mi trovai ben presto - dice ancora - a osservare criticamente gli avvenimenti. Rimproveravo a Mikhail Sergeevic di non avere un vero programma economico. Va bene concedere più libertà: tutti erano giustamente contenti. Ma cosa fare del sistema di produzione collettivo? Lui parlò della creazione di una "industria sociale": ma non spiegò mai in cosa consistesse. Per come la vedevo io, si trattava di introdurre nelle aziende di Stato un po' di democrazia interna.

 

Ma per il libero mercato, per le privatizzazioni (con il risultato di creare un esercito di oligarchi) dovevamo attendere l'arrivo di Eltsin». E così i suoi rapporti diretti al governo italiano cominciarono a crearle dei «problemi».

 

giulio andreotti con michail gorbaciov

«Questo non lo so, nessuno mi ha mai detto nulla - risponde Sergio Romano - Tuttavia io mettevo in guardia sul pericolo di eccedere in entusiasmo. Ero preoccupato: non ne sapevamo ancora abbastanza, soprattutto per quanto riguarda la sua idea di politica internazionale». Gorbaciov «si stava presentando al mondo e si era messo l'abito giusto. Ma di cose concrete, progetti: poco o nulla». E quindi si arrivò a una rottura tra lei e il governo a Roma.

 

Può raccontarci, oggi, chi decise di metterla da parte? «Fui io a dimettermi anche se in verità ho avuto l'impressione che si fossero stancati di me. Ero rientrato a Roma e mi era stata proposta una sede di "tutto riposo" presso un'organizzazione internazionale, in una capitale dell'Europa occidentale. Io in vacanza? Preferii lasciare».

 

gorbaciov

Da allora in avanti Sergio Romano si è dedicato a un'altra sua grande passione: la scrittura. Proviamo infine a chiedergli quali politici ricorda legati a quegli anni. «Ho avuto a che fare soprattutto con Andreotti e De Mita. Avevo simpatia per Andreotti: non era un uomo caldo (e nemmeno io), non cercavamo l'amicizia. Ma era stimabile: colto ed esperto». E De Mita? «No, lui non era Andreotti».

sergio romano 5

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…