Un MAGGIORDOMO AL SERVIZIO DI CHI? - PAOLETTO NEL TRITACARNE DELLA GUERRA TRA TARCISIO BERTONE E ANGELO COMASTRI - IL SEGRETARIO DI STATO E IL VICARIO GENERALE DEL PAPA SI ODIANO, E POTREBBE ESSERCI COMASTRI DIETRO “IL CORVO” - BERTONE AVEVA MESSO NEL MIRINO LA GESTIONE FINANZIARIA DELLA FABBRICA DI SAN PIETRO, CERCANDO (INVANO) DI FAR FUORI COMASTRI: SPUNTA UN DOSSIER CON SPRECHI E GARE D’APPALTO SOSPETTE…

Emiliano Fittipaldi per L'Espresso

In Vaticano è una certezza. «Il corvo in gabbia non ci finirà mai. Presto Paolo Gabriele sarà graziato da Benedetto XVI, la condanna a 16 mesi di galera rimarrà solo sulla carta». Come mai tanta generosità? «Il papa e i suoi collaboratori vogliono buttarsi alle spalle la vicenda il più presto possibile, Vatileaks deve finire qui». La speranza non muore mai, ma non sarà facile chiudere rapidamente lo scandalo che da quasi un anno sta facendo tremare le mura leonine. La guerra tra i fedelissimi del segretario di Stato Tarcisio Bertone e i suoi oppositori non è affatto terminata.

Il processo a Paolo Gabriele ha costretto a una tregua, ma i bene informati scommettono che le ostilità sono destinate a riprendere. Impossibile, oggi, sapere se il papa darà mandato per aprire una nuova inchiesta sui presunti complici di Gabriele (il secondo livello, quello dei mandanti) o se i duellanti preferiranno regolare i conti nel silenzio delle sacre stanze. Ma è sicuro che la partita per il potere in Vaticano è tutta da giocare.

La novità è che i bertoniani da qualche settimana hanno identificato nel cardinale Angelo Comastri un nuovo, potente nemico. Bertone e l'attuale vicario generale del papa per la Città del Vaticano in verità non si sono mai amati molto, soprattutto dopo alcune segnalazioni (che "l'Espresso" ha potuto leggere) arrivate in segreteria vaticana che denunciavano la gestione allegra dei fondi della Fabbrica di San Pietro, presieduta dal 2005 proprio da Comastri.

Ma i rapporti sono diventati ancora più difficili da quando il maggiordomo - in un interrogatorio dello scorso 6 giugno al giudice istruttore - ha tirato in ballo Comastri e altri due prelati di peso come Paolo Sardi e monsignor Francesco Cavina tra le persone con cui scambiava confidenze e opinioni sulla Santa Sede.

Il cardinale ha subito smentito di essere uno dei «suggeritori» di Gabriele, ma qualcuno ha fatto notare a Ratzinger e Bertone che il suo nome e quello di Sardi (che Gabriele definisce una sorta di «guida spirituale») spuntano pure nella lettera che monsignor Carlo Maria Viganò scrisse al papa un anno e mezzo fa per denunciare la «corruzione e prevaricazione da tempo radicate» nell'amministrazione di Bertone.

«I cardinali Velasio De Paolis, Paolo Sardi e Angelo Comastri», scriveva Viganò al papa suggerendo possibili testimoni delle sue pesanti accuse a Bertone «conoscono bene la situazione». È un fatto, inoltre, che Comastri in Vaticano è stato l'unico - insieme a monsignor James Harvey - ad aver chiesto di incontrare il maggiordomo in galera. Autorizzazione che non è mai arrivata.

Ma chi è davvero Angelo Comastri? E quali sono i reali motivi di frizione con il segretario di Stato? Partiamo dal principio. Nel 2004 Comastri è già influente arcivescovo di Loreto, ma è un uomo ambizioso e mira a entrare nella curia di Roma. I rapporti con il gruppo dei polacchi capeggiato dal segretario di Giovanni Paolo II Stanislao Dziwisz sono ottimi, e a gennaio 2005 è ammesso nella short list per la presidenza della Fabbrica di San Pietro.

Una nomina che Wojtyla firma il 5 febbraio 2005, mentre è ricoverato al Gemelli in gravi condizioni. La carica dà a Comastri grande prestigio: la Fabbrica ha un'amministrazione autonoma, gestisce un budget di una ventina di milioni di euro l'anno, organizza i grandi eventi della basilica, decide appalti milionari e conta oltre cento dipendenti tra operai e impiegati.

Nel 2006 Comastri diventa arciprete e cardinale, e comincia a tessere la sua rete di relazioni: si vede spesso alle feste della Guardia di Finanza organizzate dal generale Roberto Speciale, stringe legami con Viganò e il cardinale Giovanni Battista Re, scrive decine di libelli per le edizioni Paoline ("Prepara la culla: è Natale!", "Nel buio brillano le stelle", "Prega e sarai felice!"), si nota in tv a "Voyager" di Roberto Giacobbo, conosce Paolo Scaroni e Stefano Lucchini dell'Eni, colosso che finanzierà i restauri dei marmi di San Pietro.

Comastri diventa anche "rettore onorario ad vitam" della chiacchierata università Tiberina, ente fantasma in cui compare come "rettore" Luciano Ridolfi, un ex tenente dell'esercito indagato qualche tempo fa per truffa e sostituzione di persona in un'inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere sul falso ateneo Giovanni Paolo I.

L'unico cruccio di Comastri, celebre pure per le sue brillanti omelie, è l'arrivo di Bertone. Angelo è infatti vicino alla fazione dei cosiddetti "diplomatici", quella parte della curia che non digerisce di aver perso il controllo della segreteria. Gli screzi cominciano subito, sia con il nuovo segretario di Ratzinger padre Georg Ganswain sia con Bertone, che nel 2007 comincia a chiedere a Comastri lumi su una serie di voci di spesa della Fabbrica. Alla segreteria di Stato, in effetti, nel tempo sono arrivate segnalazioni inquietanti sulla gestione della chiesa di San Pietro.

Lunedì scorso l'ufficio stampa del Vaticano, con una nota di padre Lombardi, ha smentito seccamente le indiscrezioni pubblicate dal "Messaggero", che ragionava dell'esistenza di un dossier aperto sul bilancio della Fabbrica. "L'Espresso", però, è venuto in possesso di un documento (una sorta di vademecum richiesto dallo stesso Bertone) firmato da un dirigente amministrativo della basilica in cui si parla senza mezzi termini di «un ricorso anomalo e indiscriminato dello straordinario, di un numero sconsiderato dei passaggi di livello» e di un uso «a dir poco grave e irresponsabile delle procedure di aggiudicazione di alcune gare d'appalto». È da allora che Bertone - che pure ha sempre approvato i bilanci di San Pietro - tenta di estromettere Comastri dal suo ruolo.

Il dossier usa toni severi: spiega che in un anno solare si è superata «la soglia di 45 mila ore di straordinario», con operai che sono arrivati a «punte di 16 ore al giorno» di lavoro; parla di sprechi quantificabili tra i «500 e gli 800 mila euro l'anno», di stipendi da favola (ad aprile 2008 furono 25 gli operai a prendere più di 3 mila euro netti al mese) e di promozioni a go-go: «In tre anni» sarebbe stato promosso «a parità di mansione l'83 per cento degli impiegati e il 52 per cento del personale sampietrino», per una crescita dei costi «valutabile intorno a 10 punti percentuali».

Dai vari documenti arrivati a Bertone risulta che la busta paga più alta era appannaggio di Andrea Benedetti (3.800 euro netti al mese), capo degli operai e vero braccio destro - insieme al capo ufficio Maria Cristina Carlo-Stella, accusata anche lei di aver organizzato eventi flop molto costosi «come la mostra Petros Eni, con perdite che superano gli 800 mila euro» - di Comastri. Benedetti è dipinto come «l'autorità assoluta» della basilica, figura che decide i programmi dei lavori ordinari e straordinari e autorizza «ore straordinarie non programmate e non autorizzate preventivamente dai superiori», un dominus che può firmare da solo fatture «regolarmente messe in pagamento e anche di importo elevato».

La nota racconta, infine, anche di presunte gare milionarie pilotate (per i servizi di pulizia avrebbe vinto una ditta che aveva presentato un'offerta meno conveniente di un'altra), o di appalti aggiudicati «irregolarmente», come quello per il restauro dei marmi del «prospetto sud» della basilica.

Comastri è uno tosto, e delle pressioni di Bertone se n'è sempre infischiato. La gestione di San Pietro è ancora cosa sua, e nessuno ha osato aprire ufficialmente un'inchiesta contro di lui. I sanpietrini lo adorano (il cardinale non ha paura di salire sulle gru e sporcarsi la tunica), e la sua cerchia di amicizie è riuscita a fare muro per anni. Chissà se ora, dopo le parole del corvo Paoletto, Bertone non tornerà alla carica per sostituirlo.

 

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