1. LA PROVA CHE RENZUSCONI E LETTA NIPOTE SONO AI FERRI CORTI? FRANCESCHINI NON CI PROVA NEMMENO PIÙ A METTERSI IN MEZZO. E SI ASPETTA LA ROTTAMAZIONE 2. LA CRISI DI ARGENTINA E TURCHIA, CHE STA TRASCINANDO ANCHE I PAESI EMERGENTI, SEMBREREBBE AIUTARE LETTA MA LA FINANZA RENZIANA GIOCA AL RIBASSO O AL RIALZO? 3. SI DIMETTE PRIMA LETTA O E' RENZI A TOGLIERGLI LA FIDUCIA? RENZI POTREBBE ANDARE A PALAZZO CHIGI ANCHE SENZA PASSARE PER LE ELEZIONI FACENDO LE LARGHE INTESE VERE, ANCHE CON FORZA ITALIA, LASCIANDO SOLO GRILLOMAO ALL'OPPOSIZIONE 4. GIULIO NAPOLITANO ESCE DALLA STRETTA OSSERVANZA LETTIANA E APRE AL SINDACO 5. ATTENTI AL 2015: NAPOLITANO PADRE POTREBBE LASCIARE, ARRIVA SUPERMARIO DRAGHI, LETTA VA IN EUROPA. E ANCHE SUDARIO MONTI GIÀ CI PROVA A TORNARE A BRUXELLES

DAGOREPORT

Deputati e senatori di questi tempi di domande se ne fanno molte, sia perché di tempo a disposizione ne hanno, sia perché molte di esse riguardano il loro stesso destino poiché di tante cose sono assolutamente e soltanto spettatori e nemmeno ravvicinati, sia perché seguono come tutti il tatticismo esasperato di Renzi Matteo ma vorrebbero capire dove porta, se non è soltanto il modo legittimo di sfuggire all'omologazione in una classe dirigente non solo vecchia ma anche mediamente, talvolta pesantemente, incapace. Ecco le principali domande, con relativa nostra risposta.

Domanda numero uno. Si dimette prima Letta Enrico o e' Renzi a togliergli la fiducia?
La lontananza fra i due si allarga infatti ogni giorno di più. La prova, oltre le schermaglie verbali e le battute più affilate del sindaco di Firenze? Le grandi difficoltà e il vero e proprio disagio di Franceschini, ministro dei Rapporti con il Parlamento, il quale stanco e provato sta tirando i remi in barca perché non riesce più a far quadrare il cerchio.

Il suo ruolo e' sempre più complicato e impossibile, anche se il pragmatismo di cui è dotato lo avvicina sempre di più al fiorentino e lo allontana dal pisano. E il suo ruolo di pontiere e' andato a farsi benedire, anche se Renzi continua ad utilizzarlo come cavallo di Troia, lo illude per mollarlo al momento piu' opportuno quando qualcuno della sua segreteria ricorderà che il ministro e' già stato tante cose, nella Margherita, nei Ds e nel Pd, e che nemmeno lui può sfuggire alla regola renziana che "questi anziani" devono andarsene a casa.

Domanda numero due. Ma Renzi Matteo vuole le elezioni subito o no?
Quelli che si reputano bene informati dicono che Renzi stesso non lo sa e che via via modula le sue azioni e le sue incursioni tattiche per come si sviluppano giorno dopo giorno le situazioni concrete.

In queste ore poi e' subentrato un elemento aggiuntivo di grande incertezza, che ha le sembianze della crisi finanziaria di Argentina e Turchia che minaccia un mondo già duramente colpito dalla precedente crisi globale, con alcuni paesi ancora malati, altri in convalescenza e altri che hanno ripreso a camminare con un certo passo. Si prevede spread in rialzo sulla povera Italia.

Naturalmente, il cote' finanziario renziano segue con attenzione e apprensione tutto ciò. Infilare dunque in tale contesto di crisi la caduta del governo e più che probabili elezioni anticipate può far scattare una nuova ondata speculativa sui titoli del nostro debito pubblico il cui prezzo lo pagherebbero solo gli italiani, investitori e non. E come nelle banche, anche in Parlamento si chiedono: ma il renzismo finanziario gioca al rialzo o al ribasso, scommette sulla crisi politica o sulla tenuta del governo attuale di fronte alle nuove turbolenze mondiali?

Domanda numero tre. Se si va a votare, con quale legge elettorale si va a votare?
Se la situazione dovesse precipitare, e' difficile che l'accordo tra Renzi e Berlusconi regga l'assalto, del Parlamento, anche perché il testo proposto e' un vero e proprio "pasticcellum", se non il "bastardellum" di cui parla Sartori Giovanni.

Di fatto, la critica più sostanziale e' la seguente: più di un terzo del corpo elettorale non avrebbe rappresentanza in Parlamento, cosa che potrebbe facilmente accadere se uno dei partiti maggiori si allea con alcuni partiti minori che sfiorano la soglia del 5 per cento ma non la raggiungono.

Il partito più grande utilizza quei voti per concorrere al premio di maggioranza ma il partitino non ha rappresentanti eletti. Se ci ricordiamo che anche in Italia va a votare una percentuale sempre minore di cittadini, una ulteriore sterilizzazione dei voti può aumentare l'area del dissenso e dell'antipolitica.

Certo, si vogliono avere solo partiti più grandi visto che quelli piccoli hanno sinora pesantemente condizionato sia le coalizioni di destra sia quelle di sinistra, ma è anche vero che il bipartitismo non lo si fa per legge. Se invece si dovesse andare a votare con la legge elettorale riscritta dalla Corte Costituzionale (proporzionale puro ad una preferenza), caso oggi affatto probabile ma che non si può escludere, cambierebbe tutto a danno di Renzi, con ipotesi di scissioni a sinistra e ulteriori tentativi di ricomposizioni al centro.

Domanda numero quattro. Quali sono stati e quali sono davvero i rapporti tra Renzi Matteo e Verdini Denis?
L'unico fatto certo e' che l'interlocuzione diretta tra i due, avvenuta per diverse settimane e in luoghi riservati al riparo di occhi e orecchi indiscreti, ha preparato davvero il terreno a Berlusconi Silvio affinché potesse mettere sulle riforme il suo cappello di padre della patria, togliendosi quello di condannato in uno scambio palese di favori (tutti politici, ovviamente).

Domanda numero cinque. Il futuro presidente della Repubblica (visto che Re Giorgio II colloca la fine della sua permanenza al Colle entro e possibilmente non oltre il 2015) e' meglio che lo elegga questo Parlamento o quello nuovo, dopo le elezioni?

Per Renzi Matteo deve essere ovviamente quello nuovo, eletto con la Renzusconi. Su questo sarebbe d'accordo anche Napolitano Giulio, che di Re Giorgio e' il figlio il quale, dopo essere stato l'ispiratore principale del rito lettanipotiano, oggi si produce in grandi aperture al sindaco di Firenze.

Domanda numero sei. Ma davvero non si può votare nel semestre di presidenza italiana dell'Europa?
Certo che si può, tanto più che il nostro semestre coincide con il rinnovo di tutte le cariche del Parlamento e della Commissione dopo le elezioni europee di maggio. Con il rinnovo e l'estate di mezzo, ci resterebbero di fatto solo i mesi di ottobre e novembre per fare qualcosa, quindi si potrebbe votare prima per arrivare con un governo più forte. In realtà non frega niente a nessuno, e' solo un pretesto di chi non vuole votare. Sapete chi guida l'Europa nel primo semestre 2014? Nientepopodimeno che la Grecia, ci siamo dovuti informare per dirvelo tanto e' importante.

Domanda numero sette. Ma Renzi ha bisogno delle elezioni per andare a Palazzo Chigi al posto di Letta nipote?
No, non ne ha bisogno perché a differenza di D'Alema Massimo nel 1998 (premier senza passare dalle elezioni, ma in ben altro contesto) ha avuto l'investitura dal voto popolare delle primarie. Quindi, se volesse, può chiedere e ottenere subito di fare il premier, con la stessa maggioranza attuale magari allargata a Berlusconi una volta che la legge elettorale e' stata approvata.

Anzi, se riesce a cambiare anche l'ordinamento costituzionale abolendo il Senato, può alzare il tiro e fare una scommessa fino al termine naturale della legislatura, cioè al 2018. Altro che le intese striminzite di oggi, farebbe le larghe intese davvero lasciando fuori solo Grillo Beppe. Ma dovrebbe fare tutte le cose che non ha fatto il pisano Letta, a cominciare dall'occuparsi del 40 per cento di giovani italiani disoccupati, magari del Sud sparito da tutti i radar e del Nord stremato e demoralizzato.

Domanda numero otto. Quale sarebbe la mappa del potere se Renzi fa le riforme e va a Palazzo Chigi a fare il premier, con o senza elezioni?
Servirebbe intanto un altro sindaco a Firenze, ma questo non è un gran problema. Letta Enrico potrebbe fare, a seconda della tempistica, il ministro degli Esteri, oppure il commissario europeo.

E poi nel 2015 il grande valzer: Draghi Mario lascia la Bce e viene eletto al Quirinale, In tal caso Letta nipote potrebbe anche ottenere una poltrona di vicepresidente della Commissione europea, mentre aver liberato la Bce dalla presidenza italiana garantisce al nostro europeista Paese una poltrona in più presso la Commissione. E sapete chi già gira l'Europa per sostenere la propria candidatura? Ma Monti Mario, ex commissario (chiedeva agli ospiti italiani a Bruxelles di parlare inglese quando si trovavano nei suoi uffici per evitare "favoritismi"), ex presidente del Consiglio, senatore a vita, capo partito mancato. E chi se no?

 

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