referendum giustizia

A POCO PIÙ DI UN MESE DAL VOTO DEL 22 E 23 MARZO SUL REFERENDUM CONFERMATIVO DELLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, IL “SÌ” RESTA IN VANTAGGIO (52,5%) SUL “NO” (47,5%), TUTTAVIA IL MARGINE SI ASSOTTIGLIA - IL VERO NODO RESTA LA PARTECIPAZIONE: L'ESITO DEL REFERENDUM DIPENDERÀ IN LARGA MISURA DA CHI SCEGLIERÀ DI RECARSI ALLE URNE (OGGI L’AFFLUENZA E’ STIMATA TRA IL 34% E IL 38%) – DOVREBBE FAR RIFLETTERE CHE IL PASSAGGIO DELLA RIFORMA CHE OTTIENE PIU’ CONSENSO E’ QUELLO CHE ISTITUISCE UN'ALTA CORTE DISCIPLINARE PER I MAGISTRATI: QUASI UN ITALIANO SU DUE SI DICHIARA FAVOREVOLE (43,6%) – MORALE DELLA FAVA: I CITTADINI NON VOGLIONO PIU’ UNA MAGISTRATURA CHE SBAGLIA E NON PAGA - IL SONDAGGIO BY GHISLERI...

Estratto dell’articolo di Alessandra Ghisleri per “la Stampa”

 

alessandra ghisleri

A poco più di un mese dal voto del 22 e 23 marzo sul referendum confermativo della riforma della giustizia, il quadro delineato dai sondaggi appare più competitivo di quanto fosse solo poche settimane fa. Il Sì resta in vantaggio, tuttavia il margine si assottiglia. L'ultima rilevazione di Only Numbers per la trasmissione Porta a Porta stima un'affluenza compresa tra il 34% e il 38%, con il Sì al 52, 5% e il No al 47, 5%.

 

Il risultato resta tutt'altro che scontato, anche perché la campagna referendaria sembra scivolare sempre più verso una contrapposizione identitaria, in cui il richiamo all'appartenenza politica rischia di prevalere sul confronto nel merito della riforma. In un quadro ancora fluido, il vero nodo resta la partecipazione: l'esito del referendum infatti – pur in assenza di quorum – dipenderà in larga misura da chi sceglierà di recarsi alle urne.

 

REFERENDUM RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

[…] Nei bar, nelle stazioni, in farmacia, sui pullman o in metropolitana si discute più facilmente del nuovo partito del generale Vannacci, delle sorti del centrodestra, dei processi di Trump e del suo coinvolgimento nei dossier legati a Jeffrey Epstein o dell'ennesima dichiarazione di Fabrizio Corona, piuttosto che di una riforma destinata a incidere in profondità sull'assetto della magistratura.

 

È vero che la campagna elettorale entrerà nel vivo solo nelle ultime due o tre settimane dalla data del voto, tuttavia già oggi i comitati del Sì e del No si interrogano su come mobilitare un elettorato che appare distratto e distante. […] come spesso accade, la decisione se recarsi alle urne […] maturerà soprattutto negli ultimi giorni.

manifesti del comitato del no al referendum sulla riforma della giustizia

 

E se l'orientamento generale della popolazione appare oggi favorevole alla riforma, in assenza di quorum l'affluenza resta la variabile decisiva. Alcuni punti del testo intercettano infatti un consenso significativo. La proposta di istituire due Consigli Superiori della Magistratura distinti – uno per i pubblici ministeri e uno per i magistrati giudicanti, entrambi presieduti dal presidente della Repubblica – raccoglie un consenso significativo tra i cittadini intervistati, pari al 40,8%.

 

Percentuali analoghe si registrano anche sul secondo pilastro della riforma: la composizione dei due Csm per due terzi tramite sorteggio tra i magistrati e per un terzo attraverso il sorteggio di professori universitari e avvocati con almeno quindici anni di esperienza, selezionati da elenchi approvati dal Parlamento in seduta comune, incontra il favore del 39,7% degli intervistati.

 

GIORGIA MELONI MEME

Il sostegno cresce ulteriormente sul terzo punto della riforma, l'istituzione di un'Alta Corte disciplinare composta da quindici membri, in parte nominati dal presidente della Repubblica e in parte sorteggiati tra magistrati, professori universitari e avvocati di comprovata esperienza: in questo caso quasi un italiano su due si dichiara favorevole (43,6%).

 

Tuttavia, accanto a questi dati emerge un altro segnale rilevante: in tre settimane su tutte le proposte si registra una perdita media di consenso compresa tra i quattro e i cinque punti percentuali, un elemento che conferma una volta di più come il sostegno alla riforma resti ampio, non consolidato e sempre più vicino alle proprie simpatie politiche.

 

In questo quadro, è il tema del sorteggio degli organi giudicanti quello che più intercetta la diffusa sfiducia verso quella che viene percepita come una "magistratura organizzata". È anche l'aspetto più intuitivo della riforma, quello che appare più immediatamente "giusto", perché promette di spezzare logiche di carriera, appartenenza e lottizzazione, caricandosi di un forte valore simbolico.

 

IL POST DI ARIANNA MELONI DOPO L APPROVAZIONE DELLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

Diventa allora interessante lo scarto tra l'entusiasmo popolare e la prudenza, quando non la diffidenza, dei giuristi. Se per molti cittadini il sorteggio appare come uno strumento capace di spezzare il legame tra potere e carriera – più "puro" del voto interno perché elimina clientele, marketing e rendite di posizione – i sostenitori del No sollevano una questione di fondo. […] Il sorteggio può funzionare come correttivo, ma difficilmente come principio centrale: se posto al cuore del sistema, entra infatti in tensione con l'idea di servizio pubblico fondata sulla rappresentanza e sulla responsabilità[…] in un assetto fondato sull'estrazione a sorte dei decisori, il popolo non sceglierebbe più chi governa, e la sovranità rischierebbe di ridursi a una delega priva di reale controllo.

 

Ed è qui che per i sostenitori del No il referendum smette di essere una semplice riforma tecnica e diventa una scelta politica più profonda. A questo punto il referendum pone una scelta che va oltre le singole riforme: chiede a ciascun cittadino di riflettere sul tipo di democrazia che vogliamo […]

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA APPROVATA IN SENATO - PROTESTE DEL PDRIFORMA DELLA GIUSTIZIA APPROVATA IN SENATO

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