“SI SENTONO INTOCCABILI E IMPUNITI” – SIGFRIDO RANUCCI COMMENTA L’INCHIESTA CHE VEDE I MEMBRI DEL COLLEGIO DEL GARANTE DELLA PRIVACY INDAGATI PER CORRUZIONE E PECULATO, DOPO I SERVIZI DI “REPORT”: “SE NON CI SARÀ UN BLITZ DELLA POLITICA, CHE NON MI ASPETTO, NON SE NE ANDRANNO MAI. TU RINUNCERESTI A 250 MILA EURO ALL'ANNO PER POI DOVERTI CERCARE UN ALTRO LAVORO?” – L’ACCUSA AL GOVERNO: “CAPISCO L'IMBARAZZO E IL SILENZIO. MA CHI È SILENTE È COMPLICE, HA USATO IL GARANTE COME BRACCIO ARMATO PER COLPIRE
LA LIBERTÀ DI STAMPA. ‘REPORT’ HA MOSTRATO IL CONDIZIONAMENTO DELLA POLITICA E LA NON TERZIETÀ DEL GARANTE” – VIDEO
IL SERVIZIO DI REPORT SU ITA AIRWAYS E IL GARANTE DELLA PRIVACY
Estratto dell’articolo di Niccolò Carratelli per “la Stampa”
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Sigfrido Ranucci è il primo a non credere alla possibilità che i componenti del Collegio del garante della privacy si dimettano. «Se non ci sarà un blitz della politica, che non mi aspetto - dice il giornalista Rai e conduttore di Report - non se ne andranno mai. Tu rinunceresti a 250 mila euro all'anno per poi doverti cercare un altro lavoro?».
Lo stipendio, più la carta di credito del Garante, il cui uso sarebbe stato piuttosto allegro, secondo l'accusa di peculato ipotizzata dai magistrati…
«Il presidente Stanzione ha speso seimila euro dal macellaio, per portare la carne a casa sua a Salerno. Quanti sono in famiglia? La vicepresidente Feroni Cerrina, invece, ha pagato il conto dal parrucchiere. Ma, secondo me, non è questo il principale motivo per cui si dovrebbero dimettere».
E quale, allora?
«Per quello che c'è dietro al peculato: Ghiglia ha usato impropriamente l'auto di servizio per fare cosa? Per andare nella sede di Fratelli d'Italia a prendere istruzioni da Arianna Meloni. È la dimostrazione della loro non indipendenza dalla politica, della totale mancanza di imparzialità».
Per questo la maggioranza di governo glissa e non agisce per azzerare il collegio del Garante?
«Capisco l'imbarazzo e il silenzio. Ma chi è silente è complice, ha usato il Garante come braccio armato per colpire i giornalisti e la libertà di stampa. E, forse, è anche ricattabile, visto ci sono alcune decisioni dell'Autorità chiaramente pilotate dalla politica, a cominciare dalla sanzione inflitta alla Rai per l'inchiesta di Report sul caso Sangiuliano».
inchiesta di report sul garante della privacy 4
Quella multa da 150 mila euro è stata una ritorsione perché voi avevate in cantiere inchieste proprio sull'attività del Garante?
«Questo non posso dirlo, ma il sospetto c'è. Mentre lavoravamo all'inchiesta sulle spese irregolari dei componenti del collegio, ci è stata negata una richiesta di accesso agli atti con questa motivazione: "Perché state indagando su di noi". Comunque, quella multa nasce soprattutto dai rapporti tra il presidente Stanzione e l'avvocato Sica, legale dell'ex ministro Sangiuliano».
Uno dei vari esempi di conflitto di interesse?
«Abbiamo ricostruito vari episodi che mostrano il condizionamento della politica e la non terzietà del Garante. Se ne può uscire solo con una riforma complessiva dell'Autorità, per preservare l'istituzione in quanto tale. Ma serve la volontà politica di azzerare e ripartire».
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Nessuno controllava le spese di servizio?
sigfrido ranucci puntata di report su agostino ghiglia
«Questo è uno degli aspetti da approfondire, per capire come ha lavorato chi si è occupato della gestione contabile. L'ex segretario generale Angelo Fanizza, l'unico che si è dimesso dimostrando almeno un po' di senso dello Stato, sta parlando con i magistrati e, da quello che mi risulta, sta raccontando dettagli interessanti».
Lui si è dimesso, i componenti del collegio resistono. Il presidente Stanzione dice di essere «tranquillissimo».
«Buon per lui, si sentono intoccabili e impuniti. Si sono appropriati di un ente istituzionale, trasformandolo in un braccio armato della politica e sperperando denaro pubblico, anche a causa di decisioni rivelatesi errate».
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Agostino Ghiglia membro del Garante della Privacy entra nella sede di Fratelli d Italia
Quindi non c'è solo subordinazione alla politica, ma anche incompetenza?
«È un mix tra incapacità di valutazione e posizione prona alla politica. Prendiamo il caso di Meta, la multa da 44 milioni, più volte tagliata e rinviata, infine annullata: lo Stato non ha incassato un euro; quindi, si configura il danno erariale. Poi noi abbiamo raccontato dell'incontro tra Ghiglia e un rappresentante di Meta».
State continuando ad occuparvi del Garante?
«Ci sono vari altri aspetti da chiarire, poi abbiamo ricevuto centinaia di segnalazioni. Come all'inizio, anzi voglio sottolineare che tutto nasce dall'interno del Garante: gli stessi dipendenti non ne potevano più di vedere quello scempio davanti ai loro occhi. Stefano Rodotà (primo presidente dell'Autorità trent'anni fa, ndr) si starà rivoltando nella tomba».
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