vito crimi luigi di maio

LA VENDETTA DI LUIGINO - PARTE IL SILURO DI DI MAIO A CRIMI: “LE REGIONALI ANDAVANO ORGANIZZATE IN MANIERA TOTALMENTE DIVERSA E SICCOME L'HO DETTO, PROBABILMENTE IL MOVIMENTO DOVREBBE IN QUESTO MOMENTO DEDICARSI A SOSTENERE I CANDIDATI SINDACO” - IL MESSAGGIO E’ ANCHE PER CHI, COME TAVERNA E FICO, ADDEBITAVANO A LUI LE SCONFITTE ELETTORALI: “IO MI SONO DIMESSO A GENNAIO, MA È SEMPRE COLPA MIA IN OGNI CASO...”

Pasquale Napolitano per “il Giornale”

 

luigi di maio vito crimi

La vendetta è servita. Luigi di Maio attendeva dal 22 gennaio scorso, giorno delle dimissioni da capo politico del M5S, l'occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. E consumare la vendetta contro i suoi detrattori. L'occasione arriva sul piatto d'argento: il tracollo del M5s (con una nuova leadership) alle elezioni regionali del 20 e 21 settembre. È il momento di passare al contrattacco dopo mesi di silenzio. Il ministro degli Esteri non resiste. E dalla Sicilia, dove è impegnato in un tour elettorale al fianco del candidato sindaco grillino Filippo Pillitteri di Casteltermini, attacca: «Le regionali andavano organizzate in maniera totalmente diversa, e siccome l'ho detto, probabilmente il movimento dovrebbe in questo momento dedicarsi a sostenere i candidati sindaco».

Fico Di Battista Di Maio

 

 «Molti candidati ce la stanno mettendo tutta - ha proseguito - e io mi spenderò al massimo per aiutarli per fare in modo che il movimento dopo questa tornata possa avere nuovi sindaci in Italia. Governare il territorio in questo momento difficile significa rilanciare il lavoro e le imprese: i soldi sono tanti, ma ci vogliono sindaci bravi e onesti per spenderli».

 

Il messaggio è contro Vito Crimi, capo politico dei Cinque stelle. Ma va esteso ai tanti, da Paola Taverna a Roberto Fico, che addebitavano a Di Maio le responsabilità delle sconfitte elettorali. Il secondo messaggio è una liberazione: «Veramente io mi sono dimesso a gennaio, ma come sempre è sempre colpa mia in ogni caso...».

 

CRIMI DI MAIO EUROPA

Di Maio si tira fuori. Non vuole colpe per la sconfitta. E gongola solo per la vittoria del sì al referendum: «Rivendicherò sempre quel risultato. Ci abbiamo lavorato solo noi sul referendum. Ci abbiamo lavorato da soli a farlo approvare, a portare a casa un sì storico». L'affondo provoca imbarazzo ai piani alti del Movimento. Vito Crimi non replica. Resta il silenzio.

fico grillo di maio

 

Ma le parole del ministro degli Esteri segnano l'inizio della resa dei conti nel M5s. Di Maio vuole portare a termine la propria vendetta. Riprendere in mano la guida dei Cinque stelle. Operazione complicata. L'ex leader grillino è isolato. Cresce una fronda trasversale, da Paola Taverna al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, che punta bloccare il ritorno di Di Maio al vertice dei 5s. Il presidente della Camera Roberto Fico potrebbe essere il nome su cui far convergere tutte le componenti. Alessandro Di Battista scalpita.

 

DAVIDE CASALEGGIO HUAWEI

Davide Casaleggio non molla e difende Rousseau. È presto per capire come andrà a finire. Non c'è una data per gli Stati generali, il congresso del Movimento. Non è stato sciolto il nodo sulle due opzioni: leadership o guida collegiale. In serata ospite di Fabio Fazio Di Maio apre alla seconda ipotesi: «Bisogna andare oltre la leadership singolare. Il movimento ha bisogno di mettere insieme le persone che hanno idee diverse. Non mi auguro la scissione del M5s. Siamo una grande famiglia». I big vanno avanti tra riunioni e caminetti. Oggi è in programma una vertice tra Crimi e i ministri dei 5s. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede compie un passo in avanti: «Al massimo in un mese e mezzo dobbiamo chiudere gli Stati generali e avere il nuovo organo direttivo». È un auspicio più che un certezza. Il Movimento è lacerato e dilaniato da lotte. La scissione resta un'ipotesi molto concreta.

di maio con paola taverna

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